Rc auto, testimoni incidenti: è scontro sulla privacy

Banca dati sinistri stradali: Giovanni D'Agata (Sportello dei diritti) mette in guardia contro le possibili violazioni della privacy

18 novembre 2013 - 6:00

La polemica nasce lo scorso fine settembre, quando Giovanni D'Agata (Sportello dei diritti) denunciava la violazione della privacy di centinaia di migliaia di cittadini con la banca dati sinistri Ivass (l'Istituto che vigila sulle Assicurazioni). Il problema è che quella la banca dati è stata implementata con le due banche dati denominate “anagrafe testimoni” e “anagrafe danneggiati”, in cui confluiscono i dati di centinaia di migliaia di persone “colpevoli” – ironizza D'Agata – di aver assistito a un incidente: “Perché forse non tutti sanno che non solo chi ha subìto o cagionato un sinistro, ma per il solo fatto di aver rilasciato una dichiarazione testimoniale a seguito di un incidente stradale, si può venire letteralmente schedati senza alcuna preventiva comunicazione”.

“SOLO PER LE FRODI?” – Il tutto – spiega D'Agata – per mascherare esigenze antifrode lamentate dalle Assicurazioni: questo va a ledere un diritto fondamentale dei cittadini, quello alla propria riservatezza. “Ed è così – dice il numero uno dello Sportello dei diritti – che oggi le Compagnie assicurative, di fatto, si ritrovano in possesso dei dati personali di centinaia di migliaia di cittadini senza che sino a oggi nessuno abbia battuto un colpo”. Di qui, la denuncia di D'Agata al Garante per la privacy. Secondo lo sportello, la costituzione di una banca dati contenente dati personali di soggetti (definiti dal Codice privacy quali “interessati al trattamento”) necessita di una serie di cautele e adempimenti organizzativi finalizzati alla trasparenza, in primis, e alla rigida applicazione di misure di sicurezza. Un principio cardine alla base dell'attuale normativa in materia di corretto trattamento dei dati personali prevede che qualunque trattamento di dati personali (e in questa definizione vi ricade certamente la raccolta, l'archiviazione, la conservazione e la condivisione di dati personali in banche dati gestite da privati quali le Compagnie) deve essere preceduto da un'attenta politica di trasparenza nei confronti degli interessati. Ciò vuol dire che è necessario fornire agli interessati una completa informativa contenente tutti gli elementi utili a spiegare le finalità e modalità del trattamento, l'origine del dato raccolto, le misure di sicurezza applicate e i soggetti ai quali rivolgersi per esercitare i diritti di accesso. Oltre ai princìpi di necessità, proporzionalità, pertinenza e non eccedenza nella raccolta e nel trattamento del dato che devono essere rispettati, è necessario garantire il principio di correttezza che vuol dire che “il trattamento (e la raccolta) dei dati deve avvenire presso l'interessato in maniera trasparente”. Evidentemente, denuncia D'Agata, il costituire una banca dati a totale insaputa degli interessati, senza informativa e senza indicazione dei soggetti che a vario titolo potranno accedere a tutte le informazione archiviate dalle compagnie assicurative pare configurare una condotta assolutamente illegittima: “Per di più tali dati, a quanto pare, vengono raccolti dalle compagnie assicurative attraverso terzi soggetti (avvocati, ispettorati sinistri, agenzia di assicurazione e direttamente i danneggiati) e in assenza totale degli adempimenti generali e obbligatori sopra indicati e previsti dal Codice privacy”.

ECCO LA RISPOSTA – D'Agata adesso esprime soddisfazione per la risposta ricevuta dall'Autorità garante per la protezione dei dati personali in relazione alla denuncia sporta qualche mese addietro circa alcune prassi non molto trasparenti nei confronti dei cittadini e degli assicurati in genere, che attengono in particolare alla costituzione della “banca dati dei testimoni”. L'Autorità, consapevole dei rischi connessi alla proliferazione – nel campo assicurativo – di complessi di dati personali, ha sottolineato di aver avuto già modo di manifestare le proprie perplessità innanzi all'Ivass, mediante un parere formale. A tale Istituto sono state rivolte alcune raccomandazioni sulla procedure di organizzazione e funzionamento, nonché sulle modalità e condizioni di accesso a tale banca dati. Inoltre, è stato sottolineato come sia assolutamente necessario dare adeguata evidenza dell'esistenze di tali “banche dati” (e dei connessi trattamenti) già in sede di raccolta del dato (ovvero della dichiarazione testimoniale) e, pertanto, molto probabilmente saranno modificati i “modelli di constatazione amichevole” (Cai), mediante l'inserimento di un'informativa breve da cui possano trarne beneficio oltre agli interessati, anche i soggetti nella cui disponibilità pervengono, a vario titoli, i dati personali.

IL PROBLEMA DELLE RETI ISPETTIVE – In due parole, D'Agata ritiene che le truffe siano una buona scusa per alzare sempre le Rca: “Negli ultimi anni, anziché potenziare le proprie reti ispettive, le Compagnie le hanno sostenzialmente delocalizzate. I sinistri sono sempre più gestiti da operatori di call center in uffici direzionali che si trovano a centinaia o anche più di mille chilometri rispetto al luogo del sinistro. Sono anni che ripetiamo che purtroppo nel mercato assicurativo l'alta finanza e le quotazioni di Borsa sono preminenti rispetto al concetto cardine di assicurazione in senso stretto e a discapito, quindi, delle vicende tecniche. Tali circostanze ci inducono a pensare che la (finta) lotta alle frodi sia solo un finto spauracchio da agitare di volta in volta per dimostrare l'impossibilità di abbassare le tariffe”.

MA LA LOTTA ALLE TRUFFE DEVE ESSERE SPIETATA – È giusto proteggere i diritti dei cittadini, però va evidenziato che la lotta alle truffe nel ramo Rca dev'essere spietata. Non è ammissibile, in un Paese civile, che una stessa persona sia testimone di decine di sinistri in pochi giorni, e che grazie a questa “prova” un assicurato venga indennizzato. Una frode, come ha ricordato SicurAUTO.it più volte, che costa a tutti noi: le Compagnie non fanno altro che trasformare questi risarcimenti in sovrapprezzi Rca. Pur tuttavia, D'Agata sostiene che la lotta alle frodi la materia non è mai stata affrontata seriamente dal legislatore e dai Governi susseguitisi: “I vari Esecutivi hanno più che altro sparato nel mucchio, spinti dalla lobby dalle Compagnie. Che hanno fatto leva sulla spinta emozionale del ‘caro-tariffe' cui è seguita la coordinata risposta di alcune tra le più rappresentative associazioni dei consumatori (queste hanno nei fatti accettato supinamente tutte le ricette proposte dall'Ania, l'Associazione delle Assicurazioni). La lotta alle frodi non può avvenire solo con gli strumenti attivati (come la schedatura dei cittadini con una assenza di certezza che l'utilizzo dei dati sia solo finalizzato alla lotta alle frodi e non, per esempio, a scopi commerciali o ancora le scatole nere, facilmente manipolabili), ma attraverso una serie di misure più efficaci: su tutte, la nascita di un'agenzia indipendente antifrode non nelle mani dell'Ania, l'immediata cancellazione dell'indennizzo diretto che ha causato il duplicarsi dei risarcimenti”.

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