Racconto di urbana inciviltà – sottotitolo: Sono piccolo e tollerante, però …

Un automobilista romano alle prese con la prepotenza di un tassista romano e non sempre si può chinare la testa alla prevaricazione altrui...

4 giugno 2010 - 9:10

In questo caso do voce al caro amico Francesco che da Roma mi invia questo suo sfogo che, premetto, non è un attacco alla categoria, ma al singolo, anche se resta in essere il problema di quella che chiamerei l'omertà di categoria che porta a difendere certi personaggi, invece che isolarli.

Non sono certo un Marcantonio né un palestrato (sebbene la mia massa muscolare, grazie a giusta alimentazione, agopuntura e ginnastica, è notevolmente aumentata negli ultimi mesi), soprattutto sono una persona molto (a volte troppo) tollerante e comprensiva.

Ma non sopporto arroganza e prepotenza condite da maleducazione: di fronte a ciò spesso non riesco a trattenermi e a dimenticarmi di possibili conseguenze. Forse è nel DNA di famiglia: ricordo, per esempio, che mio nonno (che però era tre volte più grosso di me) negli Anni Venti del secolo scorso dovette interrompere la propria brillante carriera di ufficiale della Marina Militare perché non ci pensò due volte a scaraventare giù dal ponte di comando il primo ufficiale che vessava un marinaio semplice; forse, con il senno di poi, fu anche un bene perché mio nonno fu costretto a emigrare negli Stati Uniti d'America dove fece fortuna.

Sabato, dopo essere stato in giro per Roma tutto il giorno, mi ha preso la pigrizia, non avevo proprio voglia di usare l'automobile perciò ho declinato un invito a cena e ho deciso di restarmene la sera a casa, in santa pace, e aprirmi dopo cena una agognata bottiglia di Sassicaia 2004 il cui assaggio rimandavo da un paio di mesi.

Ma verso le 21.30 mi telefona mia cognata pregandomi di andare a prendere in farmacia un antibiotico urgente per il mio nipotino di tre anni che aveva la febbre alta.. Alla farmacia notturna sarei potuto anche andarci a piedi, facendomi una piccola passeggiata serale, ma, oltre al fatto che avevo camminato tutto il giorno, avrei impiegato un po' di tempo e potevo pure scordarmi la degustazione del Sassicaia cui ormai avevo messo il pensiero…

La farmacia notturna è in una trafficatissima piazza vicino la Basilica di San Pietro, con capolinea di autobus e tram, parcheggio di taxi e caos vari… Per fortuna davanti c'è il classico e civilissimo parcheggio riservato a chi ha bisogno di farmaci urgenti. Peccato che mentre mi accingevo a parcheggiare in retromarcia, ci si infilano due taxi, quando il loro capolinea è venti metri più avanti. Inutilmente gli suono e indico loro che stavo parcheggiando;  i due scendono beatamente dai taxi; io, a mia volta, scendo e faccio notare loro che quello è un posto riservato a chi deve andare in farmacia e che il loro parcheggio è avanti; il più giovane dei due (lui si: un marcantonio palestrato) uscito da una Opel Astra sw mi invita con strafottenza a lasciare la macchina in doppia fila che lì ci si parcheggia lui.

A questo punto non ci vedo più (e, infatti, non mi rendo davvero conto della stazza e dei bicipiti del soggetto dal cranio rasato a zero), alzo la voce e gli intimo di spostarsi perché quello è un parcheggio riservato, con tanto di cartello e striscia gialla e perché io non lascio la macchina in doppia fila. Lui mi suggerisce di abbassare i toni ché altrimenti alza le mani, al che io dandogli letteralmente del pezzo di m….,  gli ripeto di spostarsi immediatamente e salgo in auto accingendomi a riprendere la manovra di retromarcia, quando me lo vedo arrivare allo sportello (per mia fortuna era scattata la sicura), provare ad aprirlo, poi riempire di pugni il vetro urlando. Naturalmente sono usciti i farmacisti, e l'energumeno è salito in macchina e se ne è scappato.

Se avessi preso il numero del taxi sarei andato immediatamente a denunciarlo, non solo per il comportamento violento nei miei confronti, ma soprattutto per la prepotenza di occupare un posto riservato a chi ne ha bisogno. Tanto più che i farmacisti mi hanno detto che non ne possono più, che quel parcheggio è diventato di proprietà dei tassisti che lo occupano sempre.

Come ho sempre ripetuto sono assai tollerante e comprensivo: sebbene si trattava di un abuso, avendo rispetto per chi il sabato sera lavora quando invece vorrebbe godersi la serata magari con la fidanzata o gli amici (anche se io non ero certo lì, di sabato sera, a divertirmi) se il tassista mi avesse detto gentilmente, per esempio «lo so che questo posto è riservato, ma rischio di perdere il mio posto nella fila dei taxi, lasciami parcheggiare, per favore» oppure «sono due ore che guido, ho bisogno di parcheggiarmi due minuti per prendermi un caffé prima di riprendere servizio» io avrei anche capito e commesso l'irregolarità di lasciare la macchina in doppia fila… Ma la prepotenza davvero non la tollero.

Nota di Paoblog: Innanzitutto devo sottolineare che Francesco ha un soglia di tolleranza che potrebbe portarlo alla Santità, il che vi farà capire quanto forte sia stata l'arroganza e prevaricazione che ha percepito nella situazione sopra descritta.

In seconda battuta, sebbene io sia molto più fumino di lui, ma ugualmente non palestrato, vi raccomando sempre di non porvi in una situazione che possa risolversi con uno scontro fisico, perchè con un palestrato rischi due cazzotti (e già non è il caso), ma con il personaggio sbagliato oggigiorno rischi anche due colpi di pistola (o coltellate).

Prendere sempre nota della targa e chiamare le forze dell'ordine. Per dimostrare chi sia il più intelligente, non è necessario fare a botte, meglio usare quello che loro non hanno, il cervello. Non scambiate il timore di essere giudicati dei fifoni, con la stupidità.

1 commento

pippo
1:08, 7 giugno 2010

e noi adesso casa dobbiamo fare?
mi viene da piangere SNIFF SOB!!!

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