Semaforo Giallo per l'Audi. Utilitarie: è vero amore?

Semaforo Giallo per l'Audi. Utilitarie: è vero amore? La stampa si interroga riguardo alle dichiarazioni di Peter Schwarzenbauer

La stampa si interroga riguardo alle dichiarazioni di Peter Schwarzenbauer, il boss del marketing Audi che, in merito al prossimo arrivo della A1, ha dichiarato che «Il mercato delle piccole...

7 Marzo 2010 - 07:03

La stampa si interroga riguardo alle dichiarazioni di Peter Schwarzenbauer, il boss del marketing Audi che, in merito al prossimo arrivo della A1, ha dichiarato che «Il mercato delle piccole nei prossimi anni crescerà, in particolare in Europa. In Germania ci aspettiamo da qui al 2015 una crescita del 40% e sarà sempre maggiore la domanda di piccole “premium”, come la nostra A1».

Al di là delle affermazioni più o meno interessate sulla propria marca, è una dichiarazione-bomba: 40% di crescita significherebbe che tra cinque anni, su scala europea, potrebbero vendersi circa due milioni di auto dei segmenti «A» e «B» in più rispetto a oggi.

Cioè, un vero stravolgimento delle abitudini del consumatore automobilista.

Tuttavia, una domanda è d'obbligo: ammesso che la previsione si avveri, sarebbe causata da un vero mutamento della domanda, o piuttosto dell'offerta?

In altre parole, gli europei preferirebbero le utilitarie per decisione consapevole o per scelta «pilotata»? Ebbene, è indubbio che, complice l'economia ansimante, già oggi è rilevabile nella clientela una certa propensione al downsizing, cioè a rinunciare al macchinone per accontentarsi di qualcosa di più modesto. Ma c'è un'altra chiave di lettura fornita dalla formidabile spada di Damocle sospesa sull'intera industria automobilistica: le pesanti sanzioni pecuniarie che l'Unione intende imporre ai costruttori incapaci di rientrare, con la loro gamma di modelli, nei futuri limiti fissati per le emissioni di CO2.

Multe miliardarie, in grado di «terremotare» i bilanci di molte case e che alcune di loro (per esempio Mercedes, Porsche e Maserati) hanno già assaggiato. Un minaccia contro la quale c'è poco da fare, se non proporre modelli parsimoniosi e accessibili, e venderli davvero. Già, perché le eventuali sanzioni si calcolano sugli esemplari effettivamente venduti.

Insomma, urge correre ai ripari, e poiché è noto che le emissioni di CO2 dipendono in massima parte dai consumi di carburante, la strada per abbatterle davvero passa proprio dalla riduzione dei consumi. E non, se ci è concesso essere un po' cattivelli, per la strenua difesa, da parte dei big dell'auto, di un metodo di rilevarli perlomeno bizzarro che, con buona pace dei consumatori, porta a dati dichiarati assai distanti da quelli reali.

Il metodo più rapido che si intende perseguire per ottenere bassi consumi sembra invece il ricorso a motori di cilindrata più contenuta e alla generale riduzione di pesi e dimensioni.

Ma scusate, una vettura piccola, leggera e con un mini-motore, non è forse un'utilitaria? Ecco, quindi, la risposta alla domanda formulata in precedenza: compreremo più utilitarie non solo e non tanto perché in noi scoppierà l'amore sviscerato per le baby-car, ma perché i costruttori, per evitare le sanzioni-batosta, saranno costretti a proporre e spingere le nuove «scatolette» meno assetate. Certo, la colpa non è tutta loro. Ma nemmeno nostra.

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