Roma umilia i disabili. Ma anche chi va in auto, moto, bici

Film-denuncia di Bertolucci: "Buche e sampietrini, così la capitale umilia i disabili". E anche, aggiungiamo noi, gli utenti delle strade

22 settembre 2014 - 13:00

Può una delle città più meravigliose del pianeta avere strade devastate? Così non dovrebbe essere, e invece per Roma la risposta è sì. Circolare all'ombra del Colosseo e accorgersi delle differenze con le altre metropoli europee (da Madrid a Londra, passando per Parigi) fa rabbia. Un'inquietudine che il regista Bernardo Bertolucci esprime splendidamente nel suo film (un corto) “Scarpette rosse”. Come riporta repubblica.it, all'inizio si vedono solo le scarpette rosse. Poi la telecamera si concentra sui sampietrini della Città Eterna. Tanti. Miserabilmente sconnessi. E le buche come piccoli crateri e i tombini quasi staccati dal manto stradale. Un uomo siede sulla carrozzina da disabile, ma si vedono solo le scarpe rosse. Ci sono le gomme delle ruote che ansimano, soffrono, quasi urlano tra quei selci sconnessi, quelle bottiglie vuote abbandonate. Si avverte lo sforzo del piccolo motore che le spinge quasi senza speranza. Avanti e indietro, mentre tutto traballa.

INFERNO A TRASTEVERE – Siamo a Trastevere, nel cuore di Roma, dove si respira profumo di storia. Sulla carrozzina è seduto proprio lui, Bernardo Bertolucci, lo straordinario regista di “Ultimo tango a Parigi” con Marlon Brando e Maria Schneider. Il video dura un minuto e mezzo e fu presentato lo scorso anno al Festival di Venezia (“Red Shoes” è il titolo) assieme ad altri 67 supercorti in omaggio al 70° della Biennale. Ma è come se fosse ancora clandestino e Bertolucci lo mostra con orgoglio nel grande salone di casa sua. Il corto non l'ha visto quasi nessuno. “O meglio, lo scorso anno è venuto il sindaco Ignazio Marino, in bicicletta, si è seduto su quella poltrona dove lei sta adesso”, ricorda Bertolucci. E come ha reagito il sindaco? “Era imbarazzato e mi ha chiesto se conoscessi chi si occupa della manutenzione dei sampietrini. Sa, quei vecchi operai di un tempo, espertissimi, ma ormai quasi scomparsi. Poi è andato via e non si è fatto più sentire”. E ancora: “Parlo di me, parlo di tanti come me che vivono in carrozzina. Ma parlo anche di quelle mamme con i bimbi piccoli in braccio costrette a camminare su strade ridotte a vulcani senza speranza. Ma anche di chi si appoggia ad un bastone, di chi si avventura nelle notti di Trastevere con un tacco 15. O di chi è costretto a stare su una carrozzella. Questa è una città segnata come unfriendly per i portatori di handicap. Lo sanno tutti, tranne il Comune. Ma non mi meraviglio, fa parte della nostra cultura, non siamo storicamente attenti al mondo di chi non è autosufficiente, non ci sono leggi di garanzia, noi preferiamo una sorta di manutenzione per i disabili, che è una via d'uscita mediocre”. E parte un ricordo. “Vuole che le racconti delle nozze di Mario Martone? Ero anch'io sulla piazza del Campidoglio in una giornata di freddo. Dopo la cerimonia dovevamo andare sulla terrazza Caffarelli. E lì si scopre che non c'erano rampe di accesso per disabili. Intervengono due inservienti, mi caricano di peso come un sacco di patate e mi portano su. Non avevo mai subito un'umiliazione simile. E sa cosa ha detto l'allora sindaco Alemanno? ‘Ma cosa crede, Bertolucci, che noi roviniamo una delle più belle piazze del mondo per mettere una pedana per disabili?' Ma si rende conto della bestialità? Ma le pedane si possono sempre togliere, no?”.

UNA PROVOCAZIONE – Ovviamente, un disabile che ha enormi difficoltà a muoversi sulla carrozzella vive un dramma infinito, mentre chi va in auto, in moto, in bici o a piedi, e ha a che fare coi crateri di Roma, vive solo grossi disagi: il titolo, così come il taglio del nostro articolo, è provocatorio. Quelle buche e quell'asfalto sconnesso, frutto di decenni di mala-politica, di qualsiasi colore (tanto che Bertolucci cita due sindaci di fazioni opposte), umiliano i disabili in carrozzella quanto gli altri utenti della strada. E sono alla base di incidenti stradali, sospensioni delle vetture che si rovinano, pneumatici e cerchioni che si danneggiano, motociclisti e ciclisti che rovinano per terra. Con ricorsi da parte dei cittadini e dei turisti, cancellerie dei Giudici di pace intasate, indennizzi da parte della municipalità costrettta anche a pagare polizze assicurative per garantirsi in caso di rimborso per gli incidenti. “La capitale – dice la parlamentare del PD, Ileana Argentin – tra buche e sampietrini, non solo non permette di muoversi a chi è in carrozzina, ma anche alle mamme con i passeggini, alle donne anziane con i carrelli della spesa e a chiunque, a seguito di un incidente, viva un periodo di difficoltà a camminare. Quello che non riesco a capire è come non ci si renda conto che, pur nel rispetto della bellezza della nostra città, si potrebbe migliorare la qualità della vita di tanti se ci fosse l'idea che l'handicap non è soltanto da assistere, ma bisogna permettere a chi vive una situazione di disabilità di integrarsi. Marino che dice?”. Un circolo vizioso senza fine. Che peraltro, malinconicamente, riguarda anche Milano e Napoli. Specchio di una classe politica che a livello centrale, così come nelle varie città, ha fatto il suo tempo da un pezzo. Lasciando solo crateri, non solo nelle strade, ma pure nei bilanci.

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