Mike Robinson: intervista ad un car designer innovatore

Diamo uno sguardo al futuro dell'auto, attraverso le parole di un personaggio carismatico che ha fatto del design automobilistico la sua vocazione

8 aprile 2015 - 15:00

Oggi vi parleremo di un geniale e poliedrico Car Designer che abbiamo incontrato, Mr. Mike Robinson. Origini americane, ma italianissimo d'adozione, dal 1975 lavora e vive a Torino, città simbolo del design automobilistico italiano. Robinson ha ricoperto la carica di Brand manager e Direttore del design in Bertone, Fiat e Lancia ed è stato designer alla Ford USA, alla Volvo e alla carrozzeria Ghia di Torino. Alcune delle sue creazioni più importanti sono state dei veri successi commerciali come le Fiat Bravo e Brava, la Lancia Ypsilon, il Fiat Ducato e la FAW Besturn X80. Inoltre, Robinson ha disegnato delle interessanti concept car che vi mostriamo nella gallery a destra. Alcuni esempi sono la Lancia Dialogos, Bertone Alfa Romeo Pandion, Bertone Nuccio e Aston Martin Jet 2+2 One-off. In questi interessanti spunti Mike ci spiega la sua innovativa visione del car-design, svelando come cambierà l'approccio  uomo-macchina e la relativa sicurezza a bordo. Inoltre conclude con interessanti consigli per chi vuole intraprendere l'affascinante carriera del designer di automobili.

Ingegnere Robinson, secondo lei progettare un'automobile presso il centro stile interno della Casa Madre può avere dei vantaggi competitivi rispetto ad affidare lo studio a una società di consulenza esterna?

La soluzione migliore è senza dubbio un equilibrato mix, la conferma arriva dalla mia duplice esperienza. Ho lavorato per molti anni sia all'interno delle Case automobilistiche, come direttore centro stile di Lancia e Fiat, sia come esterno, in quanto CEO di ED Design. Il centro stile interno conosce molto bene le dinamiche di marketing del brand ed è facilitato a seguire il progetto fino alla realizzazione in fabbrica. Tuttavia l'esperienza diretta nelle Case mi ha insegnato che prima di realizzare le vetture era attuata una selection di progetti provenienti sia dall'esterno che dall'interno. Quindi erano realizzati 5 modelli, 2 diretti dal centro stile del Brand e gli altri preparati da aziende del calibro di Pinifarina, Bertone e Giugiaro. La scelta ultima era affidata alla dirigenza aziendale, la quale aveva il compito di selezionare il modello ritenuto idoneo.  Secondo me “Il migliore modo per misurare l'intelligenza dell'uomo è il confronto” quindi in un certo senso è giusto accostare le idee e… vinca il migliore. Poi sarà il mercato e i clienti a decretare che la scelta fatta sia quella giusta e di successo.

Gli attori della filiera commerciale, ossia Case, concessionari e venditori, percepiscono il design come leva commerciale o lo tralasciano in funzione di  altre caratteristiche, quali – ad esempio – prestazione, consumi, sicurezza, prezzo, finanziamenti e ritiro dell'usato?

Io sono convito che le figure commerciali, quelli che si trovano a trattare direttamente con i clienti finali, fanno fatica a valorizzare il design come un plusvalore, di fatto è poco classificabile. Il venditore è più sereno “vendendo” altre caratteristiche, fortunatamente il cliente che entra nel concessionario tiene comunque conto del design. Una vettura può costare poco, ma se non è disegnata con cura si auto-elimina. Un bravo commerciale dovrebbe comunque vendere anche il design o perlomeno essere informato della materia, tuttavia il cliente è sempre più aggiornato e attento alle evoluzioni, quindi si fatica a fare leva con questa caratteristica.

Il design “made in Italy” esiste ancora?

La più classica delle domande che ricevo in tutto il mondo, dico di si! Noi stiamo comunque parlando di design delle automobili, può anche avere delle lacune o difficoltà nel momento storico preciso, però il design italiano va oltre le automobili. Nasce con la moda, si dilaga con l'oggettistica (interior desgin) e passa per l'architettura, tutto è design italiano. C'è chi considera persino l'arte culinaria un vero design made in Italy, piatti buoni da mangiare e belli da vedere. Pensi, spesso mi dicono: “tu fai design in Italia, quindi sei il top!”. Io sono convinto che il design italiano abbia un plusvalore da rivendere nel mondo.

C'era una volta l'atelier che “carrozzava” le vetture di serie e le rendeva vere e proprie opere d'arte. Secondo lei il mercato è ancora in grado di apprezzare questo servizio?

Difficilmente, perché il mondo del one-off, ossia chi realizza le vetture su misura, è in forte diminuzione: occorrono ingenti investimenti per realizzare un oggetto del genere. Un vestito fatto su misura dal sarto, può costare poco di più rispetto allo stesso prodotto presente in negozio. Per quanto riguarda le vetture, i termini sono profondamente diversi, il prezzo medio è 27 volte più alto rispetto a quello di una vettura di serie. Il processo di sviluppo che facciamo per realizzare un'automobile può costare anche 10 milioni di euro, quindi, mi faccio pagare 10 milioni per una vettura destinata ad un utente privato? Questo perché i veicoli devono superare l'omologazione da parte degli enti preposti, come il TÜV, non è semplice, occorre tanta attenzione nel progetto e durante lo sviluppo. Ciò è un vero deterrente per le vetture one-off d'atelier destinate ai clienti individuali.

Fare innovazione, puntando alla tradizione è ancora possibile nel car design di oggi?

Io ne faccio tantissima, il modus operandi è l'innovazione. Ho appena presentato al Salone di Ginevra un'automobile da corsa, senza volante e senza vetri (ED Design Torq). Mi hanno guardato come se fossi un marziano! Perciò, esiste la possibilità di fare tantissima innovazione e questo è il modo per rendere interessante il nostro mondo. Collaudare prima i nostri progetti su vetture concept car da salone, poi macchine da corsa ed infine vetture di tutti i giorni. Dunque c'è un lungo follow-up per entrare in produzione, in questa fase stiamo vivendo una trasformazione da una vettura 100% meccanica a 50%/60% elettronica. La stessa elettronica cambierà totalmente l'automobile che conosciamo oggi e una volta che s'inizierà a sostituire i pezzi meccanici con i pezzi elettronici, si avrà un fortissimo cambiamento generazionale. Tante persone non sono pronte per comprendere i reali cambiamenti e quindi dobbiamo per forza usare l'innovazione per gestire le trasformazioni che verranno con noi o senza di noi.  È un momento fantastico per la nostra generazione, vedremo una trasformazione da vettura 100% manuale a 100% autonoma. Siamo noi responsabili di questa trasformazione è un momento favoloso per essere nel mondo del Car Design.

Su quali mercati il suo design è più apprezzato e richiesto?

E' difficile collocare un'area geografica, tuttavia nel 2009 sono arrivato in Bertone e il primo progetto fu un SUV, l'X80 destinato alla Casa cinese FAW Besturn, uno dei più grandi costruttori del continente. Questa vettura è in produzione da più di un anno con un successo di mercato notevole. Il mio modello vende più di tutte le altre vetture dell'interna gamma della stessa Casa. La mia soddisfazione è stata quella di spiegare ai tecnici cinesi il modo di disegnare e realizzare un'automobile di successo.

Le vetture di domani saranno in grado di guidare autonomamente, quindi l'abitacolo della vettura sarà completamente rivisto. Questa nuova conformazione come influenzerà il design del corpo vettura?

Pensi, io ho iniziato a lavorare su un progetto di vettura autonoma nel 1996, quando operavo nel centro stile Lancia. Il primissimo modello, denominato Lancia Dialogos, rappresentava una particolare concept car con il sedile anteriore che ruotava di 180° gradi, con configurazione “vis a vis”.  E' stato un grandissimo successo nella veste di Concept car, meno sotto l'aspetto commerciale; dal prototipo nacque la Lancia Thesis. Oggi lavoro su una ricerca innovativa denominata Ambrogio (come lo chauffeur di una nota pubblicità di cioccolatini), ossia la metafora dell'autista digitale che ci aiuta a  guidare nel futuro. L'opinione pubblica non è sempre stata magnanima, spesso mi sono sentito dire: “Cosa ci fa un'automobile senza volante! Se togli il volante togli il godimento di tutta l'auto”. A mio avviso nel 2040, massimo 2050, verrà obbligatoriamente proibito viaggiare sulle strade pubbliche con il volante. Pensi che ogni anno nel mondo perdono la vita milioni di automobilisti, questa guerra per eliminare il volante di fatto salverà molte vite, cancellando gli incidenti, oltretutto diminuiranno anche i costi di assicurazioni, soccorsi e sanità.

Apple ha inventato lo Smartphone e il Tablet, ora sta per presentare la sua iCar. Come vede questo sconfinamento nel mercato automotive da parte di un'azienda che ha fatto del Design il suo punto di forza?

Come anticipato, l'auto meccanica sta diventando elettrica e se aggiungiamo il sistema di guida autonoma, le vetture saranno cariche di componenti elettronici avanzati. Questa tecnica non può arrivare dal settore auto, ma deve per forza approdare dal settore dell'information technology. Quindi, lasciamo a loro l'onere e l'onore di sviluppare l'elettronica avanzata; “se non lo fai se out.. sei fuori!”

Qual è stata la sua prima vera vettura disegnata? E L'ultima?

La prima vettura totalmente disegnata da me fu la Concept Car Ford Ghia Vignale TSX-4, una station wagon bianca presentata al salone di Torino del 1984. Tale vettura fu l'antesignana della Ford Taurus. All'epoca Ford faceva delle macchine molto squadrate e la TX4 ha cominciato ad ammorbidire la linea della vettura, tirando fuori un look accattivante. Credo che abbia influenzato tutto il design Ford del periodo. L'ultima invece è l'ED Design Torq, vettura presentata al recente salone di Ginevra.

Qual è il suo sogno nel cassetto, ancora da realizzare?

Come anticipato, sto lavorando dal 1996 al sistema di guida autonoma; quindi il mio sogno è quello di vedere “Ambrogio” entrare nelle vetture di serie, nella grande produzione.  Questa tecnologia permetterà di avere una qualità di vita a bordo più ricca, divertente e soprattutto sicura. C'è un progetto molto importante che sto portando avanti per trasformare questo sogno in realtà, siamo sempre più vicini alla meta. Tuttavia, fin che non potrò fare un giretto dentro la vettura, con “Ambrogio” alla guida, io – Mike – non sarò contento!

Quale vettura vorrebbe aver disegnato?

Quando avevo 16 anni e frequentavo il Liceo a Seattle – Washington, il mio sogno era quello di iscrivermi ad architettura, perché amavo disegnare. In realtà amavo anche le automobili, ma non sapevo dell'esistenza dei centri stile creati per disegnare le auto. Un mio compagno di classe cambiò per sempre la mia vita, portando a scuola un poster che ritraeva le linee mozzafiato della Lancia Stratos Zero. Un'auto affascinante alta 80 cm, con un inedito abitacolo il cui accesso avveniva dal parabrezza, tramite l'apertura dello stesso verso l'alto, come la bocca di un coccodrillo. Vidi questa macchina per la prima volta e rimasi scioccato per la bellezza e per l'innovazione, non sapevo di chi fosse, ma avevo solo un indizio, il suo nome: Stratos! Quindi, mi organizzai e cercai in diverse biblioteche (all'epoca non cerano i motori di ricerca) e finalmente trovai tutta la sua incantevole storia. Proprio lì decisi il mio futuro, di fare non solo il Car Designer, ma di trasferirmi a Torino in Italia, a casa di Bertone, Pininfarina e Giugiaro. Quella macchina ha cambiato la mia vita, io sono dell'idea che un uomo con un obiettivo non conosce ostacoli. Il mio sogno di venire in Italia si è avverato ed ho anche lavorato proprio in Bertone “conoscendo” direttamente la Lancia Stratos Zero; la vettura che avrei voluto disegnare.

Un consiglio per i nostri lettori che vogliono intraprendere la sua nobile professione?

Il primo consiglio per la loro carriera è scegliere i propri genitori, sembra una battuta, ma corrisponde alla realtà! La creatività è una questione di DNA, c'è o non c'è! Secondo consiglio è quello di frequentare un'ottima scuola che possa formare con professionalità. Il terzo e ultimo consiglio rappresenta la perseveranza unita all'umiltà, quindi portare avanti la passione con determinazione e non abbandonare la presa al primo singhiozzo.

E ora l'ultima domanda in tema con Sicurauto. La sicurezza, secondo lei ha spinto i designer verso nuove sfide o ha vincolato il lavoro, con eventuali compromessi?

Sicuramente, negli anni '50 e '60 la sicurezza non era presente, si metteva un paraurti cromato per la sola mera decorazione. Comunque in Fiat mi ricordo che avevo fatto una proposta per una plancia con un curva particolare riguardante i modelli Bravo e Brava. I tecnici mi dicevano che ciò non era fattibile, perché la distanza tra il ginocchio sinistro e destro del passeggero non erano identici rispetto alla stessa plancia. Difatti, in caso di incidente frontale, il corpo del passeggero poteva incastrarsi e ruotare, aumentando le eventuali lesioni. Un altro esempio riguarda i famosi paraurti americani, grossi e antiestetici, ora non ci sono più, ma le macchine sono ancora più sicure di prima. I designer talvolta sono costretti a fare qualche cavolata, seguendo l'idea di un tecnico che obbliga la realizzazione di particolari brutti, ma apparentemente sicuri. Nella realtà “a posteriori” sappiamo in molti casi che ciò non è vero. La sicurezza è stata fonte di tantissimi design trend rincorsi nel tempo, vedrà che grazie all'auto con guida autonoma non ci saranno più paraurti, come incidenti laterali, quindi si potranno fare le porte completamente in cristallo. Non ci sarà più il rischio di impattare, sfiorare e allora la macchina sarà 1/3, se non 1/10 del peso delle attuali. Le vetture del futuro funzioneranno con meno energia e inquineranno molto meno, ad un tratto ci sarà tanta sicurezza, molta leggerezza e meno inquinamento. Quindi, sarà un mondo meraviglioso, bisogna solo arrivarci.

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