Report sui pirati della strada: condanne minime o di fatto inesistenti

Report, il programma di inchiesta di Milena Gabanelli, nella puntata dell'11 aprile ha affrontato lo scottante tema della pirateria stradale, che nel 2009 sulle strade italiane ha causato la...

14 aprile 2010 - 21:50

Report, il programma di inchiesta di Milena Gabanelli, nella puntata dell'11 aprile ha affrontato lo scottante tema della pirateria stradale, che nel 2009 sulle strade italiane ha causato la morte di 91 persone e il ferimento di 600; un fenomeno che nel 2010 risulta in crescita.

In particolare, l'inchiesta realizzato da Giovanna Corsetti ha focalizzato l'attenzione sulle conseguenze penali per chi, guidando ubriaco, uccide qualcuno. Il pacchetto sicurezza varato dal governo nel luglio 2008 infatti prevede pene più severe per chi si macchia di questo reato: si rischiano fino a 10 anni di carcere se i morti sono più di uno, ma le pene possono arrivare fino a 15 anni.

La realtà purtroppo è ben diversa: le condanne solitamente vanno da 8 mesi fino a un anno e 2 mesi, e anche nei casi più gravi si rimane comunque sotto ai due anni. E poiché per pene inferiori ai due anni scatta la sospensione condizionale, di fatto i pirati stradali non si fanno neanche un giorno di carcere. Come racconta a Report Gianmarco Cesari, avvocato vittimologo, “uno dei fattori causali dell'incidentalità stradale è anche l'impunità di molti imputati, condannati a pene quasi inesistenti”. Oltre al danno, la beffa: non solo le pene sono minime, ma spesso i responsabili di incidenti mortali hanno la possibilità di recuperare entro l'anno la patente.

Tutto questo avviene anche grazie al patteggiamento, che di fatto riduce la pena, rendendola inconsistente. Eclatante il caso di Stefano Lucidi, che nel 2008 ignorò due semafori rossi guidando a più di 90 all'ora in pieno centro di Roma, travolgendo e uccidendo due ragazzi. L'uomo era anche senza patente, che gli era stata ritirata perché tossicodipendente. In primo grado venne accusato di “duplice omocidio volontario con dolo eventuale”: una sentenza storica, perché per la prima volta si riconosceva il fatto che, guidando in quel modo, si accettava di fatto il rischio di uccidere qualcuno. Nel giugno 2009 però la corte d'appello tramutò la condanna in omicidio colposo, riducendola così da 10 a 5 anni. L'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada è ricorsa in Cassazione sostenendo che non tutti gli incidenti stradali sono tali: in alcuni casi sono veri e propri crimini stradali. La Cassazione ha però confermato la condanna di omicidio colposo. Come ha spiegato a Report il legale Francesco Caroleo Grimaldi, “questa sentenza ha sostanzialmente escluso la possibilità, anche astratta, di condannare per omicidio volontario qualsiasi delinquente che uccide consapevolmente sulle strade”. In pratica, chiunque potrebbe per assurdo uccidere volontariamente qualcuno investendolo con l'auto, e avere la certezza giuridica di farla franca!

fonte – koalagames.it

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