Renzi non va d'accordo con bici e auto

Dal "controsenso ciclistico" all'omicidio stradale, la politica degli annunci di Renzi colpisce anche bici e auto

23 settembre 2014 - 9:00

Prometti, annunci, ottieni consensi e celebrazioni, ma poi tutto finisce nel dimenticatoio: è una tattica utilizzata da molti politici. Difficile dire se anche l'attuale premier italiano Matteo Renzi soffra di quella che ilfattoquotidiano.it ha definito la “politica dell'annuncite”, ma di certo le passate e recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio su bici e auto non depongono a suo favore. Come fa notare bikeitalia.it, che riprende una lettera aperta di Rete Mobilità Nuova, alleanza di 200 sigle associative di tutta Italia, al premier, Matteo Renzi, e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, questi due politici, quando erano primi cittadini, rispettivamente, di Firenze e Reggio Emilia, si dissero favorevoli a incentivare l'uso delle bici; mentre Renzi, nel discorso d'esordio al Parlamento, aveva accennato all'esigenza di introdurre l'omicidio stradale, proposito ribadito in successive occasioni. Ma per ora, tutto tace sia su un fronte sia sull'altro.

QUATTRO PUNTI PER LA BICI – Da sindaco di Firenze, Renzi era favorevole un nuovo limite di velocità urbano a 30 km/h, valido in tutto il centro abitato con eccezione delle principali arterie di scorrimento. Così da dimezzare il numero di incidenti gravi nelle aree urbane e da incentivare il trasporto pubblico e gli spostamenti non motorizzati. Questa modifica normativa doveva accompagnata da un piano nazionale di interventi di piccola infrastrutturazione urbana che rendano le strade più sicure, trasformandole da luoghi di scontro a luoghi di incontro, dove sia possibile una convivenza tra i vari utenti della rete viaria. In secondo luogo, Renzi si disse favorevole a strumenti di maggior tutela per le aree più sensibili, come scuole, parchi gioco, aree verdi. In particolare, puntava alla ciclopedonalizzazione delle aree intorno alle scuole, sia per rendere più sicura l'entrata e l'uscita degli studenti, sia per sviluppare un'abitudine allo spostamento non motorizzato nelle giovani generazioni. Punto tre: Renzi era favorevole alla circolazione in doppio senso per le biciclette nei sensi unici, che deve sempre essere ammessa quando i limiti di velocità sono posti a 30 km/h, anche in presenza della sosta sul lato sinistro della carreggiata, senza vincoli di larghezza minima, recependo quanto già sperimentato a livello locale e normato in altri Paesi europei. Infine, da sindaco di Firenze, l'attuale premier disse sì a obiettivi vincolanti di ripartizione modale degli spostamenti validi in tutti i Comuni capoluogo di Provincia e nei Comuni con più di 50.000 abitanti. La domanda delle associazioni dei ciclisti a questo punto è: “Si ricorderanno Delrio e Renzi della propria esperienza e dagli impegni presi in qualità di sindaci o saranno troppo presi dalla propria attuale esperienza di Governo per rispettare la parola data?”.

SULL'AUTO È SCESO IL SILENZIO – Pronti via, e Renzi, nel discorso al Parlamento, ha fatto riferimento alla morte del giovane Lorenzo Guarnieri. Immediato l'accostamento all'associazione Guarnieri, che si batte da anni a favore dell'introduzione del reato di omicidio stradale: quasi un omicidio volontario, con pene molto severe per chi uccide al volante in uno stato pesantemente alterato da droghe o alcol. Intento confermato in seguito da Renzi stesso. Fra l'altro, le cose si sono complicate notevolmente negli anni: il ministro della Giustizia (del Governo Letta) Annamaria Cancellieri, nell'aprile 2012, quand'era ministro dell'Interno, si disse contraria. A inizio gennaio 2014, il primo dietrofront della Cancellieri: “Entro gennaio 2014, porterò in Consiglio dei ministri un pacchetto di norme sulla giustizia che conterrà anche l'introduzione del reato di omicidio stradale”. A inizio febbraio 2014, un'altra virata improvvisa della Cancellieri: occorre, questo il suo pensiero, “un intervento legislativo d'urgenza che non introduca una fattispecie autonoma di reato doloso, ma inasprisca le pene dell'omicidio colposo e selezioni le violazioni del Codice della strada in cui possa ravvisarsi azzardo e temerarietà con consapevolezza della pericolosità della condotta”. Una confusione, fatta di annunci in tv sull'onda emotiva di gravissimi sinistri stradali, che rispecchia i continui “stop and go” di questo disegno di legge da parte dei politici italiani. Anche dell'accorpamento ACI-PRA non si è saputo più nulla. Rinvio a data da destinarsi: è questo il recente mesto epilogo della riforma automobilistica che doveva, nelle intenzioni e nei proclami dei nostri politici, essere attuata nel breve. Quindi, nulla di fatto per la carta unica del veicolo in cui dovrebbero essere inseriti sia i dati tecnici che identificano il mezzo sia quelli sulla proprietà, grazie all'accorpamento delle due banche dati Automobile club d'Italia-Pubblico registro automobilistico e Motorizzazione civile. Non ci sarà l'eliminazione del superbollo a fronte dell'aumento del bollo del 12% nel 2015. L'Imposta provinciale di trascrizione non verrà eliminata a favore dell'Iri, imposta regionale (perché con la scomparsa delle Province quei balzelli dovrebbero passare alle Regioni) Tutto il pacchetto auto presente nelle bozze del disegno legge della pubblica amministrazione è stato stralciato all'ultimo momento; ed è possibile che sia ripresentato al prossimo Consiglio dei ministri. È “politica dell'annuncite”? Oppure Renzi ha bisogno di molto tempo per realizzare i suoi propositi? O ancora, si scontra con lobby trasversali che non sapeva essere così forti?

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