Perderemo la Maserati?

Perderemo la Maserati? Marchionne vuole applicare il suo nuovo contratto di lavoro anche alla fabbrica ex-Bertone che dovrebbe produrre le future Maserati. La Fiom non ci sta. In gioco c'è il futuro italiano del Tridente

Marchionne vuole applicare il suo nuovo contratto di lavoro anche alla fabbrica ex-Bertone che dovrebbe produrre le future Maserati. La Fiom non ci sta. In gioco c'è il futuro italiano del Tridente

21 Aprile 2011 - 08:04

La Fiat e la Fiom, il più battagliero tra i sindacati dei metalmeccanici che continua a ostacolare i piani del Lingotto, sono di nuovo ai ferri corti, questa volta per il futuro del marchio Maserati. Il motivo dello scontro è sempre e solo uno: il nuovo contratto di lavoro che l'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, oltre che agli stabilimenti di Pomigliano d'Arco e di Mirafiori, vorrebbe ora applicare anche a quello ex-Bertone dal quale dovrebbero uscire i futuri modelli del Tridente, ora prodotti nella fabbrica di Modena ritenuta inadeguata.

SERGIO, L'ASTUTO – Marchionne sostiene che la posizione della Fiom «impedisce il piano d'investimenti del gruppo in Italia. Se si va avanti così, produrremo la nuova Maserati altrove». Quell'”altrove” ha ovviamente provocato le allarmate reazioni di Fim, Uilm e Fismic, le altre sigle sindacali dello stabilimento, favorevoli a Marchionne, ma in minoranza rispetto alla Fiom, le quali hanno chiesto che in caso di fallimento della trattativa i nuovi modelli vengano almeno prodotti in Italia. Ma anche qui Marchionne è stato tanto astuto quanto vago, dichiarando che la decisione definitiva non è stata ancora presa, un'allusione nemmeno tanto velata al fatto che la linea di montaggio dei futuri modelli Maserati, come già è capitato per altri della galassia Fiat (la monovolume “LO” e la nuova Lancia Ypsilon), potrebbe migrare oltreconfine.

SACCONI NON STA A GUARDARE – La frase, oltre a costituire un ulteriore elemento di pressione sulla Fiom e sui suoi leader, è stata evidentemente gettata sul tavolo del confronto per suscitare la reazione del Governo, magari con l'obiettivo di convincerlo ad ammorbidire la posizione del sindacato. E infatti la reazione non s'è fatta attendere: il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha dichiarato immediatamente che qualora la situazione si facesse critica, ovvero prendesse corpo l'ipotesi di spostare la produzione Maserati fuori dall'Italia, «il governo non resterebbe a guardare». Fiom ha risposto a Marchionne di aver predisposto per il prossimo 2 maggio un referendum tra le maestranze Bertone, che dovranno pronunciarsi sull'unica proposta dell'azienza: l'accettazione o meno del contratto. Insomma: si tratta di mangiare la minestra, ossia accettare la proposta contrattuale Fiat che Fiom vede come il fumo negli occhi, o di saltare la finestra, ossia lasciare che da lì la Maserati prenda il volo. Decisione difficile dalla quale potrebbe dipendere che un altro pezzo pregiato dell'Italia automobilistica resti ancora qui da noi o se ne vada forse verso altri lidi.

1 Commento

francesco
22:01, 2 Maggio 2011

la Fiom finalmente ha detto, ai suoi iscritti, di votare SI!!!!! Finalmente. Che sia l'inizio di una nuova crescita industriale!!!!!!!!!

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