Se il pedone investito muore per imperizia dei medici, l'investitore resta colpevole

Se il pedone investito muore per imperizia dei medici, l'investitore resta colpevole Corte Cassazione Penale

Corte Cassazione Penale, sezione quarta - Sentenza n. 45863/2010

27 Febbraio 2011 - 11:02

Circolazione stradale – Artt. 190, 191 e 193 Codice della Strada – Investimento di pedone – Decesso verificatosi per negligenza o imperizia del personale medico – Profili di colpa – Nel caso di lesioni personali seguite da decesso della vittima dell'azione delittuosa, l'eventuale negligenza o imperizia dei medici non elide il nesso di causalità tra la condotta lesiva dell'agente e l'evento morte.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

La Corte di Appello di (OMISSIS), con sentenza in data 4.11.2008 riformava la sentenza del Tribunale di (OMISSIS) del 21.6.2007, con esclusivo riguardo alla mancata concessione da parte del primo giudice della non menzione della condanna, e confermava nel resto.

Nella fattispecie, i giudici di merito avevano accertato che F. A., alla guida dell'autovettura Fiat (OMISSIS) Tg (OMISSIS), in data (OMISSIS) aveva investito S. A. mentre la donna stava attraversando la carreggiata; che la S. aveva riportato un trauma cranico commotivo; che le condizioni della donna erano rimaste gravi per alcuni giorni, per la persistenza di una grave emiparesi; che la parte offesa era stata quindi ricoverata in un centro specializzato; che a causa di uno stato settico, la S. era stata trasferita nel reparto di rianimazione, ove si era verificato il decesso in data (OMISSIS).

Con riguardo ai profili di colpa a carico del prevenuto, la Corte territoriale evidenziava che la velocità di marcia tenuta dall'imputato non era adeguata allo stato dei luoghi (strada bagnata e disastrata, presenza di contenitori dei rifiuti); e che l'unica colpa della S. fu quella di non attraversare la carreggiata sulle strisce pedonali.

Avverso la richiamata sentenza della Corte di Appello di (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione l'imputato per mezzo del difensore, articolando i seguenti motivi.

Con il primo motivo il ricorrente deduce il vizio di cui all'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), per erronea applicazione della legge penale, in relazione all'art. 41 c.p.; ritiene la parte che il processo settico che ha causato il decesso di S. A. altro non sia che una infezione di carattere ospedaliere, di facile diagnosi, secondo quanto risulta dalla cartella clinica. Osserva l'esponente che dalla cartella clinica risulta che in data (OMISSIS) le condizioni della donna presentavano un graduale miglioramento tanto che il primario della rianimazione consigliava di trasferire la paziente in un centro di riabilitazione.

Ritiene il ricorrente che la Corte di Appello di (OMISSIS) abbia errato nell'apprezzare tale dato, dovendo escludersi che le lesioni riportate dalla vittima nel sinistro siano state la causa determinante della morte; ciò in quanto la causa della morte sarebbe da rinvenirsi nella infezione ospedaliera.

Rileva, inoltre, il ricorrente che dalle risultanze della cartella clinica emerge che a ridosso del (OMISSIS) le analisi avevano evidenziato la presenza di miceti.

Sotto altro aspetto, il ricorrente deduce il vizio di cui all'art. 606 c.p.p., lett. e), in relazione all'art. 546 c.p.p., per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata. La parte osserva che già nell'atto di appello spiegato avverso la decisione di primo grado era stata invocata l'adozione di sentenza di non luogo a procedere per difetto di querela, previa qualificazione del fatto sub art. 590 c.p., dovendo imputarsi l'evento morte a causa sopravvenuta ed indipendente rispetto alla condotta posta in essere dall'agente. Il ricorrente assume che la Corte di Appello abbia omesso di motivare rispetto a tale specifico profilo di censura, limitandosi a sostenere di condividere la ricostruzione dei fatti operata dal primo giudice circa la sussistenza del nesso causale tra l'incidente e la morte della S..

Il ricorso è inammissibile.

I due motivi nei quali il ricorso è articolato, invero, si risolvono in una non consentita rivisitazione degli apprezzamenti effettuati dai giudici di primo e secondo grado, circa la ricostruzione del fatto ed in ordine alla valutazione critica del materiale probatorio. Invero, l'orizzonte del giudizio della Corte di Cassazione sul materiale probatorio raccolto è limitato alla verifica di eventuali vizi sulla esistenza, logicità e non contraddittorietà della motivazione del provvedimento impugnato.

La Corte regolatrice ha sul punto chiarito che il senso della riforma dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), ad opera della L. 20 febbraio 2006, n. 46, non è quello “di dare accesso, con il ricorso per cassazione, a un terzo grado di merito, in cui la Corte di legittimità possa o debba rivisitare eventualmente andando di diverso avviso, gli apprezzamenti dei giudici di primo e secondo grado” (Cass. Sez. 6^, sentenza n. 203777/2009). Nel caso di specie, il gravame si risolve in una generica rilettura dell'intero compendio probatorio, siccome apprezzato dai giudici di primo e secondo grado, di talchè, in applicazione dei principi di diritto ora richiamati, si impone la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

E' appena il caso di rilevare che la Corte di Appello ha chiarito, secondo un conferente percorso logico-argomentativo, che le lesioni cranio encefaliche riportate dalla persona offesa erano state causate dall'investimento, evenienza dimostrata dallo stato di emiparesi della S., riscontrato al momento dell'arrivo in ospedale; e che proprio dette lesioni e lo stato di immobilità della paziente, avevano determinato il richiamato processo settico. Sul punto, la Corte di Appello di (OMISSIS) nella sentenza in data 4.11.2008 ha in particolare evidenziato che sulla base degli effettuati accertamenti autoptici, la causa della morte era stata individuata nell'arresto cardiocircolatorio da processo broncopneumonico conseguito ad un grave trauma encefalico; e che il processo settico (originato da una piaga da decubito al calcagno), che aveva interessato l'apparato respiratorio e quello cardiaco, era conseguenza della immobilità della paziente, dovuta al processo emiparetico.

La Corte di Appello ha ritenuto, pertanto, del tutto irrilevante – ai fini del decidere – verificare l'eventuale responsabilità dei medici curanti, per avere diagnosticato tardivamente il processo settico, giacchè detto profilo di responsabilità non avrebbe interrotto comunque il nesso causale tra la condotta dell'imputato e l'evento, in ciò conformandosi a consolidati principi di diritto affermati dalla Corte regolatrice. Ed invero, la Suprema Corte ha da tempo chiarito che, nel caso di lesioni personali seguite da decesso della vittima dell'azione delittuosa, l'eventuale negligenza o imperizia dei medici non elide il nesso di causalità tra la condotta lesiva dell'agente e l'evento morte. La colpa dei medici, infatti, anche se grave non può ritenersi causa autonoma ed indipendente rispetto al comportamento dell'agente che, provocando il fatto lesivo, ha reso necessario l'intervento dei sanitari (Cass. Sez 4^, sentenza n. 11779 del 12.11.1997, rv. 209057).

Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma, liquidata come da dispositivo, in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

[La Corte] Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Fonte – semaforoverde.it

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