RCA, l'Ania contro il Decreto sviluppo bis: “Prezzi su”

Le Assicurazioni criticano diversi aspetti del Decreto sviluppo bis

9 novembre 2012 - 7:38

Chi si attendeva ribassi delle tariffe RCA può mettersi il cuore in pace: per paradosso, il Decreto sviluppo bis, creato dal Governo Monti per raffreddare i prezzi RC Auto, potrebbe far salire ancora di più i listini. Non ci credete? State a sentire cosa ha detto Aldo Minucci, presidente Ania (l'associazione delle Compagnie), in audizione al Senato. Ora spetta al Parlamento approvare le regole.

CONCORRENZA – Stiamo parlando della possibile conversione in Legge del Decreto 18 ottobre 2012, numero 179, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (Decreto sviluppo bis). Minucci parte dall'articolo 22, che si prefigge di promuovere la concorrenza nel settore dell'assicurazione Rc auto, attraverso una maggiore mobilità del consumatore, favorita da un'accresciuta consapevolezza e informazione sui prodotti esistenti sul mercato. Il target finale è la riduzione delle tariffe. “Consentitemi di osservare che, se l'obiettivo è giusto, sono però sbagliati gli strumenti, o almeno alcuni di essi. Il Decreto, infatti, muove da alcuni presupposti che non trovano riscontro nella realtà del mercato, ossia che l'assicurazione Rc auto in Italia sia caratterizzata da scarsa concorrenza fra Imprese. È noto che in Italia, nella Rca, operano moltissime Imprese, tra cui le più importanti Imprese internazionali, che praticano politiche di distribuzione e di prezzo fortemente differenziate fra di loro”. Questo suona a dire il vero un po' strano: l'Ania parla di concorrenza fra le Assicurazioni, quando le tariffe – secondo le associazioni dei consumatori – sono salite del 175% dal 1994 a oggi. Possibile che ci sia un'adeguata concorrenza con prezzi che vanno sempre all'insù? Minucci insiste: “La mobilità nel ramo Rc auto è, in Italia, seconda solo a quella del Regno Unito, dove peraltro i prezzi delle polizze sono negli anni recenti aumentati molto più che da noi”. Sarà, ma il Decreto ci pare vada nella direzione giusta: più concorrenza per animare il mercato.

CONTRATTO BASE – Minucci (Ania) sferra il secondo attacco al “contratto base” RCA, con clausole comuni che le Imprese devono offrire al consumatore, anche via Internet, ferma restando la libera determinazione del prezzo: “Per favorire la comparazione di prodotti diversi  si rischia infatti di violare l'autonomia, in materia di offerta contrattuale, sancita per le Imprese di assicurazione dai principi comunitari. È come se si imponesse a tutte le Case automobilistiche di produrre una vettura base”. Francamente, non capiamo perché l'automobilista non debba essere favorito nella scelta della RCA, con un contratto standard, chiaro, omogeneo. Anche in questo caso, non condividiamo le critiche delle Assicurazioni.

COLLABORAZIONE – L'Ania è fermamente contraria pure all'eliminazione del divieto di collaborare fra agenti: “La libera collaborazione fra tutti gli intermediari prevista nel provvedimento infatti, lungi dal portare vantaggi ai consumatori, comporterà danni in termini di aumento dei costi delle polizze e di riduzione della qualità del servizio agli assicurati”. Minucci si “oppone” alle disposizioni che prevedono collaborazione tra intermediari di primo livello, ossia agenti, broker, banche, SIM, istituti finanziari e Poste italiane: “Nella relazione illustrativa del Disegno di legge di conversione del decreto si afferma che le norme in questione risolverebbero una questione interpretativa dell'attuale trasposizione in legge nazionale della direttiva in materia di intermediazione assicurativa, la quale impedisce numerose forme di collaborazione tra intermediari”. L'Ania non ci sta: “In tutti gli altri Paesi europei diversi dall'Italia, in cui vigono i princìpi di libera negoziazione dei rapporti, gli assetti contrattuali delle forme di collaborazione tra Imprese e intermediari e tra intermediari tra di loro sono regolati esclusivamente dall'autonomia privata. Ne discende, per esempio, che in Francia o in Spagna, in cui non sussistono divieti formali di collaborazione tra gli intermediari, un agente in esclusiva non potrà mai collaborare con un altro agente o con una Compagnia diversa dalla mandante e ciò in forza del contratto privato che lo lega all'Impresa”. In definitiva, per l'Ania, “appare sorprendente che un'Impresa debba accettare per imposizione di legge che un proprio agente le faccia concorrenza, segnalando la possibilità di concludere un contratto con un altro competitore. Peraltro, l'allungamento orizzontale della filiera distributiva, con l'intervento di più di un intermediario, comporta inevitabilmente un aumento dei costi a carico degli assicurati”. Minucci parla di un rischio: “Si mettono così a rischio gli investimenti pluridecennali in tecnologia e in promozione effettuati dalle Imprese in favore dei propri agenti, costringendole a nuove soluzioni informatiche complesse, da condividere non si sa con quanti concorrenti”. E aggiunge: “Scardinando questo sistema si mina alla base il rapporto di fiducia che intercorre fra agente e Compagnia. Con misure come questa, si distorce pesantemente la concorrenza, in quanto competitori esterni potrebbero entrare nel mercato italiano senza sostenere i costi degli investimenti necessari per istituire una rete di distribuzione”. Alla fine, il risultato drammatico è che il Decreto sviluppo bis potrebbe portare aumenti della RCA: l'inverso di quanto voleva il Governo dei tecnici.

PIATTAFORMA – L'Ania vede male pure il fatto che, per agevolare l'attuazione della libera collaborazione tra intermediari, il Decreto ha previsto l'adozione, da parte di tutte le Imprese, di uno standard di piattaforma comune su Internet per la gestione e la conclusione dei contratti assicurativi. “Nel merito – obietta Minucci -, si osserva che la costruzione di una piattaforma di interfaccia comune tra le Imprese per la stipulazione dei contratti implicherebbe la messa in comune di strumenti che debbono essere riservati esclusivamente a ogni singola Impresa, in quanto posti a presidio della gestione corretta e in equilibrio economico dell'assunzione dei rischi. La norma, nella versione attuale, mette a repentaglio la selezione dei rischi (elemento essenziale nell'esercizio dell'attività assicurativa) e pone non pochi problemi in termini di disciplina della concorrenza, poiché metterebbe a fattor comune le politiche commerciali delle Compagnie”. Ancora un no, l'ennesimo, che la dice lunga su come sia difficile intervenire nel settore RCA, se quando un Governo tenta di smuovere le acque si trova davanti la ferma opposizione delle Compagnie.

2 commenti

massimiliano
18:47, 12 novembre 2012

ormai in Italia esiste un vero e proprio Oligopolio assicurativo, infatti, anche se sul mercato troviamo tante società diverse ma nei fatti appartengono tutte a 5 – 6 gruppi, quindi, con le solite promesse da marinaio queste si fanno approvare leggi e leggiucole solo a loro favore a danno per povero utente della strada. Io proporrei una assicurazione R.C. statale così da far calare i prezzi di quelle private. E' l'unica soluzione….

Ottavio
20:14, 21 novembre 2012

basta leggere il parere dell'ANIA e la sua fiera opposizione, per capire come il decreto sia giusto e semmai insufficiente, perche oltre alla libera collaborazione tra intermediari, dovrebbe estendere ulteriormente l'uso di piattaforme informatiche che permettano ad ogni agente di proporre e vendere la soluzione assicurativa più adatta all'assicurato.
Risibile che questo aumenta i prezzi. Le provvigioni pagate dalla compagnia se vengono divise tra due intermediari che collaborano, rimangono complessivamente inviariate.
Altrettanto inconcepibile affermare che l'intermediario venderebbe il prodotto che lo paga di più, infatti se un prodotto avesse costi di distribuzione più alti, diventerebbe più caro e quindi non vendibile proprio perchè la pluralità di offerte permette al cliente di scegliere il prodotto migliore a parità di condizioni. E come sostenere che pichè in un negozio ci sono pioù prodotti, il consumatore compra quelli che costano di più per far guadagnare di più il venditore.
La verità è che le compagnie da sempre hanno saputo operare solo in regime di monopolio, scaricando costi e loro inefficienze sui consumatori, ricattando la rete distributiva attraverso norme e vincoli creati apposta per permettere alle compagnie di imporre di tutto al mercato senza controlli, e impedendo alle compagnie estere o nuove di entrare in un mercato in cui la rete di vendita e sotto controllo e ricatto.
Altrettanto falso è che le compagnie investono sulla rete di vendita, in quanto tutti i costi di agenzia, dipendenti, arredi ecc. sono quasi sempre a totale carico degli agenti, che se potessero lavorare per più compagnie, certamente potrebbero ridurre i loro costi con benefici per gli assicurati.

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