Nel mercato mondiale dell'auto l'Europa è?in periferia?

Le vendite di auto globali continuano a salire trascinate dalla Cina. Quale è la situazione in Europa e quale la risposta dei concessionari

23 maggio 2014 - 12:46

Nel 2013, sommando automobili e veicoli commerciali, si sono venduti nel mondo 83,5 milioni di pezzi, il 44% in più rispetto al 2003. In questo scenario, negli ultimi dieci anni l'Europa ha perso il 3,9%, un dato ampiamente compensato dalla crescita dei paesi emergenti. Cina (+440%), Brasile (+169%) e Russia (+125%), in particolare, hanno cambiato la geografia del mercato, tanto che nella classifica generale del mercato mondiale, al primo posto c'è la Cina, con 21,9mln di immatricolazioni nel 2013, seguita dagli USA (15,6mln), dal Giappone (5,3mln) e poi da Brasile, Germania, India, Russia e Regno Unito. L'Italia è dodicesima, con una perdita netta del 42,5% del mercato.

MERCATI MATURI E MERCATI EMERGENTI – Ma se si guarda il rapporto auto/abitanti attuale, primeggiano ancora gli Stati Uniti, con 791 veicoli ogni 1000 abitanti, seguiti dal Canada con 624, dalla UE con 563 e dalla Russia circa 300. L'Italia conta 690 auto (e veicoli commerciali) ogni 1000 abitanti, un dato ben superiore sia alla media mondiale (170) che a quella europea (563). I paesi emergenti, invece, sono lontanissimi: Cina, Africa e India contano rispettivamente con 79, 42 e 18 veicoli ogni 1000 abitanti. Questo vuol dire che il prossimi futuro vedrà istanza diverse, con i mercati cosiddetti “maturi” che avranno nuovi impulsi, derivanti dalla tecnologia e dalla mobilità condivisa, perché  l'auto rappresenterà sempre di più un insieme di valori e servizi un tempo inimmaginabili, dal car sharing 'low cost' per i giovani alla connessione costante con media e social network.

UN PAESE IN RECESSIONE – Secondo le ultime ricerche del Centro Studi Fleet&Mobility, nel 2009 in Italia si vendevano 2,16 milioni di auto nuove e il fatturato era di 34,8 miliardi di euro. Oggi, a distanza di cinque anni ci sono perdite in volume del 39,6% e in valore di oltre 11 miliari con il fatturato crollato a 23,6 miliardi di euro. Anche i numeri snocciolati da Leonardo Buzzavo, presidente di Quintegia, non sono incoraggianti “La dodicesima edizione dell'Automotive Dealer Day vede uno scenario profondamente diverso rispetto a quello del 2003: vendiamo il 42% di auto nuove in meno, il nostro Pil medio è calato di oltre 10 miliardi l'anno e le concessionarie hanno ridotto i propri mandati di circa il 30%”.

LA SITUAZIONE DELLE CONCESSIONARIE – “Il comparto si è ristrutturato e chi non è uscito dal mercato è migliorato, sia nel dialogo con la domanda che nella gestione dell'impresa – ha aggiunto Buzzavo – In questi primi mesi le concessionarie hanno aumentato del 16% le vendite medie per mandato, una percentuale più che raddoppiata rispetto alla tiepida crescita delle immatricolazioni; la digitalizzazione dei dealer in tempo di crisi è cresciuta in modo esponenziale e c'è maggior attenzione verso la gestione dei processi, delle economie di scala e del post vendita.

LE OPPORTUNITA' PER IL FUTURO – In questa situazione non certo rosea, c'è anche chi pensa di investire in Italia, come il Gruppo Penske che è uno dei concessionari più grandi del mondo. Conta, infatti, più di 330 sedi tra USA, Inghilterra, Germania, Italia e Australia, 40 marchi, 18.000 dipendenti e una media di 340.000 auto vendute in tutto il mondo Robert H. Kurnick Jr., Presidente di Penske, ha dichiarato “Per noi l'Italia è un mercato strategico e non abbiamo paura di investirci, così come è successo in Inghilterra dieci anni fa. Per questo stiamo continuando a espandere la nostra presenza sul territorio italiano, che attualmente conta dieci mandati e due carrozzerie”.

LA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE – Importantissima sarà la soddisfazione del cliente “Trasparenza e fiducia – ha continuato Robert H. Kurnick, Jr. – sono le principali sfide che i dealer devono affrontare per conquistare più clienti. Una crescita che passa necessariamente dal capitale umano e dagli investimenti in formazione del personale, oltre che dal continuo confronto con i dipendenti. Dal 2009 ad oggi solo negli Stati Uniti abbiamo speso oltre 2,5 miliardi di dollari nelle nostre concessionarie e la nostra reputazione sul web è migliorata del 40% in un mercato dove oltre il 90% dei consumatori utilizza Internet per scegliere la sede di acquisto dell'auto e posta sui social le proprie valutazioni e commenti”. 

E I CONSUMATORI? – Tenendo conto degli scenari presenti e futuri, che cosa devono aspettarsi i consumatori? Sicuramente il mercato europeo e ancora di più quello italiano non torneranno più sopra certi volumi e in ogni caso la forbice con la Cina si allargherà sempre di più. Ciononostante la domanda di mobilità personale, anche di alto livello, rimarrà centrale e le case automobilistiche dovranno interpretarla al meglio. Quanto alle concessionarie, il contatto con il cliente e la proposta di servizi personalizzati diventerà basilare, mentre il futuro della vendita via internet, almeno in Italia, è ancora incerto.

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