Scoperti a Roma 60 furbetti del superbollo

Tramite una società che offriva tale servizio, cedevano a società estere le loro supercar, che per il fisco italiano sparivano. Per loro, tempi duri

22 marzo 2012 - 13:50

Attilio Befera, il direttore dell'Agenzia delle Entrate, è un uomo di parola: “Gli evasori non avranno scampo – aveva dichiarato poco tempo fa – abbiamo le armi per colpirli”. Detto, fatto: questa mattina, l'Ufficio Antifrode della Direzione regionale del Lazio dell'Agenzia delle Entrate ha rilasciato un comunicato, dal quale traspare una malcelata soddisfazione, in cui dà conto di un'operazione appena conclusa che ha messo il sale sulla coda a una sessantina di “furbetti del superbollo”.

CESSIONI FITTIZIE – Sono tutti clienti di un'organizzazione, la cui sede romana è stata visitata dai segugi dell'Agenzia, che offriva un prezioso servizio: tramite la cessione a società estere (ma mantenendo la proprietà, cosa che in sè non costituisce reato), le auto di lusso dei clienti sparivano agli occhi del fisco italiano. Risultato: niente tassa di proprietà, niente superbollo, minore visibilità agli accertamenti fiscali legati al possesso di auto di lusso e possibili risparmi sui premi assicurativi, anch'essi pagati a compagnie estere. Ovviamente le vetture rimanevano tutte nella piena disponibilità dei soggetti, che le utilizzavano con targhe del Paese verso il quale venivano falsamente esportate. Insomma, un bel vantaggio per i clienti, contattati tramite internet con messaggi dall'indubbia attrattiva, del tipo “Superbollo? No, grazie!”, oppure ” Temi il redditometro? Nascondi la tua auto al fisco!”. L'esistenza di società di servizi come quella in questione era stata rivelata in passato dal deputato Paolo Grimoldi, che l'aveva segnalata in un'interrogazione alla Camera rivolta al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.

FURBETTI BEFFATI – L'ispezione degli investigatori tributari ha permesso di rintracciare le schede nominative di una sessantina di “furbetti”, con tutti i dati “segreti” che contenevano, più altre di clienti potenziali che avevano provveduto a compilare e inviare un form presente sul sito della società in vista di richiederne i servizi. Un bottino prezioso, quello rinvenuto dagli ispettori, nelle cui mani sono ora cadute sia le informazioni che i proprietari delle vetture volevano mantenere ben nascoste, sia quella, fondamentale, della loro palese attitudine ad aggirare le leggi fiscali. Una bella beffa, per chi voleva nascondersi e invece s'è reso visibilissimo.

POVERI CON L'ASTON MARTIN – Dallo schedario è emerso di tutto e di più: dai “poveri” con dichiarazione dei redditi da 5mila euro che desideravano occultare il possesso di Porsche e Aston Martin alla pensionata oltraottantenne proprietaria di un'Audi Q7 che in realtà era del figlio, un professionista che dichiarava di risiedere in un paradiso fiscale. Naturalmente la posizione reddituale di tutti i personaggi dei quali sono stati rinvenuti i dati, clienti o aspiranti tali, sarà passata al microscopio e per loro, da punto di vista fiscale, si preparano tempi piuttosto complicati. L'aveva detto, Attilio Befera.

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