Proventi multe autovelox: così i Comuni vincono facile

La Legge c'è, il Decreto attuativo no: i proventi delle multe da autovelox restano nelle mani dei Comuni. La sconfitta del buon senso

15 giugno 2012 - 6:00

La Legge 120/2010, articolo 25, che riforma il Codice della strada, è chiara: prevede la devoluzione di metà dei proventi delle multe per eccesso di velocità agli Enti proprietari delle strade. Perché venga applicata, occorre un Decreto ministeriale attuativo, che però ancora non si vede all'orizzonte. Sta tutto scritto in una nota interpretativa dell'Anci (l'Associazione nazionale Comuni italiani) del 5 giugno 2012.

PESSIMO RISULTATO – Alla fine, i Comuni vincono facile, visto che hanno temuto sin da subito la norma della Legge 120/2010: col Decreto attuativo, avrebbero perso metà degli incassi. Invece, il Regolamento necessario slitta come minimo al 2013, e così trascorrono tre anni senza che la norma venga resa effettiva. L'obiettivo della Legge “dimenticata” è evitare che i Comuni facciano cassa sulle pelle degli automobilisti, piazzando le macchinette solo per ripianare le casse esauste delle amministrazioni; e mira a garantire più fondi agli Enti proprietari delle strade perché migliori la sicurezza. Col taglio ai proventi, i Comuni sarebbero stati messi subito alla prova: adesso che incassate la metà, piazzate ancora gli autovelox? Se le amministrazioni avessero di colpo spento il Grande Fratello stradale, tutte le enunciazioni teoriche sugli “autovelox installati a favore della sicurezza” sarebbero apparse semplici bluff, fumo negli occhi dei contribuenti.

COMPITO DEL DECRETO – Se la Legge (ripetiamo, se) ha alcuni punti oscuri, il Decreto attuativo li avrebbe chiariti: quali proventi devolvere (quelli incassati o il totale delle multe, incluse le sanzioni non ancora pagate). È vero che l'emendamento al Decreto legge 16/2012 ha fissato un termine perentorio di 90 giorni per emanare il Decreto ministeriale attuativo, decorso il quale la devoluzione sarebbe entrata ugualmente in vigore. Ma l'articolo 25 della legge 120/2010 stabilisce comunque l'applicazione della devoluzione solo a partire dall'esercizio finanziario successivo all'entrata in vigore della norma. La nota Anci precisa che la devoluzione parte dal 2013. Quindi, l'obbligo di rendiconto al ministero delle Infrastrutture connesso al nuovo sistema scatta dal 2014 (per i proventi 2013).

IL MINISTERO DORME – Al di là dell'interpretazione che l'Associazione dei Comuni dà della norma riguardante i proventi da sottrarre ai Comuni stessi, ragionando in punta di diritto resta un dubbio. Per le infrazioni semaforiche con il segnasecondi (articolo 60 della medesima Legge 120/2010), si parla di un “Decreto interministeriale da emanarsi entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della Legge, che dovrà definire le caratteristiche di dispositivi destinati a visualizzare il tempo residuo di accensione delle luci dei nuovi impianti semaforici, di impianti impiegati per regolare la velocità e di impianti attivati dal rilevamento della velocità dei veicoli in arrivo”. A oggi, del Decreto non si vede neppure l'ombra. Ma è possibile che manchino proprio i Decreti su semafori e proventi autovelox previsti dalla Legge 120? È così che nei ministeri si lavora a favore della sicurezza stradale? Ipotizzando che non arrivino mai né il Decreto di attuazione sugli autovelox né quello sui semafori richiesti dalla Legge 120, resta per sempre tutto fermo? “Pertanto – termina la nota dell'Anci -, individuando la data del 29 aprile 2012, data di entrata in vigore della Legge di conversione 44/2012, il dies a quo per il calcolo dei novanta giorni ai fini dell'obbligo di ripartizione dei proventi, si ritiene che l'applicabilità del dispositivo farà riferimento comunque all'esercizio finanziario dell'anno 2013”. Come dire che i Comuni continuano a papparsi tutti i soldi. In realtà, ci sarebbe una seconda soluzione, ossia il Comune non deve fare più rilevamenti a distanza su una strada non di sua proprietà in mancanza del Decreto ministeriale…

3 commenti

Carlo
8:24, 16 giugno 2012

A prescindere che per quanto affermato dalla Canecellieri è una sua interpretazione e che nemmeno le sentenze della Cassazione fanno legge in quanto sono un orientamento. La cosa primncipale di tutto è l'Omologazione che manca agli autovelox, e titto per mancanza di prova , in quanto la fotop come indicato dall'art 201 comma 1 bis lettera e) del C.d.S. e) “accertamento della violazione per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità che consentono la determinazione dell'illecito in tempo successivo poiché il veicolo oggetto del rilievo è a distanza dal posto di accertamento o comunque nell'impossibilità di essere fermato in tempo utile o nei modi regolamentari; “, pertanto manca la prova della violazione, volendo attribuire alla foto attualle , (avvenuta dopo l'accertamento) ied solo per identificare i dati di immatricolazione del veicolo , il valore di prova e di fede privilegiata come da art 12 del C.d.S.

Stefano
7:41, 20 giugno 2012

Spaziani… sarebbe ora che i soldi che ti danno per la pensione e quelli che ricavi dalla tua nuova professione li impiegassi per divertirti…
Le cose serie lasciale ai “grandi”…tu gioca con la playstation, fai di sicuro meno danni!

Cesare
21:30, 8 settembre 2012

E' fuori discussione che la sicurezza stradale non interessa a nessuno, tantomeno allo Stato o ai comuni. Costoro come avvoltoi sfruttano la pericolosità e inadeguatezza della rete stradale per “fare cassa” in altri termini, per mettere le mani nelle tasche degli automobilisti.
La strada regionale 207 NETTUNENSE è la strada a più alto tasso di incidentalità soprattutto a causa delle migliaia di grossi platani che la fiancheggiano da ambo i lati. Il CdS prescrive che gli alberi devono trovarsi a non meno di sei metri dal limitare stradale, Sulla Nettunense si trovano a meno di un metro, pertanto questa strada è fuori legge. Il sottoscritto ha depositato un esposto denuncia alla Procura della Repubblica di Roma da oltre un mese.
Invito i lettori a fare altrettanto. CESARE ZACCARIA

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