Rc auto, denuncia di Catricalà “Concorrenza non sufficiente”

I premi sono aumentati più della media dell'Eurozona. Il presidente dell'Authority: "Il settore è stato liberalizzato solo sulla carta. C'è poca trasparenza"

1 ottobre 2010 - 5:00

Nel mercato della assicurazione per la responsabilità civile, “nonostante l'inizio della liberalizzazione sia stato decretato fin dal 1994, non si è attivato un efficace processo concorrenziale e conseguentemente non si è avuto un riflesso positivo sul contenimento dei prezzi”. Lo ha detto il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, in audizione dinanzi la commissione Industria del Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle dinamiche del mercato dell'Rc Auto. I premi, nei dodici mesi fino al giugno scorso, sono aumentati più della media dell'Eurozona. L'aumento per l'Italia è stato del 7,7% a fronte di un +5,4% dell'area dell'euro.

“Le ragioni di questo stato di cose – ha spiegato Catricalà – sono da ricondurre al tipo di servizi in questione che, data la loro particolare complessità, si prestano ad essere valutati dal consumatore non direttamente, ma attingendo ai suggerimenti di determinati intermediari cui si riconosce una particolare fiducia (l'agente come l'addetto allo sportello bancario). A ciò si deve aggiungere un'ulteriore criticità dei mercati italiani dal lato dell'offerta”.

Propensione a cambiare compagnia. Il presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha quindi osservato che “dai primi dati relativi al cosiddetto 'switch' da una compagnia all'altra nel settore dell'Rc Auto risulta che gli automobilisti italiani abbiano incrementato la propria propensione a cambiare compagnia assicurativa (da un tasso di cambiamento del 6,3% nel 2006 al 9,3% del 2009), ma in misura comunque inferiore rispetto ad altre esperienze europee (ad esempio, 45% nel Regno Unito)”.

Poca trasparenza nell'incremento dei premi. Ma l'aumento dei prezzi non è l'unico problema. “Si rileva – ha detto Catricalà – anche il problema delle modalità poco trasparenti con cui gli incrementi di premio sono resi noti ai consumatori, in particolare quelli dovuti agli aumenti, resi obbligatori da disposizioni comunitarie, dei livelli minimi di massimale di indennizzo che devono essere previsti dalle polizze. Sulla questione l'Autorità ha ricevuto numerose denunce che sta approfondendo nell'esercizio delle proprie competenze di tutela del consumatore”.

Aree del Paese abbandonate da grandi compagnie. Il presidente dell'Antitrust ha parlato, poi, di un altro problema “costituito dal cosiddetto 'abbandono' di intere aree del Paese da parte di compagnie di primo piano, le quali sembrano, a volte, proporre premi eccessivamente elevati tali da concretizzare una sorta di dissimulato rifiuto a contrarre”. E ha portato ad esempio “un caso recente nel quale un'azienda dei trasporti locali della provincia di Salerno ha lamentato che le procedure di gara per individuare le compagnie di assicurazione sarebbero andate tutte deserte e l'unica impresa che avrebbe formulato un'offerta avrebbe richiesto un premio pari al 300% in più di quello precedentemente pagato. Su ciò potrebbe influire il problema delle frodi che obiettivamente affligge alcune aree del Paese”.

La sottostima dei danni. Infine, Catricalà ha indicato una “rilevante questione relativa alla sottostima dei danni da parte delle compagnie e dei conseguenti effetti di depressione dell'incentivo a competere”. Ad un primo esame, “pare che, al di là della riduzione dei tempi di liquidazione, risultato comunque apprezzabile, non si sia innescata una dinamica sufficientemente virtuosa: al contrario, – ha osservato – si sarebbe amplificata la tendenza alla sottostima dei danni riconosciuti ai propri assicurati da parte delle compagnie”.

fonte – repubblica.it

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