Opel perde ancora, ma…

La tedesca Opel è ancora in perdita, ma il l'amministratore delegato Karl-Friedrich Stracke vede progressi

8 maggio 2012 - 6:00

Vediamo il bicchiere mezzo vuoto: l'americana General Motors ha appena reso note le perdite trimestrali di 256 milioni di dollari della controllata tedesca Opel. E ora il bicchiere mezzo pieno: l'amministratore delegato Opel, Karl-Friedrich Stracke, nota “segnali di progresso, sebbene non sia assolutamente soddisfatto dei conti”.

LETTERA – In una lettera ai dipendenti della Casa tedesca il ceo Karl-Friedrich Stracke osserva che – dopo un debole avvio nei primi due mesi di quest'anno – a marzo le vendite di Opel sono migliorate: “Secondo le cifre Acea, Opel a marzo era al terzo posto nel'auto. Quanto ai costi del materiale, abbiamo addirittura superato i target di riduzione dei costi nel primo trimestre”. E quella perdita trimestrale di 256 milioni di dollari? Stracke ha osservato che “a fronte delle difficoltà dell'economia in Europa, le nostre perdite non sono una sorpresa per nessuno”. Ci sono difficoltà per (quasi) tutti: “Anche altri Costruttori con volumi importanti nelle scorse settimane hanno presentato cifre analoghe per il primo trimestre per le loro attività in Europa”. Stracke ha poi fatto un'aggiunta importante: “Siamo concentrati nel ritornare in utile”, mentre continuano i colloqui con i sindacati sulle sovraccapacità e degli impianti.

PROBLEMA EUROPA – Il fatto è che il Vecchio Continente, specie a Sud, delude. Non è facile vendere macchine a famiglie in crisi di liquidità, e spaventate da situazione scottanti come la Grecia (e la stessa Italia, in parte). Di recente, il CEO del Gruppo GM, Dan Akerson, ha detto che il futuro di Opel è da definire.

TENSIONE – L'atmosfera non è delle migliori nella fabbrica britannica Opel/Vauxhall di Ellesmere Port: 2.500 lavoratori sono sul chi va là. Entro fine mese, il Gruppo GM deciderà il da farsi. Qui potrebbe essere assemblata la prossima generazione dell'Astra, la cui attuale serie è costruita ad Ellesmere Port. Ma se gli americani decidessero di mettere una croce sullo storico sito inglese, sarebbe un colpo durissimo per operai e sindacati. È il dramma della recessione, con le aziende a caccia di manodopera a basso costo: stando alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, potrebbe esserci il trasferimento produttivo dell'Astra da Rüsselsheim alla Polonia, anche per una maggiore flessibilità.

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