Pompei: auto nel fiume. Una ringhiera al posto del guardrail!

In seguito a uno schianto fra due auto, a Pompei, una precipita nel fiume Sarno: non c'era il guardrail, ma una ringhiera

25 novembre 2013 - 7:00

Cominciamo dal fatto, che risale a settimana scorsa. A Pompei, in seguito a un incidente fra due auto, una macchina precipita nel fiume Sarno e viene inghiottita dalle acque. I sommozzatori (vedi foto) non sono ancora riusciti a trovare la macchina e gli occupanti. Una proveniva dalla periferica via Casone, in direzione di Pompei, mentre l'altra – proveniente da Scafati – era diretta verso Castellammare di Stabia proveniente da Scafati. All'incrocio tra via Casone, via Ripuaria e via Antonio Morese le due vetture si sono scontrate in maniera violentissima, tanto che un veicolo è stato scaraventato contro il parapetto, sfondandolo, e precipitando nel fiume. In pochi istanti, secondo le testimonianze, l'auto e gli occupanti sono stati inghiottiti dalla corrente, mentre il guidatore dell'altra auto non ha riportato alcuna ferita.

QUALE DINAMICA – Un parente della 51enne racconta che Nunzia stava accompagnando la figlia alla stazione ferroviaria: qui doveva prendere un treno per andare all'università. Il marito della donna, dipendente dell'agenzia delle entrate di Castellammare, non vedendo rientrare la moglie si è allarmato e ha telefonato al cugino. Così, tutti e due, hanno ripercorso la strada che di solito segue la moglie e quando hanno visto il trambusto, hanno realizzato che nell'incidente potevano essere rimaste coinvolte proprio Nunzia e Anna: e così è stato. Per capire l'esatta dinamica dello scontro, diversi elementi decisivi sono stati forniti dalle telecamere di un vicino albergo, le quali hanno filmato la scena dell'incidente. A bordo della Fiat Panda precipitata nel fiume, c'erano Nunzia Cascone, 51 anni, e sua figlia Anna Ruggirello di 20 anni. Un'altra macchina (una Grande Punto), guidata da un uomo, ha tamponato la Panda delle due donne. La Panda è andata a sbattere contro un parapetto di ferro, per metà divelto, e poi è precipitata nel fiume. A valle dell'incidente, c'è una grata che interrompe la corrente: l'auto non può essere finita in mare ma, nonostante il fondale arrivi circa ai sei metri e la larghezza del fiume sia esigua in quel punto, della macchina non c'è traccia. Va detto che l'uomo, responsabile del sinistro, quando ha visto l'auto in acqua, intendeva tuffarsi nel fiume per tentare di salvare le donne: alcuni passanti, intuendo che gli sarebbe costata la vita, lo hanno trattenuto per evitare che si verificasse una seconda tragedia.

ALTRO CHE GUARDRAIL – Sulla questione è intervenuto Maurizio Caprino che, sul blog Strade sicure, si chiede polemicamente: “Si può finire inghiottiti da un fiume con una Panda solo perché si è stati tamponati da un'altra auto? Si può: è successo a Pompei (Napoli), a una madre a e sua figlia. Le stanno cercando nel Sarno, speriamo le trovino vive. Il punto è che non dovrebbe accadere: quel ponte aveva solo una ringhiera in ferro, poco più di quella dei balconi di casa”. Eppure, quello tecnicamente è un “punto singolare” su cui mettere un guardrail: lo stabilisce, ricorda Caprino, l'articolo 3 delle istruzioni tecniche approvate con il Dm Infrastrutture del 21 giugno 2004, che cita i ponti proprio al primo posto dei punti da proteggere. È ormai da parecchi anni che si parla di migliorare il parapetto lungo tutto il fiume, ma mai nulla è stato fatto. Possibile che in Italia si debba arrivare alla tragedia, molto spesso, per cercare di risolvere un problema? Possibile che le amministrazioni siano così sciatte? Davvero il gestore della strada non ha le risorse per i guardrail? E non c'è nessun ente che controlla e sanziona un gestore così sciatto?

DIVERSI PUNTI PERICOLOSI – E non è certo il primo caso di strade trascurate, senza adeguata protezione. Al di là della più grave disgrazia stradale italiana (bus precipitato nella scarpata dal viadotto di Acqualonga, con 40 morti), su cui le indagini sono ancora in corso, ricordiamo uno dei tanti: nel 2010, SicurAUTO.it denunciò che, a Capo d'Armi (Reggio Calabria), la preesistente e pericolante pseudo ringhiera di sicurezza posta sul precipizio è stata assicurata all'attiguo guardrail, non si comprende secondo quale scellerato criterio, con fil di ferro. Esponendo così ulteriormente in pericolo la pubblica e privata incolumità, atteso, che, tra l'altro, sul fondo del precipizio vi è una strada in terra battuta, strutture edilizie utilizzate dall'uomo e un terreno per la coltivazione di ortaggi. Questo breve tratto di strada che attraversa il paese di Lazzaro, qui – scrivevamo – lo conoscono tutti per il grado di pericolosità delle sue curve e per l'elevato numero di incidenti che da anni tinge di rosso il suo manto d'asfalto, per tale motivo ci si aspettava una maggiore attenzione da parte degli organi preposti a garantire la sicurezza stradale e a tutelare l'incolumità pubblica. Quello che avrebbero dovuto fare anche a Pompei, e in tanti altri punti maledetti e pericolosissimi.

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