Multe Uber Torino: l'azienda rassicura i driver ma i vigili continuano a colpire

I vigili hanno sequestrato altre 3 auto UberPop intanto Uber Italia esorta i driver a tenere duro. Ma fino a quando?

9 dicembre 2014 - 18:36

L'effetto sperato della riduzione delle tariffe Uber non era probabilmente questo. Anche se la città e le regole (quelle di Uber Italia) sono cambiate, la reazione delle amministrazioni locali è sempre la stessa: contrastare con ogni mezzo l'esercizio abusivo della professione di tassista. Stavolta a farne le spese sono stati tre conducenti UberPop di Torino, ai quali la Polizia locale ha comminato una multa e sequestrato i veicoli al fine di confisca. Dal canto suo Uber ci ha assicurato di farsi carico delle spese aiutando i suoi driver a riavere l'auto indietro ma la strategia di abbassare le tariffe (2 €+0.15 €/km o 0.55 €/min con traffico) e allineandole alle tabelle ACI, non sembra favorire alcuna conciliazione tra Uber e i Comuni. Dopo l'ennesima offensiva a Torino, interviene nuovamente Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia.

A TORINO SI PAGA ANCORA MENO, EPPURE – Torino è stata l'ultima tappa 2014 nel piano di espansione Uber in Italia; si sperava fosse anche la prima in cui l'amministrazione comunale cogliesse quel segnale di apertura in cui l'azienda dell'app  più discussa degli ultimi tempi ha confidato molto. Eppure anche a Torino i driver Pop che condividono la propria auto in nome di una mobilità intelligente che vuole liberare le città dal traffico e dall'inquinamento, sono fuorilegge poiché violano l'art. 82 del CdS sulla destinazione d'uso dei veicoli. Un Fiat Scudo, una Suzuki Vitara e una Lancia Delta sono state intercettate dai Vigili urbani di Torino che hanno contestato le violazioni del CdS ai conducenti proprio mentre scendevano i passeggeri. Il raid del Nucleo Sequestri, come riporta La Stampa, si sarebbe concluso con le 3 auto sequestrate, patenti sospese e sanzioni amministrative per un totale di 2 mila e 200 euro.

IL DRIVER UBER POP NON E' SOLO – E' molto probabile che i driver Pop riavranno la loro auto, stavolta però sono dovuti tornare a casa con un mezzo alternativo oltre al disagio con cui dovrà fare i conti chi non ha un'altra auto in famiglia. Chi è rimasto scottato dalla vicenda (vedi i sequestri delle auto UberPop a Milano) potrebbe decidere di archiviare la sua esperienza con l'app californiana e pensare che il gioco non vale la candela, considerando anche quanto si guadagna in un giorno con Uber. A tranquillizzare chi sta pensando di iscriversi alla piattaforma Uber come conducente ci prova Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia che dice: “Uber assisterà i driver nel ricorso perché non è giusto che vengano colpite così duramente persone che partecipano attivamente a migliorare la mobilità della propria città. Sappiamo che l'innovazione spesso è difficile da comprendere perché muta gli equilibri esistenti, ma è anche vero che è difficile arginarla, perché come nel caso di Uber nasce da un'esigenza concreta della società. Siamo convinti che il legislatore dovrebbe cogliere l'opportunità offerta da applicazioni come la nostra per integrare l'innovazione all'interno del sistema.”

ASPETTANDO LA RIFORMA DEL CDS – Ciò che renderebbe illecito il car sharing di Uber, a differenza di altri servizi di condivisione dell'auto attivi in Italia (vedi Bla bla car), sembra ancora un mistero, soprattutto ora che anche il compenso degli autisti è stato ridotto a meno di un reale rimborso spese, come vuole l'identità normativa data al carpooling. L'emendamento del M5S sul carpooling è servito a poco in questo senso, un equivoco che il M5S ha voluto chiarire prendendo le distanze dall'applicazione per il servizio di mobilità alternativa di Uber. Una spiegazione però ce l'ha data Benedetta Arese Lucini: “a differenza di UberPop questo servizio (Blablacar, ndr) non viene ancora visto come concorrenziale dagli altri competitor che soddisfano il medesimo bisogno di spostamento su tratte interurbane – ovvero compagnie aeree e ferroviarie.” Non sembrerebbe esserci, quindi, alcuna tregua all'orizzonte almeno finché la riforma del Codice della Strada metterà fine questa sequela di multe e ricorsi da cui i malcapitati driver, a parte il disagio di trovarsi un mezzo alternativo per qualche giorno, almeno non ne escono ulteriormente danneggiati.

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