Se il veterinario corre per salvare un animale

Mi parrebbe cosa inutile precisare che il veterinario è innanzitutto un medico, seppure bene spesso - nei comuni discorsi - si parli di veterinario piuttosto che di medico veterinario....

28 maggio 2010 - 14:42

Mi parrebbe cosa inutile precisare che il veterinario è innanzitutto un medico, seppure bene spesso – nei comuni discorsi – si parli di veterinario piuttosto che di medico veterinario. Sicuramente lo si fa per sintetizzare linguisticamente, come quando si parla di medici, e non di medici chirurghi.

Però, lo faccio lo stesso perché la premessa rimane utile ad introdurre i contenuti della discussione svoltasi nell'aprile scorso tra i componenti della Commissione Lavori pubblici del Senato che hanno respinto un emendamento con cui (nell'ambito del nuovo Codice della strada) si volevano estendere ai veterinari le medesime agevolazioni fruite dai medici degli umani nella disciplina della circolazione in materia di esorbitanza velocitaria.

Detta “novità” (che in un Paese più civile sarebbe stata già in vigore da anni) era stata presentata da una decina di senatori che chiedevano di inserire nel testo in itinere norme specifiche relative agli interventi d'emergenza quando effettuati da medici veterinari.
A ben ragionare, seppure il veicolo stia marciando ben oltre i limiti di velocità, persino il fazzoletto fatto sventolare fuori dal finestrino dell'autovettura da un privato cittadino non attirerebbe l'attenzione degli organi di polizia stradale.
Anzi, con ogni probabilità, gli agenti gli farebbero strada per scortarlo sino al più vicino ospedale al fine di agevolare quell'automobilista nell'operazione di soccorso prestata a qualcuno che sta veramente molto male; o magari per controllare, a fine corsa, che non si tratti del solito furbacchione che non vuole far raffreddare le pizze che sta portando a casa per la cena.
In sostanza, i nostri dieci senatori-commissari chiedevano che pure un veterinario, che si trovasse a trasportare un animale in condizioni critiche, potesse avvalersi dell'eccezione prevista nel Codice per i casi d'emergenza per i medici in genere.

Purtroppo, non c'è stato alcunché da fare. Secondo il legislatore, seppure il cane fosse sul punto di tirare le cuoia, chi gli fa da Automedonte (o magari in questo caso da Caronte) deve stare ben attento a circolare in centro abitato, mantenendosi nell'ambito delle prescrizioni sulla velocità; altrimenti dovrà essere sanzionato così come previsto dal Codice, vedendosi decurtare pure i punti sulla patente.
Se proprio vuole avere ragione, ricorra (successivamente alla notifica del verbale) all'Ufficio del Giudice di pace competente per territorio; ma intanto – fosse pure un medico – il veterinario non deve permettersi di esorbitare dai limiti stabiliti, sia pure nel caso di una emergenza.

Con una tale uscita, il legislatore ha dimostrato di non avere compreso ancora che quella del veterinario è una figura medica a trecentosessanta gradi; una figura che si occupa in prevalenza di curare pazienti animali, ma che, inevitabilmente ogni giorno, ha a che fare:

1. con malattie (talvolta gravi e letali) che possono trasmettersi dagli animali all'uomo;
2. con incidenti che coinvolgono uomini e animali, cosicché la sua corsa potrebbe essere vitale per un cane ma anche per il bambino che passeggiava, tenendolo al guinzaglio.

Ci potrà essere pure il veterinario che corre con le pizze calde in macchina per non farle raffreddare. Ma ricordiamoci che, in una tale situazione, talvolta sono incappati pure agenti di polizia di pattuglia che avevano acceso tanto di lampeggiante e di sirena per anticipare i tempi della frugale cenetta in caserma. Questione di civiltà e di teste, più o meno calde.

Dulcis in fundo – Il disegno di legge sulla sicurezza stradale continua il suo iter e riscrive molte norme. A fine maggio dovrebbe transitare alla Camera (per poi passare nuovamente al Senato, per il via libero definitivo che dovrebbe arrivare entro l'estate). Dopo di avere detto di no ai veterinari, il legislatore – quasi a volere effettuare una sorta di compensazione – starebbe predisponendo la possibilità dell'utilizzo della sirena anche per i mezzi di soccorso per animali.
L'uso di questa, e del lampeggiante, potrebbe essere consentito (previa l'emissione di un decreto del Ministero delle infrastrutture che individui i servizi di urgenza di istituto) pure ai conducenti di ambulanze e di automezzi di soccorso per il recupero degli animali o di vigilanza zoofila. Detto provvedimento definirebbe anche le condizioni per cui il trasporto di un animale può essere considerato in stato di necessità, seppure effettuato da privati, e la documentazione da esibire dopo l'eventuale controllo da parte delle Autorità di polizia stradale.
Si prevederebbe una sanzione pecuniaria fino a 1.559 euro per chi, dopo aver causato un incidente con danni ad animali d'affezione, da reddito o protetti, non si ferma e presta soccorso all'animale. La sanzione sarebbe, invece, al massimo di 311 euro per chi – comunque coinvolto nell'incidente – abbia omesso di prestare soccorso.

di Claudio De Luca

 

fonte – primonumero.it

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