Prove su strada – Il paradiso dei giornalisti e il purgatorio dei clienti

D'accordo, c'è del rancore in questa "prova su strada" che un navigatore di Metanoauto ha scritto sulla sua Volkswagen Touran, che in qualche anno di "convivenza" gli ha dato non poche delusioni...

29 maggio 2010 - 21:51

D'accordo, c'è del rancore in questa “prova su strada” che un navigatore di Metanoauto ha scritto sulla sua Volkswagen Touran, che in qualche anno di “convivenza” gli ha dato non poche delusioni (leggi articolo). E certamente in alcune righe questo giornalista improvvisato si è imbarcato in considerazioni tecniche improprie o non dimostrabili (penso per esempio alla rumorosità della plancia attribuita alla scarsa rigidezza del telaio mentre potrebbero esserci altri motivi più rassicuranti). Però questa prova ci deve far riflettere. Perché evidenzia la stridente differenza tra le sensazioni che ci trasmette un giornalista che prova un modello di vettura e quelle che invece prova in prima persona un normale cittadino che compra di tasca sua quello stesso modello. Da una parte, sogni profusi a piene mani o descrizioni anche più sobrie ma raramente critiche fino in fondo; dall'altra, la dura realtà quotidiana, fatta di piccoli e grandi difetti, guasti, costi di esercizio e svalutazione dell'usato. Da una parte si legge che “la linea di cintura mette in rilievo i passaruota, segna i muscoli e suggerisce un certo dinamismo”, dall'altra nella dinamica di tutti i giorni si scopre a proprie spese che quei passaruota-muscoli così sporgenti con cui designer e giornalisti (ognuno per conto proprio?) ci avevano sedotto sbattono troppo facilmente contro muri di garage, dissuasori e quant'altro.

Certo, il proprietario-giornalista confonde tra le impressioni di guida fatte in mezza giornata in località amene (e graditi ospiti dei costruttori) con prove fatte in pista col sudore dei collaudatori e gran dispiego di strumentazione, gli uni e l'altra ben più sensibile e attendibile di un proprietario. Ma anche quelli più approfonditi sono spesso test limitati a quando il mezzo è nuovo: solo raramente si fanno prove di durata (costano, tanto che ultimamente ci si fa fornire dai costruttori anche le auto per questo tipo di test, che prima qualcuno acquistava in incognito).

Ovviamente tra la lettura e la guida ci sarà sempre tanta differenza. Se non altro perché ai giornalisti vengono fatte provare versioni superaccessoriate su percorsi ameni e scelti dalle case automobilistiche per esaltare le doti del mezzo e dare piacere a chi lo guida (anche durante le soste). Ma questo è già nel conto. Il problema è che non di rado si leggono articoli davvero enfatici. Alcuni sono anche gradevoli a leggersi (anche se poi, a ben vedere, confronti gli svolazzi di scrittura nel tempo e scopri che lo stesso giornalista che ne ha inventato uno azzeccato anni fa finisce col riproporlo nel tempo in modo stucchevole), ma poi alla fine chiudi il giornale e ti accorgi che ne hai letto anche 12 pagine su una sola vettura senza poter capire come va davvero e quali sono tutte le sgradevolezze d'uso cui andrai incontro appena uscito dalla concessionaria. La colpa è non solo e non tanto dei miei colleghi, ma soprattutto di chi raccomanda loro di scrivere così. I risultati di vendita dei giornali (che trapelano a fatica) dimostrano che il pubblico, che magari anni fa si lasciava pure trascinare, oggi tende a scappare. Magari sarà solo colpa della crisi. Ma una seria riflessione non farebbe male.

fonte – mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com

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