Multe Comuni: 2 miliardi all'anno spesi (spesso) male

Durante un incontro a Roma sono stati rivelati i dati sui proventi delle multe in 14 grandi città e come vengono investiti in sicurezza stradale

16 febbraio 2012 - 18:39

La Fondazione Luigi Guccione e l'Istituto Internazionale per il Consumo e l'Ambiente hanno presentato oggi a Roma, alla Camera dei Deputati, i risultati di un'indagine sull'utilizzo dei proventi delle contravvenzioni al Codice della Strada da parte di 15 grandi città italiane nel quinquennio 2006-2010. L'elaborazione dei dati, effettuata dalla società di consulenza romana Ricerche e Servizi per il Territorio, indica che nel periodo considerato i comuni esaminati hanno introitato dalle sanzioni le somma di 3,4 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo lo Stato italiano ha speso, per il Piano Nazionale per la sicurezza stradale, solo 30 milioni di euro in media l'anno. In tutta Italia, il gettito delle multe nel periodo 2006-2010 è stato mediamente di 1,880 milioni di euro l'anno, dei quali 1.480 derivanti dall'attività delle polizie locali e 400 milioni da Polstrada e Carabinieri.

FIRENZE LATITANTE, BARI EVASIVA – Prima di procedere con i dati, è opportuno chiarire che in realtà sono riferiti a 14 città, e non a 15 come anticipato. In effetti (ne avevamo parlato qui) ne sono state interpellate proprio 15 (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste e Venezia), ma Firenze non ha fornito alcun dato, e di ciò dovrà rispondere davanti al TAR in base a una precisa segnalazione della Fondazione. Tra l'altro, è emerso che su 98 capoluoghi di provincia italiani, proprio Firenze è risultato quello con la pressione sanzionatoria sulla popolazione più elevata nel 2008, e al 2° posto dopo Rovigo nel 2009. Insomma il capoluogo toscano ha dimostrato di usare il pugno di ferro con gli automobilisti, ma quando c'è da parlare di quanto incassa, silenzio assoluto. In alcuni casi, però, i dati rilasciati si riferiscono a 13 città, perché Bari non ha fornito informazioni analitiche in grado di essere confrontate con quelle inviate dagli altri comuni. E ora, ecco qualche numero, riferito sia alle situazione complessiva, sia alle varie città.

ROMA AFFAMATA, REGGIO MENO – L'amministrazione che più ha incassato dalle multe nel quinquennio considerato è stata quella di Roma, con una media di 270 milioni di euro l'anno. La seconda, a grande distanza, è Milano, con 130,1 milioni, e ultima Reggio Calabria, dove la media annua è risultata di 1,9 miloni. La capitale risulta in testa anche nella poco invidiabile classifica della pressione sanzionatoria più elevata sulle spalle dei cittadini, con una media di 101 euro pro-capite. Alle sue spalle Milano, con 100 euro. Fanalino di coda ancora Reggio Calabria, con appena 10 euro. Se si considera l'incremento percentuale del gettito delle multe, però, in testa c'è Venezia, che in cinque anni l'ha visto schizzare di oltre il 140%, mentre a Palermo il valore è negativo: gli incassi registrano un -28%.

INVESTIMENTI SOTTO I MINIMI DI LEGGE – Vediamo ora che cosa ha appurato l'indagine della Fondazione Luigi Guccione sotto l'aspetto del rapporto tra denaro incassato dalle sanzioni e investimenti minimi previsti dalla legge. Per quanto riguarda il comparto del miglioramento della segnaletica (Il Codice prevede che almeno il 12,5% dei proventi delle sanzioni sia reinvestito qui), le 13 città che hanno fornito i dati permettono di dipingere un quadro sconfortante: il valore medio dei cinque anni è risultato di appena il 7,3%, con poco più di 173,3 miliodi di euro investiti. Tra le città, brillano Milano e Reggio Calabria con, rispettivamente, il 55,2% e il 46,4%. In fondo alla classifica ci sono Genova con un rotondo 0% e Bologna con un misero 1,5%. Attenzione, però: non è chiaro quale fosse la situazione di partenza della segnaletica nelle rispettive città, né quanto questa avesse bisogno di essere migliorata. Quindi, i valori riportati non indicano necessariamente che chi ha investito di più abbia oggi una segnaletica migliore di chi ha lesinato i fondi. Un altro 12,5% dovrebbe andare alle polizie locali per il miglioramento e l'incremento dei dispositivi di controllo (tutor e autovelox e così via) e rilevamento delle infrazioni, ma anche qui la legge non viene rispettata: il valore medio delle 13 città non ha superato il 9,3%. Vi hanno investito di più Venezia (31,9%), Reggio Calabria (28%) e Messina (23,3%), mentre è ultima Torino con l'1%, con Trieste al 2,9%. In questo settore, nel quinquennio sono stati investiti 221,2 milioni di euro. Il capitolo “manutenzione delle strade, sicurezza degli utenti deboli e educazione stradale”, infine, che prevede una percentuale d'investimento del 25% dei proventi sanzionatori, va invece molto meglio: le 13 città vi hanno riversato oltre 883,2 milioni di euro, cioè il 34,9%, molto più del minimo di legge. Trieste è campionessa con l'85,1%, seguita da Bologna (80%) e da Palermo con il 59,7%. Poco sensibili Reggio Calabria (nessun investimento), Messina (3,4%) e Venezia (5,8%).

LE VITTIME – L'indagine ha fornito anche qualche dato (infausto) sul tasso di mortalità per incidenti stradali (numero di vittime ogni 100 mila abitanti) nelle città sotto esame. La ricerca della Fondazione ha ragionato in termini di incrementi percentuali del tasso nel quinquennio considerato. Il dato medio delle 15 città (ci sono anche quelli di Firenze e Bari) è purtroppo in salita e sfiora il 5,5% con il picco a Catania (un incremento di quasi l'8%) e il valore più basso a Bari (poco più del 3%). La città che in cinque anni ha registrato più vittime è Roma (1.002) seguita (anche qui, la distanza è abissale) da Milano con 373 e da Napoli con 230. Ultima sempre Reggio Calabria con 39, mentre Cagliari ne ha registrate 61.

CONCLUSIONI E RIFLESSIONI – L'indagine ha messo a fuoco numerosi aspetti importanti sui quali c'è da riflettere e che vanno migliorati. Innanzitutto, né i comuni, né il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si adoperano per fornire una dettagliata e sistematica rendicontazione di quanto viene incassato per le multe e di quanto viene reinvestito per migliorare la sicurezza stradale, e ciò avviene anche se la legge (che in questo caso è il Codice della Strada) imponga precisi obblighi. I dati presentati durante l'incontro di Roma, infatti, sono stati ottenuti mediante un'istanza di accesso inoltrata lo scorso ottobre dalla Fondazione a ciascuno dei 15 comuni presi in esame, dei quali Firenze ha ignorato la richiesta e Bari ha fornito dati parziali. L'esame dei dati, peraltro ottenuti non senza fatica, ha rivelato l'esistenza di metodi di rendicontazione sensibilmente differenti da una città all'altra, una realtà che rende difficile comprendere come vengono spesi i fondi, che talvolta non godono di una rendicontazione analitica che tenga conto di tutte le voci di spesa, ma solo della comunicazione delle somme totali investite. Inoltre, tenendo conto che il Codice della Strada impone che almeno il 50% dei fondi incassati dalle multe sia investito in sicurezza stradale, è stato evidenziato che i comuni non rispettano affatto in modo uniforme la ripartizione delle somme per i vari capitoli di spesa, anch'essa stabilita per legge. Infine, è stato sottolineato che gli investimenti di alcuni comuni (non tutti) per la sicurezza stradale non hanno effetti significativi sulla diminuzione di vittime e feriti causati dagli incidenti, né sui costi sociali relativi. Insomma, l'incontro di Roma ha rivelato che in fatto di sicurezza stradale in Italia si spende poco, si spende male e, soprattutto, non c'è trasparenza su quanto e come si spende, né esistono metodi di valutazione univoci sul rapporto costi/benefici delle somme investite. Un vero caos.

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