Rc auto: Mannacio (Cupsit) attacca Governo, Ivass e Antitrust

Riforma Rca: il presidente del Cupsit, Stefano Mannacio, carica a testa bassa il premier, il ministero dello Sviluppo economico, l'Ivass, l'Agcm...

17 dicembre 2013 - 10:00

Si fa rovente e assume toni aspri la polemica sulla riforma Rca, in arrivo per gennaio 2014. A gettare petrolio sul fuoco ci pensa il presidente del Cupsit (patrocinatori stragiudiziali), Stefano Mannacio: “Abbiamo un presidente del Consiglio che vive sulla Luna: a proposito della prossima riforma della Rc auto, Enrico Letta ha parlato di ‘tutela della concorrenza e apertura dei mercati'. Peccato che la rivoluzione alla Rca imposta dal ministero dello Sviluppo sia esattamente l'opposto: distruzione della concorrenza e chiusura dei mercati”.

FORMA SPECIFICA E CESSIONE DEL CREDITO – Nel mirino di Mannacio, c'è il risarcimento in forma specifica, che sostanzialmente obbliga l'automobilista a rivolgersi al carrozziere convenzionata con l'Assicurazione. “Così – attacca il presidente del Cupsit -, la riparazione finisce dritta dritta nelle mani delle Compagnie. Che spingeranno i clienti danneggiati (gli automobilisti vittime di incidenti) dai carrozzieri convenzionati. Questi lavoreranno con manodopera e ricambi imposti dalle Assicurazioni: prezzi bassissimi a discapito della riparazione. Che sarà di qualità inferiore. Con riflessi negativi per la sicurezza stradale. Senza contare che il destino di 17.000 carrozzieri indipendenti è a rischio: per sopravvivere, dovranno licenziare. Alla faccia dello sviluppo economico. Con le Compagnie che stabiliranno come dove quando quanto e perché rimborsare. Una norma che ci allontana dal Nord Europa e ci avvicina a Paesi culturalmente ed economicamente arretrati”. Per Mannacio, il “secondo regalo alle Compagnie da parte del ministero dello Sviluppo economico (specie della senatrice Simona Vicari, sottosegretario del dicastero e vera artefice della riforma) è l'abolizione della cessione del credito. L'automobilista non potrà più girare al carrozziere di fiducia il credito vantato nei confronti dell'Assicurazione. La quale se la vedrà direttamente con l'automobilista. Che dovrà combattere le Compagnie in punta di diritto. Non male, se si considera che 7 automobilisti su 10 neppure ricordano con precisione cosa stia scritto nei contratti Rca: figuriamoci se saranno in grado di tenere testa, sotto il profilo legale, all'équipe di avvocati delle Assicurazioni…”.

TERZO REGALO – “Un altro regalone – denuncia Mannacio – è questo: non risarcire più del valore economico dell'auto. Detta così, sembrerebbe una norma giusta, ma se a determinare il valore commerciale di un mezzo sono storiche riviste dove gli interessi delle Compagnie automobilistiche regnano sovrane, tale proposta sembra un incentivo surrettizio a tale mercato e un risparmio ulteriore per le Compagnie. Perché sono tanti i danneggiati con macchine in perfetto ordine che preferiscono riparare, anche in economia, seguendo la logica del buon padre di famiglia e perché, alla fin fine, una vettura equivalente sul mercato, quello vero, non la trovano certo ai prezzi fantasmagorici delle storiche riviste specializzate. Ma l'ondata che sta abbattendo i diritti delle vittime della strada, dei danneggiati, non è finita – afferma il presidente del Cupsit -. L'Ania ha capito che è il momento giusto: trova praterie nel ventre molle della politica italiana. I risarcimenti in mano alle Compagnie? Non basta. La riparazione in mano alle Compagnie? Non basta. La medicina in mano alle Compagnie? Non basta. I carrozzieri che non potranno più usare la cessione del credito? Non basta. Ora l'Ania si sta già preparando il campo: vuole dimezzare i risarcimenti delle macrolesioni. Con una tabella del ministero della Salute, che prevede parametri più bassi del 50% rispetto a quelli (già non altissimi) del Tribunale di Milano”.

FA NOMI E COGNOMI – “E in tutto questo – si chiede ironicamente Mannacio – chi difende i danneggiati? Ci sarebbe Riccardo Cesari, consigliere Ivass (Istituto che dovrebbe vigilare sulle Assicurazioni), bolognese. Ma c'è un problemino: è un ex consulente Unipol. Per carità, abbiamo detto ‘ex'. E ci mancherebbe pure che lo fosse tuttora, data l'incompatibilità delle cariche. Sta di fatto che le proposte Ivass, nella sostanza, rispecchiano i voleri dell'Ania, che a loro volta sono presenti nella riforma Rca voluta dal ministero dello Sviluppo economico. Dopodiché – illustra Mannacio -, ci sarebbe l'Agcm, l'Antitrust. Che dovrebbe tutelare la libera concorrenza e il libero mercato. Già: peccato che ci sia un'altra situazione molto critica: Giovanni Calabrò, direttore generale Agcm (figlio di Corrado Calabrò, ex presidente Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), che viene dalla Arthur Andersen Divisione Financial Services? Calabrò non ha mai detto una mezza parola contro l'indennizzo diretto, ossia contro il regalo del Governo Bersani alle Compagnie: consente alle Assicurazioni di fare il bello e cattivo tempo in materia di risarcimenti. Ci ha pensato la Corte costituzionale a stroncarlo. Sarà un caso che l'indennizzo diretto, tenuto in vita artificialmente, adesso arriva il risarcimento in forma specifica quasi obbligatorio a dare in mano alle Assicurazioni le chiavi del rimborso? Comunque, ci sarebbe sempre – sostiene Mannacio – Gianfrancesco Vecchio, dirigente del ministero dello Sviluppo Economico, attuale Mister Prezzi. Ma è membro del comitato per la determinazione dei forfait per il risarcimento diretto: una procedura, quest'ultima, intesa a uccidere i diritti dei danneggiati. Allora potremmo ripiegare su Ranieri Razzante, consigliere tecnico della Vicari. Sì: l'ho sentito in un convegno su Autorities e Assicurazioni. Diceva che il ministero non avrebbe tenuto conto delle ragioni dei carrozzieri, ringraziando sentitamente l'Ania. Nel suo sterminato curriculum, risulta docente in un'università di un corso con fiduciari di Compagnie ed ex direttori generali: solo un caso? Passiamo a Simona Vicari: ha fatto melina per mesi rifiutandosi di incontrare le rappresentanze dei riparatori e delle vittime della strada e lasciando carta bianca all'Ania. La Vicari non ha voluto approfondire l'argomento con tutte le parti sociali, forse imbeccata dallo schifaniano Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Antitrust, un organismo che, invece di garantire la concorrenza, si muove in modo diametralmente opposto, e che ha al suo interno figli di, parenti di, consiglieri di Stato che hanno conservato, come il segretario generale Roberto Chieppa, per un tempo prolungato tale carica assumendo la posizione assurda di giudicanti e giudicati”. Mannacio prosegue con Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico, “un bersaniano che non sembra amare né il mercato né la concorrenza, ma pare più il conservatore di un assetto oligopolistico del mercato assicurativo”, e con Enrico Letta, “il padre del taglio dei risarcimenti nel 2001, travestito da blocco dei premi, dal quale è nata la legge 57/01 che ha ridotto i parametri del risarcimento del danno alla persona”.

“UN BEL GRUPPO” – Insomma, è l'affondo di Mannacio, “un bel gruppo di persone che non riuscirà a cambiare le sorti di un mercato Rca asfittico”. Fra l'altro, ci sarebbe da capire, dice il numero uno del Cupsit, “chi ha scritto quel comunicato del Governo in cui al carrozziere viene dato lo stigma di frodatore sistemico: 'Non cedibilità del diritto al risarcimento del danno: tale divieto scaturisce dall'esigenza di impedire accordi fraudolenti tra cedente (danneggiato) e cessionario (carrozziere) e consistenti nella cessione (al carrozziere) di un credito (il diritto al risarcimento del danno) la cui entità aumenta artificiosamente in sede di fatturazione dei lavori'”.

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