Multe fino a mille euro per chi modifica le minicar

Sono passati sei mesi dai due drammatici incidenti che hanno coinvolto le microcar nella Capitale e i quadricicli che si guidano senza patente vengono di nuovo messi in discussione. Questa volta ...

12 ottobre 2010 - 6:30

Sono passati sei mesi dai due drammatici incidenti che hanno coinvolto le microcar nella Capitale e i quadricicli che si guidano senza patente vengono di nuovo messi in discussione. Questa volta potrebbe intervenire la Procura di Roma poiché, dalle perizie effettuate sui rottami delle vetturette, risulta che queste non sono abbastanza sicure.

Ad aprile due giovani vite vennero spezzate nelle microcar e molti chiesero drastici interventi per limitarne l’uso e per cercare di renderle più protettive. Il momento era propizio poiché si stava discutendo in Parlamento la riforma del codice della strada che poi è stata approvata ed è entrata in vigore ad agosto (alcuni provvedimenti ancora non sono operativi). Il legislatore ha inasprito la normativa, ma è intervenuto soprattutto sull’utilizzo poiché le caratteristiche di omologazione sono stabilite dall’UE e quindi valide in tutti i paesi. Anche se in questa occasione non è il tema del dibattito (i periti hanno messo nel mirino la robustezza non l’età di chi si trovava al volante), vale la pena di ricordare che i giovanissimi non sono gli unici utilizzatori. Per sfruttare i vantaggi che garantiscono (ingresso nelle Ztl) sono numerosi gli adulti che le guidano, con una percentuale non trascurabile di anziani che così evitano il problema di dover rinnovare la patente.

Il 54% degli utilizzatori ha oltre 45 anni, il 24% sono pensionati, solo il 19% sono studenti, il 15% dei quali non ha ancora festeggiato il 17° compleanno. Il nuovo codice ha inasprito le sanzioni (la multa può arrivare a mille euro) per chi modifica le microcar e per chi poi le utilizza. Ora per guidarle è necessario sostenere anche l’esame pratico, bisogna allacciare le cinture di sicurezza ed avere sempre le luci accese, sia in città che fuori.

Non cambia nulla, invece, dal punto di vista delle dotazioni di sicurezza: quelle obbligatorie restano inalterate. Nell’incidente in cui la scorsa primavera ha perso la vita la ragazza, la vetturetta si è disintegrata. Lo scontro frontale con un autobus che pesa decine di tonnellate, però, sarebbe stato fatale anche con un’autovettura.

Il settore è diviso in due categorie, “quadricicli leggeri” e quadricicli pesanti. I primi devono avere una potenza inferiore ai 4kW per i motori diesel o elettrici, o una cilindrata inferiore ai 50 cc per i propulsori ad “accensione comandata” (benzina o miscela). La velocità non può superare i 45 km/h, la massa a vuoto deve essere inferiore a 350 kg. Per guidarli basta aver compiuto 14 anni, avere il “certificato di idoneità alla guida” (patentino). I pesanti, invece, possono avere una potenza fino a 15 kW e un peso fino a 400 kg che sale a 550 per i veicoli destinati al trasporto merci. Per mettersi al volante di questi ultimi serve la patente A1.

Proprio il peso resta uno dei principali problemi per aumentare la sicurezza, poiché le auto moderne pesano 3 o 4 volte tanto e nell’ultimo periodo sono “ingrassate” per imbarcare dispositivi di protezione. Per essere omologate le minicar devono rispettare le normative sugli pneumatici, sulle cinture di sicurezza, sui dispositivi di illuminazione e sui vetri. Devono rispettare i limiti di emissioni inquinanti e di quelle sonore. Non è invece obbligatorio il crash test.

Il miglioramento della sicurezza, quindi, è affidato ai costruttori che durante la progettazione sempre con maggior frequenza simulano gli incidenti. Ma le principali aziende europee di minicar sono solo sette e generano ogni anno un fatturato che sfiora appena i 300 milioni di euro con vendite che si aggirano in circa 30 mila unità. Per progettare una vettura completamente nuova, invece, un grande costruttore può spendere anche due miliardi di euro per poi vederne su quella piattaforma due milioni di unità l’anno. È evidente, quindi, che dal punto di vista della sicurezza i quadricicli possono essere paragonati alle due ruote e non alle autovetture.

 

fonte – ilmessaggero.it

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