Ricorso a pagamento? La tassa di 38 euro e' odiosa : parola del Giudice di pace Amoroso

Automobilisti in subbuglio. La Finanziaria 2010 ha introdotto il ricorso al Giudice di pace a pagamento: 38 euro. Ne abbiamo parlato con Renato Amoroso, coordinatore ...

5 febbraio 2010 - 0:00

Automobilisti in subbuglio. La Finanziaria 2010 ha introdotto il ricorso al Giudice di pace a pagamento: 38 euro. Ne abbiamo parlato con Renato Amoroso, coordinatore dell'Ufficio del Giudice di pace in Monza.

Avvocato Amoroso, ora il ricorso al Giudice di pace si paga: 38 euro per multe inferiori a 1.100 euro. Lei è d'accordo?
“No, per niente. È una tassa odiosa che rende difficoltoso l'accesso al diritto di difesa. Inoltre, è stata introdotta quasi di nascosto, senza che nessuno ne abbia mai potuto discutere”.

Se io vinco il ricorso, secondo Lei i 38 euro mi vengono restituiti? Se sì, come faccio a riaverli e dopo quanto tempo?
“In questa materia, non è automatico che vincendo il ricorso si possa ottenere la condanna del Comune o del ministero al pagamento delle spese processuali. Dopo la sentenza 17355 del luglio 2009 delle sezioni unite della Cassazione, il verbale è atto pubblico amministrativo, per il quale vige la presunzione di legittimità. L'annullamento del verbale non conduce di per sé alla condanna alle spese. Il contributo è versato all'Agenzia delle Entrate (cioè allo Stato), mentre la controparte in causa è in genere un Comune; in caso di vittoria e condanna alle spese deve rispondere il Comune e la sentenza è titolo esecutivo”.

Lei sostiene che, in alcuni casi, fare ricorso al Giudice di pace può costare addirittura 178 euro: quando e perché?
“Ciò accade in tutti i casi in cui non è determinabile il valore della sanzione impugnata; per esempio il fermo amministrativo, il sequestro di un camion, la sospensione della patente per guida in stato di ebbrezza, la decurtazione di punti. Il sito del ministero della Giustizia indica espressamente che il contributo è di € 170 + 8 in tutti questi casi”.

Il contributo di 38 euro farà la fine della cauzione del 2004, stroncata dalla Corte costituzionale?
“Spero proprio di sì. Ho riletto proprio adesso la sentenza 98 del 2004 della Corte che aveva legittimato l'invio del ricorso tramite servizio postale. La motivazione è proprio fondata sul fatto che, in relazione alla natura del procedimento e alla possibilità per il cittadino di stare in causa da solo, è irragionevole imporre modalità onerose per l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale. La questione, tuttavia, attiene a una pretesa di carattere tributario e andrebbe sollevata dinanzi a una commissione tributaria, non essendo rilevante per la decisione del ricorso in via amministrativa dinanzi al Giudice di pace”.

 

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