Rc auto: dal 1994 -40% incidenti, ma +245% tariffe

Dalla liberalizzazione del settore Rca del 1994, sinistri in calo, ma premi alle stelle

5 novembre 2013 - 8:00

Fate con noi un bel salto indietro, sino al 1994. In quell'anno, lo Stato decide di liberalizzare il settore Rc auto: da quel momento, le Compagnie sono libere di fissare le tariffe, non più imposte da una commissione statale. L'obiettivo è favorire la concorrenza fra le Assicurazioni, e far calare le tariffe. Ma a oggi quella liberalizzazione s'è rivelata un disastro, come conferma un un articolo pubblicato da assionline.com: dal 1994, i sinistri sono diminuiti del 40% (e quindi anche i costi dei risarcimenti a carico delle Assicurazioni, che hanno appena macinato utili per 1,8 miliardi di euro nel 2012), mentre i premi a carico degli assicurati sono aumentati del 245%. Ma allora, perché si è giunti a Rca così elevate nonostante il rapporto sinistri/premi abbia raggiunto livelli record in positivo?

MANCA LA CONCORRENZA? – La risposta parrebbe essere che il settore Rc auto in Italia è poco competitivo: assionline.com ricorda che i clienti del nostro Paese vengono contesi tra i primi tre gruppi assicurativi (Unipol/Fonsai, Allianz, Generali), mentre in altre nazioni come la Francia le Compagnie che si dividono la torta con una sana competizione sono una quarantina. C'è poi davvero da domandarsi se siano stati efficaci i provvedimenti che i vari Governi (di qualsiasi orientamento e colore, sempre così attenti alle esigenze delle Compagnie) hanno adottato nel settore Rca: si va dalla riduzione delle microlesioni (con invalidtà inferiore ai 10 punti percentuali) all'indennizzo diretto del 2007, fino al decreto “cresci Italia” in cui viene sancito che i danni lievi saranno risarciti solo se suscettibili di accertamenti clinico-strumentali obiettivi: una mossa, quest'ultima, che farà di certo risparmiare alle compagnie ben 2,7 miliardi di euro, ma a cui non corrispondono consistenti e significativi ribassi Rca.

QUESTIONE COSTI E TRUFFE – È anche corretto riportare la posizione delle Assicurazioni. Alessandro Santoliquido, direttore generale della Sara Assicurazioni e responsabile della commissione Auto dell'Ania (l'Associazione delle Compagnie d'assicurazione), è sicuro: “C'è un mito che va sfatato. La concorrenza è importante ma, per abbassare il costo della Rc auto, è soprattutto importante rimuovere quelle cause strutturali che lo mantengono alto”. A partire dal costo degli incidenti e dalle truffe (specie al Sud). Santoliquido propone di confrontare gli alti costi dell'assicurazione obbligatoria in Italia con quanto avviene in Gran Bretagna: “È il mercato più aperto che esiste in Europa, in cui ogni anno la metà degli automobilisti cambia Compagnia e sottoscrive le polizze utilizzando un aggregatore su Internet, cioè confrontando diverse proposte tariffarie. Ebbene il costo dell'assicurazione obbligatoria è all'incirca lo stesso che in Italia, 440 sterline equivalenti a 520 euro l'anno (540 in Italia). E i costi sono addirittura più alti (il 25% contro il 19,7 della penisola) a conferma del fatto che, laddove la rete di vendita è al servizio di diverse Compagnie, gli oneri di distribuzione sono normalmente più alti”. La soluzione, in Italia, passa (almeno secondo Santoliquido) attraverso le tabelle per i risarcimenti dei danni fisici gravi da cui dipende ben il 40% dei costi totali dei risarcimenti. “Recentemente, il tribunale di Milano ha aggiornato all'inflazione (+5,6%) le proprie tabelle di risarcimenti prese a riferimento da un gran numero di altre sedi giudiziarie. In alcune province (Brindisi) quei costi sono lievitati fino a 6-9 volte negli ultimi 20 anni”. La conclusione è la stessa che Santoliquido suggerisce da mesi. Qualora fossero approvate le nuove tabelle sui danni fisici che ne abbassano gli importi, “la riduzione della Rc auto sarebbe immediata e significativa”.

RCA, CHE BEFFA PER LE DONNE – Intanto, però, le brutte notizie in materia assicurativa continuano. L'Ivass (Istituto che vigila sulle Compagnie) ha pubblicato nelle scorse ore la nuova edizione dell'indagine sulle tariffe Rca praticate in Italia, avviata lo scorso anno successivamente all'entrata in vigore della sentenza della Corte di giustizia Ue in materia di parità di trattamento tra uomo e donna nell'accesso ai servizi assicurativi. L'indagine, che riguarda tutte le imprese sottoposte alla vigilanza dell'Istituto, rileva trimestralmente i prezzi praticati in 21 province per 11 tipologie standard di assicurati, sia automobilisti sia motociclisti, di entrambi i generi. Per effetto di quella sentenza, il divario di prezzo fra uomini e donne, tradizionalmente a favore delle seconde, è stato annullato: negli ultimi 12 mesi, i prezzi di listino medi a livello nazionale sono scesi del 9,0% per un diciottenne maschio con autovettura di 1300 cc. a benzina, in classe B/M di C.U. 14, massimale minimo di legge, mentre sono saliti del 7,2% per il corrispondente profilo femminile. Permangono comunque elementi di forte criticità: il livello tuttora molto elevato del premio medio nel confronto internazionale; il divario tra le tariffe praticate nelle regioni settentrionali e in quelle centromeridionali.

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