Multe: “Mezzo miliardo per la sicurezza”. Ma siamo sicuri?

"Dalle multe nei capoluoghi di Regione quasi mezzo miliardo di euro per la sicurezza stradale": così dicono l'ACI e la Fondazione Caracciolo

11 ottobre 2012 - 10:10

Dove vanno a finire i proventi delle multe? È uno dei temi più scottanti della sicurezza stradale. Secondo l'ACI, dalle multe nei capoluoghi di Regione quasi mezzo miliardo di euro viene investito proprio per la sicurezza stradale. Nel 2011 sono stati riscossi 673.165.000 milioni di euro di mute, di questi 474.947.500€, secondo i dati forniti, sono andati alla sicurezza stradale. La maggior parte delle città esaminate investirebbe oltre il 70% dei proventi a favore degli automobilisti, ben oltre il 50% imposto dalla legge. Trieste la più virtuosa con il 177%, seguono Roma e Bologna con l'83%. Ma siamo certi che si tratti di investimenti che portano benefici? Secondo noi no. Troppo spesso si dichiarano investimenti per la sicurezza stradale quelli relativi a mezzi e straordinari per la polizia locale. Oppure i soldi spesi per progetti (normalmente poco efficaci) sulla mobilità sostenibile vengono camuffati come investimenti per la sicurezza. Insomma, se realmente il 70% dei proventi venisse realmente investito per la sicurezza, affidandosi a veri esperti, le cose andrebbero molto diversamente…

FORUM RIVA DEL GARDA – “La qualità della mobilità nei 20 capoluoghi di regione italiane” è infatti il tema dello studio appena presentato dalla Fondazione “Filippo Caracciolo” in occasione del quinto Forum internazionale delle Polizie locali, organizzato dall'ACI a Riva del Garda. Le 20 schede prendono in considerazione diversi parametri relativi a incidenti stradali, mobilità sostenibile, proventi delle sanzioni stradali, servizi di car sharing, Polizia locale, parco circolante, trasporto pubblico locale e aree di sosta con relative tariffe. Lo studio ha evidenziato che le piccole città consentono una maggiore mobilità pedonale favorendo la sostenibilità ambientale, ma peccano in termini di organizzazione della circolazione e di incidentalità stradale, anche a dispetto degli ingenti investimenti pubblici. Analizzando gli incassi delle multe per infrazioni al Codice della strada, Roma si classifica al primo posto con 270.300.000 euro, seguita da Milano (€ 130.100.000), Napoli (65.600.000), Torino (60.900.000), Bologna (36.300.000), Genova (33.600.000 euro). Agli ultimi posti della graduatoria L'Aquila con 402.000 e Potenza con 486.000 euro. Ed esaminando la quota in percentuale dei proventi delle infrazioni destinata alla sicurezza stradale, la più virtuosa è la città di Trieste con il 177%, pari a 8.850.000 euro, seguita da Roma con l'83% a pari merito con Bologna (rispettivamente 224.349.000 e 30.129.000 euro), quindi Torino con l'81% (49.329.000) e Cagliari con il 78% (4.524.000). Agli ultimi posti Venezia con il 41% (3.895.000) preceduta da Bari, Campobasso, Catanzaro, L'Aquila e Potenza con il 50%. Complessivamente, nei 20 capoluoghi di provincia si stima siano 673.165.000 i proventi dall'incasso delle multe, il 70,5% dei quali è stato destinato alla sicurezza stradale, pari a una cifra che raggiunge i 474.947.500.

“I SOLDI CI SONO” – “Questi dati ci dimostrano che i soldi per la sicurezza stradale ci sono – afferma Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'Automobile club d'Italia – e gli automobilisti pretendono miglioramenti continui delle strade, della segnaletica e delle infrastrutture urbane. La legge prevede che possano essere spesi anche in attività di formazione degli utenti e nel potenziamento delle Polizie Locali per il presidio del territorio. Le multe non sono e non devono mai diventare una risorsa con cui ripianare i bilanci dei Comuni”. E confrontando il parco circolante con gli incassi delle sanzioni, lo studio della Fondazione ACI calcola in 83 euro la spesa media degli automobilisti per sanzioni stradali nei capoluoghi di Regione. Ancona è la città con il valore più alto (225,4 euro), seguita da Bologna (184,78), Milano (181,64) e Roma (141,86). L'Aquila è il capoluogo con la media più bassa (7,57), dopo Potenza (10,06) e Campobasso (20,2). Ma occhio: “Le differenze sul territorio della spesa media per multe non dimostrano che gli automobilisti anconetani siano più indisciplinati di quelli aquilani – ha continuato il presidente dell'ACI – bensì quanto l'attività delle Polizie locali segua ancora linee operative troppo disomogenee in Italia, a scapito della sicurezza e dell'equità sociale”.

VOCI DISCORDANTI – Dato notizia dei proventi delle multe impiegati per la sicurezza, va però detto che, qualche mese fa, la Fondazione Luigi Guccione e l'Istituto internazionale per il consumo e l'ambiente hanno presentato, alla Camera, i risultati di un'indagine sull'utilizzo dei proventi delle contravvenzioni elevate in base al Codice della strada da parte di 15 grandi città italiane nel quinquennio 2006-2010. L'elaborazione dei dati, effettuata dalla società di consulenza romana Ricerche e servizi per il territorio, indicava che nel periodo considerato i Comuni esaminati avevano introitato dalle sanzioni le somma di 3,4 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo lo Stato italiano aveva speso, per il Piano nazionale per la sicurezza stradale, solo 30 milioni di euro in media l'anno. Ok, la spesa dei comuni e dello Stato è spesso separata. Ma l'indagine mirava a far capire che spesso veniva disatteso l'obbligo di reinvestire i proventi delle multe. Difatti l'articolo 208 del Codice della strada prevede che almeno il 50% dei proventi vadano reinvestiti in attività a favore della sicurezza e della prevenzione degli incidenti. Prescrizione disattesa, perché le verifiche sono scarse o nulli. Un altro guaio è che i Comuni non rispettano affatto in modo uniforme la ripartizione delle somme per i vari capitoli di spesa, anch'essa stabilita per Legge. I dati ACI di adesso e quelli della Fondazione Guccione di qualche mese fa disorientano, perché appaiono contraddittori: prima emerge che si spende poco per la sicurezza stradale, e che i proventi delle multe non si sa bene dove vadano a finire e come vengano realmente impiegati, con diversi Comuni che neppure forniscono i numeri necessari a formare un quadro preciso; mentre oggi si dice quasi il contrario, con una quantità ingente di denaro impiegata per la sicurezza stradale ma in città dove l'incidentalità stradale non è confortante (anche se l'ACI stesso spiega che qualche amministrazione locale non ha fatto pervenire i dati richiesti). Resta inoltre qualche dubbio a proposito del modo in cui i proventi vengono utilizzati: le nostre città sono davvero ridotte male in quanto a qualità dell'asfalto, e spesso pure la segnaletica lascia a desiderare. Per non parlare dell'educazione stradale svolta in modo professionale. Insomma, in un modo o nell'altro i conti sembrano non tornare del tutto. Per chiudere, la norma che impone ai Comuni di “girare” gli incassi da autovelox ai gestori delle strade c'è, ma non viene applicata perché da ormai due anni manca il Decreto ministeriale attuativo.

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