Sgominata la banda delle strade fantasma

Le strade se le facevano pagare per intero, ma ne realizzavano solo una piccola parte. Oppure incassavano tutto senza neppure cominciare i lavori

19 aprile 2012 - 6:00

Questa la conclusione da trarre dopo aver appreso del “comitato d'affari” che le Fiamme Gialle di Salerno hanno “disattivato” qualche giorno in seguito a un'operazione, denominata “Ghost Roads 2”, che ha spedito agli arresti domiciliari quattro persone tra funzionari della Provincia, impiegati di banca e anche colui che appare come il vero cervello di una banda che incassava denaro pubblico senza nemmeno aver posato un metro di asfalto sulle strade per la cui realizzazione aveva vinto gli appalti. Ma andiamo con ordine, partendo dall'estate 2010, cioè da quando è stata avviata dalla GdF l'operazione “Ghost Roads 1”.

MERITO DEL SINDACO CORAGGIOSO – L'attività investigativa a conclusione della prima fase dell'operazione aveva preso il via dopo le segnalazioni inoltrate alla Provincia di Salerno dall'allora sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, riguardo alle presunte irregolarità nell'esecuzione dei lavori di realizzazione del tratto Casalvelino-Celso della statale 108, destinata a collegare i comuni di Casalvelino e Pollica. Le indagini portarono all'accertamento di gravi illeciti: le imprese aggiudicatarie dell'appalto avevano già ricevuto, da parte di funzionari provinciali compiacenti, pagamenti per 615mila euro a fronte dell'esecuzione di semplici lavori preliminari di sbancamento per un valore ipotizzabile in soli 150mila euro al massimo. Il versamento di altri 76mila euro a saldo fu sventato proprio dall'intervento degli inquirenti.

DOCUMENTI NASCOSTI – A margine dell'indagine va ricordato che il 5 settembre 2010 il sindaco Vassallo venne ucciso con nove colpi di pistola nei pressi della sua abitazione, e non è azzardato ritenere che forse la sua esecuzione fu decisa proprio perché le sue ripetute segnalazioni avevano disturbato l'attività del “comitato d'affari” composto da aziende e funzionari pubblici che avevano trovato il modo di arricchirsi mediante il pagamento di lavori mai eseguiti. La GdF aveva accertato che il “comitato” aveva tentato di nascondere la documentazione dell'appalto (atti pubblici, atti contabili, verbali di avanzamento lavori, fatture e altro), poi reperita durante alcune perquisizioni e risultata falsa. L'esito delle indagini, reso pubblico il 23 marzo 2011, avevano poi portato agli arresti domiciliari di sei persone, un dirigente della Provincia, due suoi funzionari e tre imprenditori, accusati di peculato continuato e aggravato, tentato peculato e falso in atto pubblico. Al dirigente provinciale con funzione di direttore dei lavori erano stati sequestrati beni mobili e immobili che risultavano nelle sue disponibilità: due appartamenti, una villa, due terreni, due auto di grossa cilindrata e oltre venti tra conti correnti bancari e libretti di deposito.

L'ATTIVITÀ RENDEVA MILIONI – L'operazione “Ghost Roads 2” ha portato a identificare e arrestare un noto imprenditore della zona che è risultato essere il capo di tutta la banda, anche se di fatto estraneo agli appalti, che tuttavia non erano limitati alla sola realizzazione della statale 108. Infatti sono stati accertati altri 12 casi di erogazione di denaro, per un totale di oltre 1,5 milioni di euro per lavori che non risultano mai eseguiti. I mandati di pagamento,predisposti dal funzionario provinciale venivano eseguiti grazie alla complicità dei due impiegati di banca ora accusati del reato di riciclaggio. In questa fase sono stati sequestrate somme per 1.544.000 euro mentre altri 265.200 sono stati sottratti al capo occulto della banda, oltre ad ulteriori immobili, vetture e anche una moto.

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