Roma, vigili promossi se fanno tante multe

Lo prevede una direttiva del comandante dei vigili di Roma: vigili premiati se appioppano numerosi verbali

17 febbraio 2014 - 9:00

Ecco una vecchia questione che ogni tanto torna d'attualità, preoccupando non poco gli automobilisti: vigili incentivati a fare le multe. Più verbali appioppano, più guadagnano. Stavolta, nell'occhio del ciclone ci finisce il comandante dei vigili di Roma, Raffaele Clemente, che con una circolare – denuncia ilmessaggero.it – spinge gli agenti della polizia municipale capitolina a elevare contravvenzioni. In una direttiva intitolata “Facilitazione del traffico urbano”, Clemente parla di aumento del numero delle multe, delle rimozioni e dell'uso delle ganasce: “Tali indicatori di risultato verranno inseriti a pieno titolo nel sistema di valutazione dei dirigenti e dei dipendenti del corpo”. Al di fuori del linguaggio in burocratese, per un vigile fare più multe significa avere una “pagella” migliore degli altri.

QUELLE MULTE IN CALO… – Il fatto è che questa circolare arriva in un momento in cui le multe sono nettamente in calo: nel 2010, i verbali furono 2.668.000; nel 2013, meno di 2.000.000. E come sempre in questi casi, non è dato sapere se la flessione è dovuta a un maggior rispetto del Codice della strada da parte degli automobilisti romani, o a vigili meno zelanti. Comunque sia, il piano, presentato nei giorni scorsi al Campidoglio e ai dirigenti della Municipale (alcuni avrà una durata di nove mesi, con una previsione di un'interruzione a luglio e agosto) ha diversi obiettivi: la facilitazione del traffico, e la diminuzione dei tempi di percorrenza dei mezzi di trasporto pubblico. Si prevede anche “una pluralità di azioni, informative, di sensibilizzazione e repressivo-operative con l'inserimento di innovazioni tecnologiche” per la rilevazione delle infrazioni. SI vuole “ottenere più efficaci risultati in ambito di fluidificazione, aumentando la presenza degli operatori e assicurando il controllo su porzioni di territorio più ampie”.

DUE PUNTI DI VISTA – C'è chi vede in questa direttiva del capo dei vigili una mossa per fare incassare più denaro al Campidoglio; altri, semplicemente, ritengono si tratti di un giusto richiamo a una maggiore attenzione, visti i gravi problemi di traffico di Roma, dovuti anche al fatto che molti non rispettano il Codice della strada. In ogni caso, questo è un dato di fatto, occorre reperire aree strategiche di sosta supportate da un efficiente servizio di trasporto pubblico, specie per il centro storico. Il tutto, dopo che la capitale sarà stata rattoppata: in questo momento, se la si guarda dall'alto, è un gruviera, per via dei crateri causati dalle abbondanti piogge degli scorsi giorni. Va anche detto che il comandante Clemente è spesso al centro delle polemiche: prima, le multe social, con un tweet per fare il verbale dovuto alla doppia fila; poi, una delazione per un verbale da passaggio col semaforo rosso rilevato da un cittadino; e adesso, premi ai vigili che fanno più multe. Alla fine, in qualche modo, la Città Eterna ne trarrà beneficio sotto il profilo della sicurezza stradale e della scorrevolezza del traffico? Oppure si sarà trattato solo di molte chiacchiere, condite da qualche iniziativa un po' eclatante?

MOLTE POLEMICHE – I sindacati dei vigili non ci stanno. Il coordinamento romano Ugl dice che, “in merito a quanto appreso dagli organi di stampa, circa l'esistenza di una presunta ‘direttiva Clemente' atta a subordinare l'avanzamento di carriera per gli appartenenti al corpo di polizia locale di Roma, al numero delle contravvenzioni elevate ai cittadini, una trovata del genere non ha corrispondenza alcuna, negli istituti contrattuali siano esso nazionali o decentrati, che regolano le progressioni di tutti i dipendenti del Comune di Roma. Questa organizzazione sindacale esprime profonda preoccupazione per ogni iniziativa innovativa tesa a trasformare l'agente di polizia locale da figura erogatrice di servizi e sicurezza a vantaggio della collettività, in una sorta di ‘sceriffo di Nottingham', con l'ansia da prestazione di elevare quante più contravvenzioni possibili per non vedersi ostacolato nella propria carriera”. C'è il no anche il Sulpl: “Per evitare che il sindaco utilizzi la polizia locale come sparamulte per esigenze di bilancio – dichiara il segretario romano Stefano Giannini -, l'unica soluzione sarebbe che i proventi del Comune andassero allo Stato e non nelle casse del Comune. Eviteremmo così di essere additati come esattori comunali ogni volta che facciamo semplicemente il nostro dovere”.

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