Multe nulle: Codacos, 3mila comuni non in regola

Il Ministero dell'Interno deve imporre ai Comuni che hanno imposto le strisce blu senza la previa individuazione delle aree aventi i requisiti di cui all'art 7 del Codice della strada, la...

12 gennaio 2007 - 10:44

Il Ministero dell'Interno deve imporre ai Comuni che hanno imposto le strisce blu senza la previa individuazione delle aree aventi i requisiti di cui all'art 7 del Codice della strada, la restituzione di quanto pagato dai cittadini negli ultimi 5 anni per i divieti di sosta in tali aree. Lo sostiene il Codacons che, nello specifico individua i Comuni che devono essere chiamati a restituire gli introiti delle sanzioni. Si tratterebbe di oltre 3.000 Comuni di media grandezza che non hanno provveduto agli adempimenti voluti dalla legge e che ora rischiano di cadere nei rigori della Cassazione.

ROMA -Tra questi vi sono, secondo il Codacons, quelli che hanno adottato le strisce blu senza aree gratuite in zone non ztl o pedonali e senza deliberare le ragioni specifiche che giustificassero tale imposizione pecuniaria e quelli che, pur avendo deliberato l'individuazione di tali aree come soggette a particolare rilevanza urbanistica, lo hanno fatto illegittimamente, ossia in mancanza dei presupposti voluti dal Codice della strada (ad esempio individuando zone a bassa densità abitativa o zone periferiche).

La sentenza , inoltre, comporterà delle conseguenze per gli automobilisti, come spiega il Codacons. “I cittadini che hanno ricevuto una multa per sosta irregolare nelle strisce blu, laddove ravvisino l'assenza di posteggi gratuiti nelle aree limitrofe a quella dove è stata elevata la contravvenzione, e qualora non si tratti di aree pedonali o ztl possono, entro 60 giorni dalla notifica del verbale di contravvenzione, presentare ricorso dinanzi al Giudice di pace o Prefetto, ai sensi degli articoli 203 e seguenti del Codice della Strada e della legge 24 novembre 1981 n. 689. Nel ricorso – dice l'associazione – occorre fare riferimento alla sentenza della Corte di Cassazione deducendo che non esistono aree gratuite nelle zone limitrofe a quella dove è stata elevata la multa. Se il comune si oppone nel giudizio esibendo una delibera adottata in data anteriore a quella della contravvenzione, delibera con la quale individua la strada come area pedonale, ztl o di rilevante valore urbanistico, il cittadino – ove non si ravvisino in concreto i presupposti giustificativi della delibera comunale (come nel caso di zone periferiche o semiperiferiche o nelle quali non vi sia alcun particolare problema di traffico) – potrà chiedere comunque al giudice di pace l'annullamento della multa previa sospensione della stessa”. Per valutare la fattibilità dei singoli ricorsi è opportuno farsi assistere da un'associazione dei consumatori. Il Codacons mette a disposizione i propri consulenti in tutta Italia, con i quali è possibile fissare un appuntamento contattando il call center 892-007

Intanto l'Unione Nazionale Consumatori denuncerà per abuso di ufficio, ai sensi dell'art. 323 del Codice penale, tutti i Sindaci che, su fondata e comprovata segnalazione degli automobilisti, non hanno provveduto a realizzare, accanto alle zone di parcheggio a pagamento, adeguate aree destinate al parcheggio gratuito. E' quanto si legge in un comunicato della stessa Unione Consumatori, la quale fa rilevare che, secondo l'art. 7 del Codice della strada, le aree gratuite limitrofe a quelle a pagamento devono essere “adeguate”, quindi di superficie proporzionale e non piccoli spazi con le strisce bianche che sono una presa in giro per “fare cassa” con quelli molto più ampi a strisce blu, come succede in molte zone urbane. L'articolo 323 del Codice penale, fa osservare sempre l'Unione Consumatori, che nel suo sito (www.consumatori.it) sta predisponendo un modulo per fare ricorso contro le multe illegittime, prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni per i Sindaci che, in violazione dell'art. 7 del Codice della strada, non hanno predisposto adeguate aree di parcheggio gratuito accanto a quelle a pagamento.

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