Polstrada di Como annullava multe Tutor, arrestato il comandante

A Como, uno scandalo legato alle multe annullate senza motivo: uomini della Polstrada avrebbero omesso di notificare 1.500 contravvenzioni

27 marzo 2014 - 6:00

A sentire le accuse c'è da mettersi le mani nei capelli: falso, abuso d'ufficio e peculato. Il motivo? Multe sparite, dati cancellati dai server, uso delle macchine di servizio per scopi assolutamente ed esclusivamente personali, nonché un verbale falsificato per salvare il figlio di un collega. Ecco spiegato l'arresto e l'azzeramento dei vertici della Polizia stradale di Como. Patrizio Compostella e Gianpiero Pisani, rispettivamente comandante e vicecomandante del settore, sono stati fermati assieme ad altri tre poliziotti, con un blitz scattato all'alba di ieri. L'operazione è nata nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Como in collaborazione con Guardia di finanza, Polizia giudiziaria della Polstrada e comparto regionale della Stradale.

QUELLE MULTE SPARITE NEL NULLA – Tutto è partito un anno fa, quando 1.500 multe da Tutor (il sistema che misura la velocità media e sanziona chi sgarra) sparirono, per non essere poi mai notificate. Ventisei gli indagati, di cui quattro sospesi dal servizio: fra questi c'è un funzionario della questura e il capo ufficio verbali della Polizia locale di Como. Ieri, si sono susseguiti accertamenti e perquisizioni sia nelle abitazioni degli agenti sia negli uffici frequentati dagli indagati. Alla fine, l'ordinanza di custodia cautelare ha portato in carcere il vicecomandante, mentre gli altri quattro fermati, comandante compreso, sono ai domiciliari.

QUALI ACCUSE – Usiamo il condizionale, perché non c'è stata nessuna condanna: gli agenti avrebbero evitato di notificare 1.500 sanzioni rilevate dal Tutor lungo l'autostrada Milano-Bergamo fra il 2009 e il 2013, modificando i dati contenuti nei database del sistema. Una volta messo il naso nel “cervellone” del sistema, alteravano le specifiche della singola multa: inventavano ricorsi mai effettuati dagli automobilisti per ottenere l'annullamento automatico. Ma perché tutto questo? A quanto pare, nessun guadagno diretto per i poliziotti, nessun favoritismo a qualche amico; l'obiettivo era molto più semplice: se i verbali sparivano, c'era meno da lavorare. Si evitavano accertamenti e notifiche. Per lo Stato, che avrebbe dovuto incassare le multe, si parla di un danno di centinaia di migliaia di euro. Va poi capito bene perché mai riuscissero a far annullare le multe coi ricorsi. Allora, a che sono servite le varie riforme dei ricorsi, inclusa quella del 2010 che impone la trasmissione della sentenza alla Stradale? E se il sistema dei ricorsi e delle multe è stato alterato e intasato, chi ha davvero vinto il ricorso contro una multa da Tutor rischia di vedersi recapitare una cartella esattoriale per quel verbale non pagato?

SECONDO OBIETTIVO – In parallelo, i poliziotti avrebbero cancellato multe ricevute fuori dall'orario di lavoro: non solo eccesso di velocità, ma anche divieto di sosta e passaggi col semaforo rosso. Gli agenti ammettevano di aver commesso la violazione ma perché impegnati in servizi operativi per conto della Polstrada. C'è di più: il figlio di un dirigente della questura di Como responsabile diretto di un incidente stradale è stato “perdonato” dagli agenti. Che addirittura, con una rapida modifica a un verbale, avrebbero appioppato la responsabilità del sinistro all'altro automobilista coinvolto. Il quale era invece innocente. Ma si sa che, in questi casi, il verbale delle Forze dell'ordine ha un peso molto rilevante, ancor più del Modulo blu della constatazione amichevole. Per chiudere “in bellezza”, c'è anche l'uso a scopo privato delle auto di servizio: venivano utilizzate per portare i figli a scuola. “La situazione è seria – ha commentato il sindaco di Como, Mario Lucini -. Un'indagine che riguarda forze dello Stato mi preoccupa molto. Per le notizie che ho ricevuto dal comando pare che il coinvolgimento della Polizia locale sia marginale, anche se il quadro generale resta grave”. Le sezioni locali dei sindacati di polizia Siulp e Sap hanno diffuso una nota in cui esprimono solidarietà ai colleghi indagati: “Pur non conoscendo le motivazioni che hanno portato ai provvedimenti, siamo sicuri che i poliziotti coinvolti potranno dimostrare la loro estraneità ai fatti”. Lo speriamo anche noi, perché si tratta di una vicenda distruttiva per l'immagine della Stradale: ricordiamo che si tratterebbe, se e quando le accuse diverranno sentenze di condanna definitive, di poche mele marce, all'interno della Polstrada. Ci sono poliziotti che svolgono il loro lavoro con amore, passione e coraggio, mettendo anche a repentaglio la propria incolumità, per difendere la sicurezza (anche quella stradale) del cittadino. A fronte di stipendi che non arricchiscono. Ma tant'è: lo scandalo lascia davvero l'amaro in bocca.

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