Il 15 maggio, nel corso di una seduta della Commissione attività produttive della Camera, sono stati votati, fra gli altri, due emendamenti che riguardano da vicino gli automobilisti: uno in tema...

21 maggio 2007 - 11:33

Il 15 maggio, nel corso di una seduta della Commissione attività produttive della Camera, sono stati votati, fra gli altri, due emendamenti che riguardano da vicino gli automobilisti: uno in tema assicurativo, l'altro in riguardante le modifiche ai veicoli.

Nel primo è prevista un'aggiunta all'articolo 150 del Codice delle Assicurazioni, inserendo alla fine della lettera “d” la frase “ivi comprese le spese sostenute dal danneggiato per assistenza legale o consulenza professionale”, che di fatto ripristina il riconoscimento del rimborso spese per avvocati e patrocinatori da parte delle compagnie. Ricordiamo che queste erano state escluse dalla procedura del risarcimento diretto, almeno per i sinistri che non davano origine a contenziosi.

Sia ben chiaro: si tratta di un emendamento approvato in commissione e che dovrà passare al vaglio della discussione alla Camera, ma è fuor di dubbio che si tratta dell'ennesimo tentativo della potente lobby degli avvocati di recuperare questa fetta di introiti. Ricorrere all'avvocato, infatti, era diventata una prassi anche negli incidenti senza feriti e con danni alle cose di poche centinaia di euro, una consuetudine che pesava sulle spalle di tutti gli automobilisti appesantendo le tariffe.

Contro il lavoro della Commissione si è prontamente schierata l'Adiconsum, che chiede al Parlamento di non approvare l'emendamento, perché l'intervento dei professionisti verrebbe comunque caricato sui premi.

L'altro emendamento che fa discutere, sempre approvato nella stessa sede, riguarda la modifica dell'art. 78 del Codice della strada (Modifiche alle caratteristiche costruttive dei veicoli in circolazione e aggiornamento della carta di circolazione). Secondo l'emendamento approvato in Commissione, le modifiche (il cosiddetto “tuning”) sono consentite senza preventivo nulla osta della casa costruttrice del veicolo e senza visita e prova presso la direzione generale della motorizzazione (il cosiddetto “collaudo”).

Per farlo, i componenti installati dovranno essere certificati, cioè identificati da un'apposita relazione che attesti il loro montaggio senza che venga pregiudicata la sicurezza stradale e le emissioni inquinanti. La certificazione dovrà essere trasmessa al ministero dei Trasporti e dovrà essere rilasciata da un ente che ha preventivamente comunicato la propria attività al ministero stesso. In altre parole: chiunque dichiari (in pratica autocertifichi) la propria indipendenza organizzativa, economica e funzionale dai produttori, commercianti e installatori di componenti e sostenga di avere competenza e di essere in possesso di strutture tecniche adeguate, può fare il certificatore e abilitare alla circolazione ogni veicolo modificato.

Noi speriamo che dopo la discussione in aula di questo emendamento siano emanate norme meno lacunose perché il pericolo, come si è visto con le revisioni affidate ai privati, è quello di trovare per strada vetture modificate senza criterio e, quindi, potenzialmente pericolose.

http://www.quattroruote.it/news/articolo.cfm?codice=92457

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