Numero unico 112: disastro (per ora)

Milano, il numero unico di emergenza 112 non funziona

15 gennaio 2014 - 8:00

La teoria è semplice: il 4 dicembre 2013, in tutta la Provincia di Milano, è entrato in funzione il call center unico per le Forze dell'ordine (Vigili del fuoco, Polizia di Stato, Carabinieri ed emergenza sanitaria). I vecchi numeri restano comunque operativi. Il 112 non si sostituisce agli attuali numeri di emergenza (112 dei Carabinieri, 113 per la Polizia di Stato, 115 Vigili del fuoco e 118 soccorso sanitario), che rimangono attivi: il sistema farà confluire automaticamente tutte le chiamate al 112. Si è esteso così anche al territorio milanese il progetto realizzato dal ministero dell'Interno e da Regione Lombardia attraverso l'Azienda regionale emergenza urgenza (Areu). Ricordiamo che il progetto ha portato all'attivazione del primo call center di questo tipo in Italia, il 21 giugno 2010, a Varese (esteso poi alle Province di Como, Lecco, Monza e Bergamo, per un totale di oltre 3,5 milioni di abitanti). Ma le cose non stanno andando come dovrebbero.

ALTRO CHE RAPIDITÀ – Sulla carta, qual è l'obiettivo del numero unico? Il 112 è un servizio gratuito che garantisce la tempestività dei soccorsi: spesso, pochi secondi possono essere decisivi per la cura (talvolta per la sopravvivenza) di chi necessita di aiuto, anche in caso di sinistro automobilistico. Punto di forza del servizio è l'identificazione e localizzazione della chiamata, che consentono in pochi secondi di individuare la posizione del chiamante e di smistare le telefonate verso le centrali operative di competenza: Vigili del fuoco, Polizia di Stato, carabinieri ed emergenza sanitaria. Va poi considerato il problema delle chiamate inappropriate: errori, scherzi sciocchi, telefonate di altro genere che nulla hanno a che fare con l'emergenza. Il numero unico 112 dovrebbe permettere di filtrare le chiamate inappropriate (circa il 50% di quelle ricevute) e di passare solo le chiamate di effettiva pertinenza. Anche questo va a favore della tempestività dei soccorsi. Ma, come denuncia il Giorno, il numero unico di emergenza 112 non funziona. L'episodio più recente è proprio dell'altra sera a Milano, quando la pattuglia della Volante è arrivata con troppo ritardo e ha dovuto giustificarsi per la comprensibile rabbia della vittima di una rapina. Ritardi che in alcuni casi hanno sfiorato anche i 40 minuti. Il 1° gennaio 2014, invece, un'altra pattuglia si è presentata tardi in casa del bambino ferito alla mano da un petardo.

QUALI POSSIBILI SCENARI – Un dirigente tecnico della Polizia spiega con un esempio qual è il guaio che non fa funzionare il sistema: un cittadino chiama il 113 per un'aggressione e la telefonata viene raccolta da un operatore civile del “112, Numero unico”, che scrive su un pc i dati che dovrebbero essere letti in tempo reale da un poliziotto in questura per far partire l'intervento. In realtà, l'operatore sente, poi chiude, trascrive il rapporto e lo “spedisce” in questura con un altro programma. Quando la giornata è di quelle maledette, il ritardo è inevitabile. I due software, quello della Telecom e quello della polizia a Milano, non si parlano ancora bene. Dovrebbero interfacciarsi. E non lo fanno alla perfezione.

CHE COSA RICORDARSI – A maggior ragione, visti i ritardi del 112, in caso di incidente automobilistico, le informazioni da fornire, una volta che ci si è presentati al 112, sono le seguenti:

  1. Cosa è successo: la dinamica dell'incidente descritta in maniera sintetica serve ad orientare i successivi soccorsi;
  2. Dove è successo: definire in modo preciso il luogo dell'incidente evita ritardi o inutili perdite di tempo. Nel nostro caso riferimenti stradali, locali o negozi nelle vicinanze possono essere di aiuto;
  3. Quante sono le persone coinvolte: anche il numero delle persone infortunate è da riferire per permettere ai soccorsi di portare il giusto numero di operatori che devono intervenire sul posto;
  4. Quali sono le lesioni presenti: una volta accertato lo stato di coscienza e la respirazione andrebbero riferite eventuali lesioni presenti quali ad esempio sanguinamenti, segni di shock, impossibilità ai movimenti, dolore etc. Ricordiamoci che non è importante fare una diagnosi ma riferire quello che vediamo;
  5. Da quale numero si chiama: la centrale registra tutte le chiamate e riesce a visualizzare il numero del dispositivo dal quale telefoniamo ma non è errato fornire comunque il nostro numero e il nostro nome nel caso vi fossero dei problemi. È importante poter essere contattabili nel caso fossero necessari ulteriori chiarimenti.

2 commenti

Daniele
10:31, 15 gennaio 2014

I due software, quello della Telecom e quello della polizia a Milano, non si parlano ancora bene. Dovrebbero interfacciarsi. E non lo fanno alla perfezione.

Ma io dico… siamo in un modo ormai informatizzato da anni: come cavolo è possibile che due software non si interfaccino ora che è stato attivato il numero unico di emergenza? è la prova che il sistema è stato messo in piedi senza le dovute sperimentazioni. Qui non si parla di patate, ma di emergenze dove, purtroppo, anche pochi secondi persi possono avere tragiche conseguenze.

Gabriele
14:50, 13 marzo 2014

Oggi ho chiamato i VVF per un piccolo incendio in appartamento, Il CallCenter ha voluto tutti i dati, idirizzo, piano citofono e descrizione del problema, solo alla fine mi ha messo in contatto con i VVF, che ovvaimente hanno richiesto tutte le informazioni logistiche.
Morale: due descrizioni del problema prima che i VVF partissero dalla caserma. Doppio tempo di attesa, doppio danno causato dal fuoco.

Cosa serve descrivere all'operatore il motivo dell'intervento se poi si deve ripetere?
Anche il Vigile del Fuoco, dopo l'intervento ha confermato che si perde tempo con la CURIOSITA' degli operatori del CALLCENTER.

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