Notifica multe nei 90 giorni: il ministro Lupi contro Milano

Il ministro dei Trasporti ribadisce che le multe devono essere notificate entro 90 giorni

11 dicembre 2014 - 10:00

È sempre più guerra fra il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e il Comune di Milano. Alla Camera si è parlato delle multe inviate a casa del proprietario del veicolo pizzicato dagli autovelox: è il caso di Milano, che sta spedendo una valanga di verbali per eccesso di velocità rilevato dai nuovi autovelox, operativi da marzo 2014. Dov'è il motivo del contendere? Palazzo Marino ha deciso di far cadere i 90 giorni per la notifica non dal momento in cui è stata effettuata l'infrazione, bensì da quello in cui i vigili visionano il fotogramma. In modo da ovviare al problema della mole di verbali conseguenti all'attivazione degli autovelox automatici. Di qui, l'intervento di Lupi, che ha ribadito la propria posizione contro questa procedura seguita dal Comune di Milano.

RICAPITOLIAMO, UN PASSO PER VOLTA – Il punto di partenza è l'articolo 201 del Codice della strada, che recita così: “Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro novanta giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, ad uno dei soggetti indicati nell'articolo 196, quale risulta dai pubblici registri alla data dell'accertamento”. Quindi, stando all'interpretazione del Comune, quei 90 giorni possono scattare da un qualsiasi momento: se il vigile esaminasse nel gennaio 2017 la foto di un'infrazione del'aprile 2014, i 90 giorni si conterebbero da gennaio 2017. Alla Camera, l'onorevole Gianfranco Librandi ha chiesto al ministro Lupi se questa interpretazione estensiva dell'articolo 201 del Codice della strada da parte delle amministrazioni locali, fortemente penalizzante per i cittadini, sia corretta.

LA PAROLA A LUPI: INTERPRETAZIONE ILLEGITTIMA – “Premettendo che sull'interpretazione dell'articolo 201 del Codice della strada relativamente alla decorrenza dei termini di notifica del verbale di accertamento sono stati interessati anche i competenti uffici del ministero dell'Interno e della Giustizia, lei [in risposta a Librandi] ci richiama alla prassi adottata da alcune amministrazioni comunali, tra cui il Comune di Milano, di far decorrere il termine di 90 giorni per la contestazione delle violazioni del codice della strada non dalla data, come lei ha già detto, di commissione delle stesse bensì da quella in cui gli organi accertatori visionano i fotogrammi fatti dagli apparecchi”. Ecco la batosta contro Milano: “Tale interpretazione estensiva del dies a quo non può essere considerata legittima, lo abbiamo detto con molta chiarezza, è molto chiaro e i Comuni si devono adattare. Come i Comuni chiedono ai cittadini il rispetto della legge, allo stesso modo noi dobbiamo chiedere ai Comuni di rispettare le leggi”.

“PER FARE CASSA” – Ed ecco il secondo affondo: “Qui si tratta per tanti Comuni, in maniera anche qui impropria, di utilizzare gli introiti delle multe – che, ricordo, sono introiti che sono destinati a prevenire e a educare comportamenti sbagliati da parte dei cittadini – per sanare i bilanci”. Ma Lupi si riferisce anche a Milano? Quali sono i “tanti Comuni” di cui Lupi parla? Ossia: il Comune di Milano, non rispettando i 90 giorni, fa cassa sulla pelle di chi guida? Noi crediamo di no: probabilmente è tutto frutto di un malinteso, di un'errata interpretazione del Codice della strada. Forse qui il ministro avrebbe dovuto essere maggiormente esplicito, nominando uno per uno i Comuni che calpestano i diritti degli automobilisti. O forse qualche parlamentare avrebbe potuto chiederlo al ministro. “Il Codice della strada non è fatto e le norme del Codice della strada non sono fatte per sanare i bilanci, l'ideale per ognuno di noi dovrebbe essere, come è giusto che sia, Comuni e cittadini che rispettano le leggi e, quindi, nel Comune multe zero, non multe cento in modo da far diventare le multe una tassazione indiretta, ulteriore nelle tasche dei cittadini. Tale orientamento è stato espresso in maniera molto chiara anche dal Ministro dell'Interno alla prefettura di Milano in riscontro a una richiesta di chiarimenti relativa alla legittimità dell'operato del comune di Milano”.

IN ATTESA DI UNA CIRCOLARE – “Lo stesso ministero sottolinea che laddove dovessero pervenire ulteriori segnalazioni di fattispecie analoghe, assumerà le opportune valutazioni in ordine all'eventuale emanazione di una circolare esplicativa finalizzata a favorire l'uniformità del giudizio delle prefettura nell'attività di decisione dei ricorsi presentati dai cittadini”. Ci si chiede solo se stavolta Milano e altri Comuni seguiranno le indicazioni di Lupi o se ne infischieranno bellamente come già accaduto con i finti autovelox e le multe per “gratta e sosta” scaduti. A ogni buon conto, ricordiamo che la prassi del Comune di Milano è in palese violazione del principio fissato dalla Corte costituzionale nella sentenza numero 198 del 1996, ed è lesiva del diritto alla difesa dei cittadini, che, a distanza di tempo da un'infrazione, possono avere maggiori difficoltà nel ricordare dettagli utili per valutare l'opportunità di presentare ricorso.

I COMUNI FANNO QUELLO CHE VOGLIONO – La dichiarazione di Maurizio Lupi si rivela nella sostanza un niente di fatto se non ci sarà un seguito concreto alle parole con un intervento normativo. Poiché, è vero che la Prefettura ha ricevuto il parere non vincolante dal Ministero su come gestire i ricorsi delle multe oltre il termine di 90 giorni e che gran parte di questi ricorsi si sono risolti a favore dei cittadini, ma è anche vero che l'art.201 del Codice della Strada lascia ampio spazio all'interpretazione di quella che sarebbe la data di accertamento dell'infrazione. Da qui è facile immaginare che i Comuni continueranno a notificare le multe contando i 90 giorni da quando visionano le foto scattate e i cittadini saranno costretti a far valere i propri diritti ricorrendo al Prefetto o al Giudice di Pace. Come reagirà stavolta Palazzo Marino? Farà ancora spallucce e continuerà a “macinare utili” con i suoi autovelox e con le sue multe spedite a distanza di mesi? Sarebbe questo il nuovo corso della politica di Pisapia all'ombra della Madonnina?

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