Ricambi contraffatti: la GdF ne sequestra 132 mila

Il deposito era installato nel magazzino-laboratorio ricavato nell'abitazione di un intraprendente 73enne del tutto sconosciuto al fisco

22 settembre 2011 - 16:30

La Guardia di Finanza di Fossano (Cuneo), guidata dal luogotenente Lucia Pasquetti e con il contributo del maresciallo Giacomo Totaro, ha messo a segno un bel colpo contro i commercianto di ricambi contraffatti, sequestrando 132 mila articoli e segnalando alla magistratura 10 persone per produzione e commercio di prodotti con marchi falsi e ricettazione.

IL CASOLARE DEL “TAROCCO – L'operazione, battezzata “Bearing” (in inglese, “cuscinetto”), aveva preso il via lo scorso settembre proprio grazie a un'intuizione del sottufficiale, al quale si era rivolto il proprietario di un casolare della periferia di Fossano, lamentando che un inquilino, cui aveva ceduto in locazione lo stabile, se n'era andato da alcuni giorni senza però aver rimosso dai locali certi materiali ingombranti e molto pesanti, all'apparenza costituiti da parti meccaniche e da scatoloni da imballaggio. Insospettitosi, il finanziere si era fatto accompagnare con alcuni colleghi a ispezionare lo stabile dove erano stati rinvenuti grandi quantità di pastiglie freni marchiate “Peugeot“, di cuscinetti a sfere con il logo “SKF” destinate a vetture Fiat, Lancia e Alfa Romeo, di candelette per motori diesel marchiate “Beru” e “Bosch”, di un punzone per imprimere il marchio “Textar” (un noto fabbricante di ricambi) e di imballaggi nuovi sui quali erano stampigliati dei codici a barre. In una scatola, le Fiamme Gialle avevano rinvenuto parecchi fogli con appunti manoscritti riportanti sigle e codici apparentemente incomprensibili. Tutti i prodotti erano stati fotografati e le immagini erano state inviate alle aziende interessate per un controllo dal quale è poi emerso che si trattava 2.300 pezzi di ricambio perfettamente contraffatti.

L'ABITAZIONE-LABORATORIO – Il materiale è stato sequestrato e sono inziati i pedinamenti della persona che aveva in uso lo stabile. Si trattava di S. D., un pensionato 73enne di Cherasco, ex-ricambista, che è stato visto recarsi presso una villa apparentemente in disuso ubicata nel vicino comune di Narzole per caricare scatoloni senza scritte che poi smistava in diversi luoghi. Ottenute le necessarie autorizzazioni, la GdF ha effettuato alcune perquisizioni nella villa e nel domicilio dell'interessato, scoprendo che il pensionato aveva trasformato la sua abitazione in un laboratorio clandestino per la contraffazione di ricambi, come testimoniavano altresì i timbri di alcune note ditte del settore, nonché bolle di consegna in bianco e altri appunti utili a decifrare quelli rinvenuti durante il primo sequestro.

UN PENSIONATO MOLTO  ARZILLO – È stata così ricostruita l'attività criminosa del pensionato, che acquistava ricambi di scarsa qualità di origine cinese, li stoccava nella villa di Narzole e, dopo avervi impresso la punzonatura laser di marchi noti, li confezionava in scatole recanti anch'esse i loghi contraffatti. Era lui stesso, con un furgone, a consegnare la merce ai ricambisti di varie regioni d'Italia (Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto) e a incassare i corrispettivi, versandoli poi ai suoi fornitori dopo aver trattenuto la sua parte. Sono al vaglio degli inquirenti le posizioni di altre nove persone: le indagini non sono ancora chiuse e non si escludono ulteriori sviluppi.

SCONOSCIUTO AL FISCO – A Narzole, i finanzieri hanno rivenuto oltre 85 mila pezzi contraffatti, 187 mila scatole per l'imballaggio, 252 mila etichette, dei punzoni con il marchio “Bosch” e i sofisticati macchinari necessari per la marchiatura laser. I finanzieri hanno poi scoperto un'azienda del cuneese che commercializzava falsi cuscinetti SKF e FAG e ne hanno sequestrati quasi 45 mila. Le aziende titolari dei marchi contraffatti, interpellate riguardo ai materiali sequestrati, hanno dichiarato che si trattava di ricambi apparentemente di ottima fattura, ma che non presentavono i requisiti di sicurezza previsti e che, in qualche caso, avrebbero potuto rivelarsi pericolosi per la sicurezza dei veicoli e dei loro occupanti. Gli accertamenti fiscali ai quali è stato sottoposto l'intraprendente pensionato hanno poi permesso di scoprire che era totalmente sconosciuto al fisco, al quale è debitore, per il periodo non coperto da prescrizione dell'illecito, di tasse per oltre 300 mila euro. L'oerazione “Bearing” si aggiunge a quelle, numerose, che periodicamente le forze dell'ordine intraprendono per contrastare un fenomeno che in Italia ha già assunto proporzioni allarmanti.

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