La patente a punti ha compiuto sei anni, delineando una storia continua di aliquote di questi perduti,  riconquistati, ricevuti in bonus e persino venduti (o acquistati) tramite Internet....

28 dicembre 2009 - 20:49

La patente a punti ha compiuto sei anni, delineando una storia continua di aliquote di questi perduti,  riconquistati, ricevuti in bonus e persino venduti (o acquistati) tramite Internet. L’istituto è ancora  giovane; ciò nonostante pare già avere perso il suo smalto originario. Come si ricorderà, nel primo biennio il tasso di incidentalità diminuì di colpo; cosicché, se nel 2002 gli incidenti stradali furono 265.402, l’anno appresso (con l’entrata in vigore della patente a punti)  calarono a 252.271, realizzando quasi il 5% in meno. I morti furono 6.980 nel 2002 e 6.563 nel 2003 (- 6%). L’anno seguente la percentuale di mortalità fu ancora più bassa (-3,5%), così come gli incidenti (-6,7%). Però, già nel 2005, il numero di questi ultimi si abbassò (in percentuale) appena dell’1,4, e nel 2006 solo dello 0,8%.
         
 
Il bonus – Oggi nessuno ha più paura di perdere punti, vista la facilità con cui è possibile riguadagnarne, grazie ai minicorsi di cinque lezioni in una scuola di guida. Poi c’è il bonus  offerto agli automobilisti “virtuosi” (considerando tali pure quelli ch hanno avuto la fortuna di non incappare mai nella rete dei controlli). Infine, c’è una sorta di “mercato nero” organizzato sulla Rete. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2005 (per le violazioni con perdita di punti, quando non sia stata possibile l’immediata contestazione), il proprietario del veicolo ha 30 giorni per comunicare chi si trovava alla guida al momento della contestazione differita. Così l’automobilista, quando sia stato posto nella condizione di essere rimasto sprovvisto di punti, li “compra” dal parente o dall’amico «virtuoso» oppure da chi si renda  disponibile a dichiararsi “trasgressore” per l’occasione. A quale prezzo?  Le cifre che girano in Rete vanno da 400 euro a punto (se stai a zero) a 1400 (per 4).
          Secondo la Direzione generale della Motorizzazione civile ed il Ministero dell’Interno:

nel 2003, i punti persi sono stati 4.428.902 e le infrazioni 1.134.549;
nel 2004, i punti perduti sono stati 8.740.709 e le infrazioni 2.285.787;
nel 2008, i punti tolti sono stati  8.971.814 e le infrazioni 2 milioni;
nei primi cinque mesi del 2009, i punti decurtati sono stati 1.572.426 ed i verbali redatti oltre un milione.
          Dai dati sopra riferiti, appare evidente che gli italiani abbiano ripreso ad infrangere  i precetti contenuti nella disciplina della circolazione stradale al punto da rendere necessaria l’introduzione nell’ordinamento di nuovi interventi normativi. Sono stati proprio questi ultimi a permettere di riguadagnare terreno – nel 2007 – quando sono stati registrati 230.871 incidenti (meno 3% rispetto al 2006) e 5131 morti (meno 9,5%). I dati complessivi del 2008 non sono ancora disponibili perché mancano ancora all’appello quelli delle Polizie locali che rappresentano ben il 55% del totale.
          Secondo l’ASAPS (acronimo dell’Associazione degli amici della Polizia stradale), la vera spallata non sarebbe stata data dall’istituto della patente a punti quanto piuttosto dal giro di vite impresso: a) dalle norme sulla guida in stato di ebbrezza; b)dalla confisca dell’auto; c) dall’enorme aumento dei controlli; d)dai tutores installati sulle autostrade. Insomma, la paura di vedersi scalar  punti dal monte dei venti posseduti avrebbe prodotto un’efficacia dissuasiva soltanto nei primi tempi o almeno sino a quando gli italiani hanno capito come ingegnarsi, adottando il sistema dell’addebito al nonno patentato, alla mamma che non guida più oppure al cittadino extracomunitario collaboratore del proprio datore di lavoro. Infine, male che vada, si può sempre passare per il rotto della cuffia, visto che – ogni due anni – la buona condotta di guida ne fa riguadagnare due. Insomma, il legislatore ha cominciato a pensare che, oggi come oggi, occorrerebbe adoprarsi per trovare il modo di ridare nuovo vigore all’istituto.
        
 
Il tasso di incidentalità – Con riferimento agli incidenti e ai morti diminuiti, c’è un elemento indicatore estremamente significativo: quelli del tasso di incidentalità e del massiccio incremento dei controlli. Con riferimento a questi ultimi, si è passati dai 200mila del 2006 agli 800mila del 2007 e poi al milione e 400 mila del 2008. Nei primi sei mesi di quest’anno ne sono stati già effettuati 734.539, con un incremento del 19,2% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. Ma allora funziona, o no, questa patente a punti? Al 31 marzo 2009,ne sono stati prelevati 50.174.111 dal monte di venti dei 35.587.248 conducenti italiani sanzionati (fanno appena 1,4 a testa). Su 12.635.550 di infrazioni con costo-punti, a fine 2008, 11.735.862 di trasgressori hanno ricevuto una comunicazione di perdita. Ma il fatto è che il corso per riaverli è stato seguito da appena 205.958 conducenti (appena l’1,7%). I punti totali recuperati sono stati solo 1.327.655. Solo il 2,6% dei 50 milioni perduti. Come mai? Troppo difficili i corsi di recupero? Assolutamente no! L’italiano si è accorto che ben di rado c’è l’effettivo bisogno di seguire lezioni, visto che ogni due anni senza infrazioni se ne riguadagnano due. Quelli che hanno dilapidato l’intero patrimonio risultano essere appena 99.857 che – in sei anni – hanno dovuto rifare tutto da capo (in pratica lo 0,28% dei 35 milioni di patentati). Insomma, capitalizzando punti con i bonus ci si può permettere di fare qualche infrazione gratis, ogni tanto.
          Tutto ciò posto, occorre dire che pure la politica ha finito per ammettere che la patente a punti va modificata. Perciò sono in itinere importanti modifiche al Codice della strada che forse porteranno alla eliminazione del sistema dei bonus o che quanto meno potrebbero modificare il sistema di riaccreditamento. Troppo facile dimostrare di aver fatto cinque lezioni in una scuola guida per riavere indietro quanto è stato perso quando, bene spesso, si paga soltanto e si ottiene la certificazione di effettivo svolgimento. Forse occorrerebbe prevedere un esame vero e proprio.
        
 
Conclusione sulle donne al volante – Che i luoghi comuni sulle donne alla guida siano ampiamente falsi, dovrebbe essere noto a tutti. Secondo l’ACI, a fronte del 57% di patenti attive intestate a maschi e del 43% intestato a donne, i guidatori coinvolti in incidenti in ambito urbano sono per il 70% uomini. Inoltre, la minore propensione a trasgredire il Codice è indicata proprio dalla perdita dio punti della patente:, dato che l’80% è a carico della popolazione maschile. Le donne battono gli uomini soltanto per le infrazioni legate al mancato uso delle cinture ed all’uso del cellulare senza il dispositivo “viva voce”. Però cresce l’assunzione di alcool prima di mettersi in viaggio, se è vero (com’è vero) che – nei primi sei mesi del 2007 – il 5,5% delle ragazze sottoposte a test dalle Forse dell’ordine è risultato positivo. 

fonte – primonumero

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