Salgono i prezzi degli pneumatici. Colpa (anche) della Cina

Il maltempo distrugge le piantagioni dell'albero della gomma e la Cina è disposta a strapagare il caucciù. Ecco perché aumentano i prezzi degli pneumatici.

24 febbraio 2011 - 6:00

Pirelli ha deciso recentemente di ritoccare all'insù i listini degli pneumatici in vendita in quasi tutti i mercati europei, asiatici e del continente americano. I nuovi listini del produttore italiano presenteranno aumenti del 3% per le gomme destinate alle moto (che andranno in vigore a partire dal prossimo 1° marzo), del 5% per quanto riguarda quelle per le automobili (dal 1° aprile) e del 7% per quelli per i veicoli industriali. Recentemente, anche Michelin ha annunciato rincari fino al 7,5% nei listini europei e lo stesso ha fatto Bridgestone, applicando un 6% di aumneto. Insomma, alcuni segnali allarmanti indicano che gli automobiisti devono prepararsi a un aumento generalizzato dei prezzi delle gomme. Che protrebbero proseguire nel corso dell'anno.

CARO CAUCCIÙ – Che cosa sta succedendo? Secondo un comunicato Pirelli, la decisione di ritoccare i listini all'insù si è resa necessaria a causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime. Tutto vero: i prezzi del caucciù, soprattutto nella seconda parte del 2010, sono stati oggetto di violente oscillazioni (anche all'ingiù), ma la tendenza generale va verso un fenomenale rialzo: nel 2010, la quotazione ha registrato un +85%. Solo nel maggio 2010 un kg di caucciù ssr3 si vendeva a Singapore a 3,4 dollari (circa il doppio rispetto a 12 mesi prima), mentre oggi siamo a circa 6 dollari. In salita anche i prezzi del nero di carbonio (+20%) e quelli della silice amorfa (impiegata soprattutto nella fabbricazione degli pneumatici invernali), cresciuti del 27,5%. In ascesa, complice la problematica situazione politica di alcuni Paesi produttori, pure il prezzo del greggio, anch'esso indispensabile per il processo di fabbricazione degli pneumatici.

AVIDA CINA – Per quanto riguarda il caucciù, però, altri due fattori hanno contribuito a complicare ulteriormente le cose. Il primo è costituito dalle pessime condizioni meteorologiche che, in Indonesia e Thailandia, hanno devastato le piantagioni di Hevea Brasiliensis, la pianta dal cui lattice si ricava la materia prima. Il secondo fattore destabilizzante è l'enorme richiesta di pneumatici da parte del mercato automobilistico cinese e, in misura minore, anche di quello indiano. I produttori cinesi di gomme, in particolare, pressati dalla domanda da parte dell'industria automobilistica, sono disposti a chiudere un occhio (anzi, magari tutti e due) sui costi del caucciù, e questo mette a mal partito i loro colleghi europei, i cui sforzi per contenerne la crescita trattando con i fornitori risultano vani di fronte alla voracità del gigante asiatico. E così, Pirelli, Michelin e altri produttori sono già o saranno presto costretti ad aumentare i listini anche sui mercati che certo non godono buona salute. Per esempio, su quello europeo, dove le auto (e quindi, anche le gomme di primo equipaggiamento) si vendono con molta più fatica.

SFORZI DI CONTENIMENTO – Durante una chiacchierata informale con SicurAUTO, Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma (l'associazione che rappresenta i produttori di pneumatici), ha dichiarato che gli associati stanno facendo ogni sforzo per non riversare sui clienti finali l'aumento dei prezzi delle materie prime necessarie alla fabbricazione delle gomme. Una scelta incosueta e che va sicuramente apprezzata, specialmente in un mercato in cui qualsiasi aumento della materia prima provoca un immediato aumento del prodotto finito (benzina in testa). Va comunque rilevato che l'ultima tornata di aumenti segue una serie di provvedimenti analoghi attuati dai produttori nel corso del 2010, quando i listini erano già stati rincarati dal 5 al 15%, percentuali comunque contenute rispetto agli aumenti registrati.

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