Roma, mobilità infernale: lo dice l'Eurispes

Il rapporto Eurispes: mobilità, Roma ultima tra le capitali europee, per le politiche poco lungimiranti

23 maggio 2013 - 8:00

Ci siamo quasi: fra poche ore, i romani saranno chiamati a eleggere il sindaco. Intanto, l'Osservatorio sulla mobilità e i trasporti Eurispes  (Istituto di studi politici, economici e sociali) si rivolge a tutti i candidati: al primo posto dell'agenda della nuova consiliatura si mettano i problemi del trasporto locale, del pendolarismo e di una mobilità sostenibile. Perché Roma, dice l'Istituto, è ultima tra le capitali europee, per le politiche poco lungimiranti.

SITUAZIONE CRITICA – Per Roma la sfida della mobilità è impegnativa: per la sua peculiare storia ma soprattutto per alcune discutibili scelte di sviluppo urbano. Con i suoi tre milioni di abitanti, una estensione geografica seconda alla sola città di Londra e, soprattutto, gli oltre venti milioni di visitatori/anno, ricorda l'Eurispes, la capitale si trova in una condizione di svantaggio rispetto a tutte le altre grandi città europee. Roma è la città con il più alto numero di autoveicoli privati: 74 ogni 100 abitanti (2011) contro 25 di Parigi (2011), 31,4 di Londra (2011), 46 di Madrid (2011). C'è il congestionamento del trasporto di superficie cittadino: è l'effetto congiunto della dimensione del trasporto privato e, tra l'altro, della particolare struttura urbana del centro storico e dalla disordinata crescita che senza interruzione prosegue dal dopoguerra ad oggi. L'impietoso confronto tra km di metropolitana di alcune capitali europee declina il ritardo romano: rispetto ai 45,2 km di Roma, Parigi può contare su una rete di 213 km, Madrid di 293 km e Londra di 402 km. Insomma le linee delle sole capitali confrontate superano la nostra intera rete nazionale.

COME LE LUMACHE –  A Roma, la velocità media del trasporto su gomma, nella fascia oraria che va dalle 8 alle 9 del mattino, non supera i 15 km/h per i mezzi pubblici e 17 km/h per i mezzi privati (2011). Più veloci delle nostre, tutte le altre principali capitali europee: 24 km/h a Madrid (2008), 29 km/h a Londra (2011, fascia oraria 7 del mattino – 7 di sera), 20,4 km/h a Parigi (2007, nella fascia oraria 7-8 del mattino). In Italia, sono 3 milioni i pendolari che ogni giorno per i loro spostamenti usano i treni e i mezzi pubblici; eppure, la politica nazionale dei trasporti e della mobilità in generale continua a scommettere sul trasporto su strada. Secondo quanto emerge da un recente studio di Legambiente, negli ultimi dieci anni il 71% dei finanziamenti della Legge Obiettivo sono stati destinati alle strade e autostrade, il 15% alle ferrovie e solo il restane 14% alle reti metropolitane.

PENDOLARI, CHE STRESS – A Roma, dice l'Eurispes, essere pendolari è una scommessa quotidiana. L'arretratezza delle infrastrutture ferroviarie, la vetustà dei treni e dei mezzi di superficie, l'assenza, in ogni via di ingresso alla Capitale, di corsie dedicate ai mezzi su gomma rendono gli spostamenti da e verso il centro nelle ore di punta indegni di un paese moderno. Decenni di politiche poco lungimiranti che la crisi economica sta mostrando in tutta la loro gravità. Nel confronto europeo l'Italia mostra deficit strutturali significativi. Con ritardi pesanti proprio nel comparto ferroviario: mentre in Europa mediamente ci sono 8 treni km per ciascun abitante, in Italia si scende a 5. Il ritardo infrastrutturale aumenta soprattutto nelle grandi città. Ora la palla passa al futuro sindaco di Roma, con l'auspicio che il programma elettorale in tema di mobilità (discutibile o no che sia) venga poi messo in pratica, anche a beneficio della sicurezza stradale.

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