Revisione auto facili: il punto di vista di un addetto ai lavori

Lavora come responsabile tecnico, le sue opinioni sul sistema malato delle revisioni meritano dunque attenta considerazione

13 febbraio 2012 - 12:00

Abbiamo ricevuto un'interessante lettera da un lettore del nostro forum che opera come responsabile tecnico di un centro revisioni. Pur con i necessari aggiustamenti (il documento è un po' lungo), lo pubblichiamo volentieri con un nostro commento a seguire. Ecco quanto scrive il tecnico:

Non è un segreto che, in italia, la revisione periodica dei veicoli sia considerata solo un'altra “tassa”. Questo perché da quando il ministero dei Trasporti ha delegato l'operazione anche alle officine private, essa ha perso in qualità e in credibilità. Però, contrariamente a quanto vuole farci credere Striscia la Notizia, la causa non è solo della malafede di chi le revisioni le esegue. Partiamo da un presupposto fondamentale: tenere in ordine il proprio veicolo è un obbligo. Faccio questo lavoro da 10 anni (incluso l”apprendistato” nel centro revisioni di famiglia), per cui posso dire di averne viste di tutti i colori. Quando un cliente si presenta a revisionare un'auto che ha le gomme lisce, il parabrezza crepato o un assetto sportivo alla “fast and furious”, generalmente fa finta di niente fino a quando gli si comunica che non passerà l'esame. C'è chi si arrabbia, chi prega, chi piange e perfino chi incolpa il parente malato di aver distolto il proprietario dalla cura del veicolo. Generalmente si riesce a fargli capire che non si può revisionare un'auto in quello stato, ma c'è anche chi si arrabbia e diventa arrogante, persino aggressivo, e minaccia di recarsi in un centro più clemente. Il problema è che spesso il centro si trova. Più di una volta ho visto tornare il cliente con il libretto in mano e la sua bella etichetta “esito regolare” attaccata, per di più sostenendo la mia (!) malafede. Inutile dire che in questi casi non si può che dare ragione a Striscia la Notizia.

Talvolta, però, queste cose succedono per colpa di uno dei grandi problemi che affligge il settore: il sovrannumero dei centri revisione. A volte nel giro di poche centinaia di metri ce ne sono 2, 3 o anche 4 e non è difficile immaginare che la concorrenza possa essere sleale. Aprire un centro comporta investimenti importanti, dai 60-80 mila euro in su, e per rientrare in tempi ragionevoli non si può pensare di effettuare meno di 6-7 revisioni al giorno. Ovviamente non può esserci un tale numero di revisioni garantite per tutti. Da qui nascono quelle false. È necessario ricordare che il 70-80% delle revisioni effettuate da un centro provengono dalle officine che offrono comunque il famoso “servizio revisioni”, il quale altro non è che fare da tramite tra il privato e il centro stesso. Per i centri, questa fetta di revisioni è indispensabile, per cui si ricorre alle “invenzioni” per tenersi buoni questi clienti. Si va dalle revisioni non conformi, a quelle eseguite controllando soltanto il libretto di circolazione, agli sconti sulla tariffa, per finire con le “offertissime”. La più gettonata è senzaltro “una revisione gratis ogni 10”, cosa rigorosamente vietata proprio per evitare la concorrenza sleale.

Il problema è che, tornando a Striscia la Notizia, spesso in queste vicende il responsabile tecnico viene coinvolto. Non è raro che egli sia solo un dipendente (chi scrive, per esempio), perciò spesso gli si chiede di andare contro ai propri doveri per il “bene dell'azienda”. C'è chi non si fa problemi, ma qualcuno (come me) il problema se lo pone eccome. Il responsabile tecnico, a questo punto, può scegliere: chiudere un occhio (spesso entrambi) oppure dimostrarsi intransigente e negare la revisione, cosa che mette in difficoltà il proprietario del centro che vorrebbe accontentare il prezioso cliente.

Un altro problema riguarda chi sulle revisioni dovrebbe vigilare. I centri autorizzati sono sottoposti a controlli casuali da due organi: la Motorizzazione e la Provincia (tramite la polizia). La prima dovrebbe vigilare sul corretto svolgimento delle revisioni, sull'aggiornamento e la correttezza dei libretti metrologici (cioè i “libretti di circolazione” degli strumenti di misura) e sul rispetto dei requisiti per svolgere l'attività. La provincia, invece, controlla la parte “amministrativa” e fiscale. I controlli avvengono senza preavviso, ma spesso non individuano problemi. Chiunque, nella propria zona, sa quali sono i centri che fanno le revisioni alla buona, eppure, non si sa perché, continuano imperterriti. I controlli sono piuttosto superficiali e inutili al fine di scoprire tanti “falsi”, in quanto quasi tutti gli strumenti hanno “falle di sistema” che permettono di aggirare qualche controllo. Questo è il motivo per cui circa 10 anni fa è nato il protocollo di comunicazione MCTC-NET, ideato proprio per fornire un sistema unico per tutti i centri che avrebbe dovuto “complicare la vita” ai furbetti e aiutare gli accertamenti. Questo sistema imponeva una rete LAN tra i pc delle revisioni, con valori ben precisi e non modificabili dall'utente senza rivelare la loro manomissione. L'idea era senza dubbio buona, ma i furbetti non ci hanno messo molto a trovare stratagemmi per fare le cose a modo loro. Fallito questo tentativo, stiamo adesso entrando nell'era di MCTC-NET2. Il funzionamento del protocollo è simile, ma in teoria la manomissione dei dati dovrebbe essere impossibile (sarà…) e tutto dovrebbe essere implementato da un sistema di riconoscimento tramite telecamera. Una piccola fotocamera, infatti, dovrebbe scattare delle immagini del veicolo in revisione durante la prova freni, riconoscendone la targa e dimostrando quindi l'effettiva presenza del mezzo in revisione. Il protocollo dovrebbe inoltre garantire la trasmissione giornaliera dei referti delle revisioni agli organi di controllo competenti.

I buoni propositi ci sono, ma finché non ci metteremo in testa che per risolvere il problema delle revisioni bisogna intervenire a monte, ci limiteremo solo a costringere i furbi a uno sforzo maggiore. I controlli devono partire dalle strade, da Polizia Municipale, Polstrada e Carabinieri. Se si concentrassero sullo stato dei veicoli anziché nel redigere multe a 3 cifre per chi magari percorre a 60 km/h una strada urbana, tutto sarebbe più semplice. L'Italia è molto indietro in questo senso. Negli Stati Uniti, per esempio, non è raro ricevere una multa (adeguata, ma senza esagerare) per un lampadina degli stop che non funziona. Se riuscissimo a inculcare nella mente dell'italiano medio il buon senso e a farlo circolare con veicoli in ordine, oltre metà del lavoro necessario a rendere la revisioni periodiche più serie e più utili sarebbe fatto, e la revisione sarebbe realmente solo una routine biennale.

CONCORRENZA INUTILE – Il lettore ha certamente messo più di un dito in più di una piaga. Il problema del numero eccessivo dei centri di revisione è noto e anche SicurAUTO ne ha parlato in un recente passato, ricollegandosi a uno studio che ha lanciato un allarme su una situazione assurda e insostenibile. È fin troppo ovvio che quando si apre un'attività dove ce ne sono molte altre identiche e ravvicinate si creano le condizioni affinché si verifichino due scenari alternativi: o il fallimento delle attività superflue, o una lotta feroce per rubarsi i clienti, cioè un terreno fertile per l'insorgere degli abusi. In un mercato libero, ovviamente, chiunque è libero di aprire la sua attività, ma la situazione attuale, che potrebbe peggiorare se la crisi del mercato dell'auto continuasse, è frutto della stessa miopia degli imprenditori. A nostro parere, però, le licenze dovrebbero (anzi, dovevano) essere contingentate: una ogni x mila automobili immatricolate. E ai sostenitori della libera concorrenza ad oltranza che, al contrario, certamente si straccerebbero le vesti invocando il liberismo assoluto delle autorizzazioni ad aprire un centro, rispondiamo che in questo settore il vero liberismo già non esiste, né può esistere: a partire dal servizio, che è rigorosamente basato su procedure standardizzate dove non c'è concorrenza, per finire alla tariffa, anch'essa rigidamente fissata dallo Stato e che permette ben poca elasticità. In questo scenario, parlare di libera concorrenza è un'assurdità logica, poiché l'unica concorrenza si può costruire, come in effetti sta avvenendo, sulla differenza tra il far finta di effettuare una revisione il farla seriamente.

NO ALL'AUMENTO DELLE TARIFFE – Non crediamo neppure che la soluzione sia l'aumento delle tariffe che, secondo alcuni, permetterebbe ai centri di guadagnare di più e quindi di effettuare revisioni serie che richiedano il giusto tempo. Crediamo anzi anche che tale soluzione permetterebbe solo di guadagnare di più a chi commette abitualmente gli abusi e, in un mercato non contigentato, a rendere ancora più remunerativa l'apertura di nuovi centri da parte di chi li aprirebbe con la precisa intenzione di mettere in piedi il solito “revisionificio” dove le verifiche non si fanno o si fanno male. Per quanto riguarda l'argomento dei controlli su strada, c'è da dire che questi già avvengono e possiamo testimoniare, avendo partecipato a qualche pattuglia, che gli agenti controllano e sanzionano anche “chi ha una lampadina degli stop che non funziona”. Certo il numero di agenti e pattuglie è esiguo rispetto al numero di veicoli, e spesso sono impegnati in cose più importanti che di fatto li bloccano per ore (incidenti stradali, veicoli in panne, etc.).

I CONTROLLI SAREBBERO FACILI – In realtà, riteniamo che, anche senza MCTC-NET 1, 2 oppure 3, chi deve vigilare sulla correttezza dei centri di revisione abbia già gli strumenti per farlo e per scoraggiare gli abusi. Essendo un direttore tecnico, il lettore sa bene quanto tempo occorre per effettuare una revisione come si deve, sa di quante ore è composta una giornata di lavoro e di, conseguenza, sa quante revisioni può effettuare in una giornata un centro che dispone di una sola linea revisioni e del numero di collaboratori necessario a farla funzionare. Il conto è presto fatto: chi effettua ogni giorno un numero di revisioni eccessivo rispetto alle ore lavorate e al numero di linee di cui dispone, è praticamente certo che sia un “fabbricante” di revisioni false che potrebbe/dovrebbe essere sanzionato d'ufficio. E dopo, diciamo, la terza sanzione, dovrebbe essere privato dell'autorizzazione. Questo, ovviamente, è un discorso valido in un Paese “normale” dove chi è addetto a controllare un settore delicato come quello dei centri revisione dispone poi anche di efficaci strumenti sanzionatori e dell'autorità per utilizzarli. Anche i responsbili dei centri però potrebbero fare la loro parte. Per esempio, invece di dire al cliente che la sua vettura non passerà la revisione, potrebbero effettuarla e bocciare il veicolo, cosa che, in mancanza di un successivo intervento d'officina che ripristini le condizioni di funzionamento minime richieste, rende poco sensato recarsi presso un altro centro per ripetere l'esame. Anche se i furbetti della revisione sono disposti ormai a tutto… e il rischio reale sarebbe quello di autoeliminarsi dal mercato, puntando “troppo” sull'onestà. Insomma, un altro rompicapo che il Governo Monti dovrebbe mettere in agenda.

9 commenti

Pinco
8:59, 14 febbraio 2012

Buongiorno,
sono un dipendente di una amministrazione provinciale e seguo il procedimento relativo alla officine di revisione auto.
Si parla di sanzioni e di controllo.
Non sapete quanto è diffiicile controllare (noi per esempio non abbiamo più macchine di servizio. Dobbiamo usare i mezzi pubblici e come si fa ad andare in giro per una vasta provincia solo con i mezzi pubblici?).
Non sapete quanto è difficile sanzionare.
La normativa in materia è vecchia, carente e lacunosa.
L'articolo 80 CDS prevede per revisioni difformi la revoca dell'autorizzazione.
Quindi la provincia, ricevuto il verbale di accertamento dalla MCTC, dovrebbe provvedere alla revoca.
Però c'è un però….infatti ci sono diverse sentenze del TAR che hanno annullato la revoca perchè l'articolo 80 è anticostituzionale. Infatti, si legge in tali sentenze, la sanzione deve essere graduale mentre quella prevista dall'articolo 80 è perentoria e anticostituzionale.
Quindi bisogna attendere un eventuale chiusura di un procedimento penale per poter agire di conseguenza.
Ma campa cavallo. Il procedimento si chiude dopo anni, magari va in prescrizione oppure (è già accaduto) la ditta, che nel frattempo ha sotto posto a revisione straordinaria i veicoli incriminati, viene assolta oppure la sua posizione stralciata.
Ci sono diversi casi di officine di revisione che non versavano i diritti amministrativi alla MCTC.
Denunciati, hanno versato il dovuto e il giudice, considerato il versamento tardivo, li ha assolti.
Quindi partire con un procedimento di revoca è un campo minato. Basta poco per ritrovarsi dalla parte sbagliata e beccarsi il ricorso che non è mai piacevole e che,nella maggior parte dei casi data la normativa carente e lacunosa, lascia spazio a una facile difesa e a una sicura causa persa da parte della pubblica amministrazione.
Questa è la situazione.
Da parte nostra massimo impegno ma è come lottare con un bastone con chi invece è dotato di un fucile mitragliatore.

bruno
12:17, 15 febbraio 2012

Nella corretta testimonianza del lettore-addetto ai lavori e nei commenti relativi, si tralascia l'autore del “mostro” cioè la pubblica amm. italiana,un aspetto che invece è fondamentale: quello economico che grava sugli automobilisti/motociclisti.
Forse molti hanno dimenticato che quando è stata introdotta la rev. obbligatoria biennale stampa e tv si affannavano ad elogiare il provvedimento, sottolinendo anche il basso costo. Come sempre, il costo è poi lievitato in modo abnorme ed oggi è una ennesima, pesante tassa che grava sul bilancio fallimentare dei poveri motorizzati. ed anche il “bollino” è un'altra presa in giro (ovvero altra tassa). Per non parlare delle moto a carburatore che, pur essendo perfettamente ok e conformi alle caratteristiche d'origine, non sarebbero a posto come %di CO. Così l'officina che fa la rev. è costretta a ricorrere ad “escamotage”. Questa è una vera buffonata da paese dei caki. Che senso ha inoltre sottoporre a rev. una vettura seminuova di appena 4 anni con soli 20-25 mila km, ovviamente tagliandata dalla rete ufficiale? E' o non è un vero furto autorizzato?.

STEFANO
20:12, 18 febbraio 2012

il problema è che si concedono autorizzazioni a tutti, in corridoi in subaffitto senza i requisiti .
l'art 80 per effetuare le revisioni occorre essere iscritti alla camera commercio nelle 4 sezioni: meccanica, gommista, carrozzeria, elettrauto ed esercitarle effettivamente.
alcuni non esercitano nulla.
la legge dice che se non si esercitano effettivamente le 4 attivita', occorre consorziarziarzi in modo da coprirle.
le officine fiat che si appoggiano alla tedesca dekra sono molto piu' seri e per autorizzarti, sen eserciti le 4 attivita' ti costringono a consorziarti per certificarti.
ho parlato con alcuni responsabili delle nostre categorie del problema, mi hanno consigliato di tacere , altrimenti in italia li fanno chiudere meta'. in giro c'e' ditutto specialmente chi revisiona per la officine, siccome portano diverse auto al giorno, si revisiona di tutto, anche relitti, o addirittura con la sola c.c.

velia
20:07, 29 settembre 2012

Quello che mi chiedo è : mia figlia ha comperato un'auto che la mattina dell'acquisto ha passato con esito regolare la revisione che il concessionario gli ha fatto fare. Si è fermata circa 3 chilometri dopo l'autofficina che l'aveva revisionata. Il meccanico che l'ha presa in carico ha trovato oltre a svariati problemi elettrici, 2 dischi da sostituire, ovviamente pastiglie terminate da tempo, in braccio del motore rotto, non mi ricordo più quale tubo rotto che perdeva acqua, scatola dello sterzo rotta, frizione da sostituire completamente … e altre simpatiche cose che hanno fatto della nostra Chrysler Voyager un'auto da demolire.
Com'è possibile che abbia passato allegramente la revisione??

Anonimo
20:49, 13 dicembre 2012

Sono responsabile tecnico e lavoro come dipendente presso un centro revisione gestito da un titolare avido e senza scrupoli: sto parlando di migliaia di revisioni annue effettuate solo con il libretto di circolazione senza nemmeno vedere il veicolo. Le prove vengono effettuate con mezzi regolari che ogni giorno fungono da “muletto”. All'occorrenza, senza troppi problemi, entrando nella cartella “ESITO” si accede ai dati di tutte le prove ed aprendo i file si possono modificare comodamente tutti i valori (pesata, forza frenante, squilibrio, livello di COcorrente, sonda lambda, intensità luminosa…proprio tutto). Ormai lavoro senza alcuna soddisfazione anzi mi vergogno di ciò che devo fare per mantenere il posto di lavoro. Noi responsabili non siamo per nulla tutelati ci prendiamo la responsabilità penale ma non vi è modo di imporre la propria professionalità se non inclinando i rapporti e rischiando concretamente il posto di lavoro (e con mutuo alle spalle e crisi economica che incalza questa scelta risulta ancora più dolorosa). Mi sono rifiutato più volte di firmare gli esiti, ma anche in questo caso accade che il titolare firmi al mio posto con un semplice “scarabocchio”. E voi mi direte: ci saranno i controlli? Niente sono anni che non arriva l'ispettore… ma spesso e volentieri lo si vede a pranzo con il titolare!!!!! Questo accade in una provincia del nord dove l'onestà regna nell'ideale collettivo. Non vedo l'ora che entri in funzione il nuovo protocollo MCTCNET-2 sperando che i file siano criptati e che gli esiti di ogni veicolo vengano controllati prima di poter concludere la procedura di revisione. Auspicherei che il passo successivo sia la costituzione di un albo dei responsabili tecnici e avere la possibilità di lavorare come liberi professionisti presso più centri in modo che il lavoro svolto diventi più “nostro” e meno subordinato.

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