Prosciolto papà, dimenticò figlio in auto morto di caldo

Prosciolto il padre che dimenticò il piccolo in auto, poi morto per il caldo. I giudici: "Amnesia dissociativa"

29 settembre 2014 - 10:00

Incapace di intendere e di volere in quel preciso istante: Andrea Albanese, nel giugno del 2013, quando dimenticò in auto il figlio Luca di 2 anni, trovato morto dopo 8 ore passate sotto il Sole, non può essere processato. Lo scrive il quotidiano locale La Libertà. Il gip Elena Stoppini ha deciso per il proscioglimento. Decisiva è stata la relazione di psichiatri d'accusa e difesa, concordi nel dire che era in preda ad “amnesia dissociativa” quando lasciò il bimbo e andò a lavorare, anziché portarlo all'asilo. Il piccino morì per asfissia dopo ore passate nell'abitacolo rovente. L'uomo era stato indagato per quella vicenda dalla procura di Piacenza: un atto dovuto che portò durante le indagini preliminari a due perizie psichiatriche. Quegli esami avevano fatto appunto emergere nei mesi scorsi che la mattina della tragedia, quando il papà avrebbe dovuto lasciare il figlio all'asilo nido come ogni mattina, fu colto da amnesia dissociativa.

DI CHE SI TRATTA – “Un buco nero nell'attenzione, una fase in cui si è proiettati anziché su quello che si sta facendo, su ciò che si dovrà fare successivamente. Ciò fa si che la mente memorizzi un' azione come già fatta, mentre così non è ma non ce ne ricordiamo”: a parlare è la psicologa e psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico) e supervisore Emdr (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, un metodo utilizzato per la cura di disturbi post-traumatici). Così la Vinciguerra descrive l'amnesia dissociativa, che ha portato al proscioglimento di Andrea Albanese, il papà riconosciuto incapace di intendere e volere quando dimenticò in auto il figlio Luca di due anni, morto dopo otto ore sotto il sole. Il tutto “deriva spesso dall'abitudine, da comportamenti automatici nei quali non mettiamo la dovuta attenzione: un gesto quotidiano, una prassi come quella di portare il bimbo a scuola è legato in questo caso a un processo pratico di disbrigo di un'incombenza piuttosto che a un'emozione, mentre dovremmo proprio recuperare la fase emozionale di ciò che facciamo per evitare di commettere errori che in alcuni casi possono essere fatali”. Non solo: quanto è accaduto nella mente del papà di Piacenza, ovviamente con conseguenze meno tragiche, “è una cosa comune, la nostra quotidianità è piena di piccoli atti mancati e lo stress che accumuliamo per le tante cose da fare gioca un ruolo rilevante, perché tendiamo a eliminare tutto ciò che è abitudine, prassi. Dovremmo invece imparare a fare una cosa per volta, pensando solo dopo alla successiva, allenando la parte destra del nostro cervello, quella legata alle emozioni, a sentire”.

L'UOMO SU FACEBOOK – “La sentenza di non luogo a procedere nei miei confronti non è un successo per nessuno, se non per la giustizia e per la nostra battaglia per la diffusione dei sistemi anti abbandono”, scrive su Facebook Andrea Albanese. “Fino a poco più di un anno fa non sapevo nemmeno cosa fosse l'amnesia dissociativa, poi mi ha distrutto la vita. Ora sono qui a testimoniare che si tratta di una patologia più frequente di quanto si pensi, subdola, improvvisa e transitoria, il più delle volte innocua ma, in combinazione con molta sfortuna, pericolosissima. Spesso non ci si accorge di nulla finchée non capita quando non deve capitare”. “Per il mio assistito è positivo, ma non cambia la sostanza del problema. Io mi sono applicato ad un aspetto marginale della vicenda: il processo, per quanto importante, non è che un aspetto secondario di una vicenda tragica”, è il commento di Paolo Fiori, legale di Albanese. Intanto, l'uomo continua la battaglia per dotare le auto di un dispositivo acustico che segnali all'occorrenza la presenza del bimbo a bordo, sul seggiolino. “Si applica tuttora a questo scopo con altri – ha confermato il legale -: cerca di ottenere che il Parlamento, prima o poi, si faccia carico di questo adempimento. Credo sia un modo, per quanto possibile, e lo è in modo molto limitato, di dare un senso alla tragedia che l'ha colpito in modo da evitare che si ripeta”.

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