Nel 2030 compreremo più servizi che auto: il 70% sarà a guida autonoma

L’Italia può fare la differenza sulle infrastrutture per la guida autonoma, un mercato da 6,7 miliardi di euro che crescerà sui servizi di mobilità

Nel 2030 compreremo più servizi che auto: il 70% sarà a guida autonoma
L'auto come uno smartphone non è un eufemismo se pensiamo che gli aggiornamenti si fanno già in remoto (Tesla in questo ha bruciato i tempi) e gran parte dei componenti su cui fare manutenzione saranno sostituiti in numero - da applicazioni, software e servizi di mobilità. Da questa trasformazione si stima che il mercato venderà molte meno auto, ma con un valore di 6,7 miliardi di euro di cui il 30% deriverà da altri servizi. E' lo scenario della prossima mobilità di cui si è parlato al Forum Innovazione Mobilità Sostenibile che ha analizzato gli sviluppi della guida autonoma in Italia e le potenzialità dell'infrastruttura di connettività.

LA RETE 5G IN ITALIA PER IL RILANCIO TECNOLOGICO

L'Italia ha orami perso il treno per concorrere alla produzione di tecnologie driverless - secondo quanto dibattuto durante il Forum - ma può ancora recuperare il gap rispetto ai colossi della Silicon Valley sul fronte della connettività. Una parità persa in partenza se pensiamo già a come legalmente sono inquadrati i livelli di automazione delle auto in Europa e negli USA ma che può riscattare l'Italia sullo sviluppo di reti 5G che saranno utili anche ad evitare situazioni imbarazzanti come quella dell'auto sperimentale a Torino che ha "bucato" un semaforo rosso. "Il treno della produzione di self-driving car per l'Italia è ormai perso. Abbiamo dieci anni di ritardo. Ma si può fare leva sulle infrastrutture. Sarà un know-how complementare sul quale giocarsi la partita", spiega Carlo Covelli di LocalMotors che al Forum ha presentato Olli, un mini-bus elettrico a guida interamente autonoma (livello SAE 4, quindi con supervisore a bordo) stampato in 3D.

MENO TRAFFICO E VITTIME STRADALI

Entro il 2030 il mercato automotive avrà un valore di 6,7 miliardi di euro con  il 30% dei ricavi provenienti dal mercato dei servizi che sostituirà la vendita dei veicoli. Il motivo è che ci saranno auto più costose e gestite da grandi reti di sharing mobility ma anche più sfruttate (e questo si pensa potrà mantenere costanti i volumi di lavoro delle officine che ovviamente non si occuperanno più di fare il cambio dell'olio ma altre operazioni di controllo). La connettività dei veicoli e dei sistemi informatici la farà da padrona con importanti ripercussioni anche sulla sicurezza stradale. Tra 12 anni oltre il 70% dei veicoli avrà elementi di guida autonoma. La connessione alla rete farà risparmiare oltre 250 milioni di ore spese nel traffico, salvando vite (512mila per anno) e con impatti ambientali positivi.

LA CONNETTIVITA' RICHIAMA IL RISCHIO SULLA SICUREZZA

Per fare questo però bisogna accelerare lo sviluppo delle infrastrutture e garantire livelli di sicurezza informatica adeguati. "Il mondo del veicolo connesso richiede uno sviluppo di tecnologie anche in ambito urbano, -ha spiegato Antonio Fuganti, Global Program Manager of Technical Connectivity Platform di FCA -  come semafori intelligenti e altri sensori che dialoghino con il veicolo. In questo senso la tecnologia 5G garantirà un salto tecnologico importante anche ai sistemi cooperativi". A chi si sta già ponendo interrogativi sulla sicurezza delle auto a guida autonoma sul rischio di hackeraggio, fa eco l'intervento di Michele Dalmazzoni, di CISCO Italia, che durante una futuristica presentazione in cu iha prospettato la possibilità che non avremo neppure più bisogno di usare lo smartphone per comunicare, tutto questo sarà possibile solo se sarà garantita la sicurezza di privacy e l'incolumità dei passeggeri poiché "tra qualche decennio sarà tutto digital. E per il cybercrime sarà tutto attaccabile. Gestire questa complessità è davvero sfidante".

Pubblicato in Sistemi di sicurezza il 06 Dicembre 2018 | Autore: Donato D'Ambrosi


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