Multe oltre i 90 giorni: il caos della Cassazione

Multe oltre i 90 giorni: il caos della Cassazione La polizia può notificare una multa anche dopo più di 90 giorni dall'infrazione ma ci sono sentenze contraddittorie

La polizia può notificare una multa anche dopo più di 90 giorni dall'infrazione ma ci sono sentenze contraddittorie

17 Novembre 2014 - 09:11

Iniziamo dalla sentenza della Cassazione più recente: quella della sesta sezione civile, numero 18574, del 3 settembre 2014. Come riporta poliziamunicipale.it, le forze dell'ordine possono legittimamente notificare una multa anche se sono trascorsi più di 90 giorni dal momento in cui il fatto è stato acquisito nella sua materialità. Occorre infatti riconoscere alla pubblica amministrazione un ragionevole lasso di tempo per verificare la documentazione necessaria a sostenere l'accertamento.

LA VICENDA – Tutto ruota attorno all'articolo 201 del Codice della strada: qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale deve, entro 90 giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore o al proprietario del mezzo. Quando scattano i 90 giorni? Nel caso in esame, un automobilista ha proposto con successo ricorso in tribunale contro una multa tardivamente notificata per omessa delazione: erano passati più di 90 giorni tra infrazione e notifica. I giudici del palazzaccio hanno ribaltato la vicenda. Il termine per la contestazione della violazione all'interessato, specifica l'ordinanza, non decorre dal momento in cui il fatto è stato acquisito nella sua materialità, ma da quello nel quale l'accertamento è stato compiuto. Alla pubblica amministrazione deve essere concesso un ulteriore lasso di tempo (oltre al termine di rito di 90 giorni) per raccogliere e catalogare adeguatamente l'infrazione, specificano gli ermellini. La Cassazione si è occupata di un caso specifico: ha dato ragione ai vigili perché la situazione era tale da richiedere un vaglio di dati (per esempio, a seguito di incidente) per determinare l'infrazione. Cosa ben diversa è un eccesso di velocità, in cui fa tutto l'autovelox e il vigile deve solo verificare il fotogramma (quando lo fa…) e avviare la notifica.

ALTRE SENTENZE – Però la Cassazione (sezioni diverse da quella di quest'anno) in passato s'è sostanzialmente espressa in maniera differente. Con le sentenze 2951/98 e 12023/2000, viene in poche parole affermato che bisogna intendere il momento in cui viene commessa l'infrazione, non importa se questa è rilevata da un apparecchiatura elettronica o da un agente, quindi i 90 giorni devono partire dal giorno in cui l'autovelox scatta la foto. E c'è perfino una sentenza della Corte costituzionale in tal senso: la numero 198 del 1996. I giudici hanno riconosciuto che in caso di accertamento con autovelox (o altri strumenti elettronici), il termine per il conteggio dei 90 giorni decorra dalla infrazione. Ossia da quando la polizia può conoscere i dati del veicolo e del proprietario. In definitiva, oltre i 90 giorni la notifica è inefficace, salvo circostanze particolari come: mancato aggiornamento del cambio di proprietà o di residenza presso i pubblici registri (articolo 386 del regolamento d'esecuzione del Codice della strada): in tal caso il termine di 90 giorni decorre dalla data in cui il comando di polizia ha avuto la possibilità di conoscere i nuovi dati. Notificare una multa oltre i 90 giorni significa ledere il diritto alla difesa dell'automobilista: come fa a proporre ricorso ricordando con esattezza che cosa è accaduto il giorno dell'infrazione se è passato un anno? Ovviamente, affinché questo principio della Corte costituzionale sia valido, l'auto deve avere un unico proprietario; e al Pubblico registro automobilistico devono risultare tutti i dati aggiornati relativi al mezzo e alla residenza del proprietario. Se così non è, il termine iniziale si sposta al momento in cui tali dati vengono aggiorna.

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