Multe, colpo di spugna della Corte Costituzionale: «Illegittime se manca il nome del funzionario»

ROMA (4 gennaio) - Per le "multe pazze" e non solo per le multe si prospetta un cataclisma. Centinaia di migliaia di cartelle esattoriali nate dalle contravvenzioni potranno essere dichiarate...

7 Gennaio 2008 - 09:01

ROMA (4 gennaio) – Per le “multe pazze” e non solo per le multe si prospetta un cataclisma. Centinaia di migliaia di cartelle esattoriali nate dalle contravvenzioni potranno essere dichiarate illegittime dai Giudici di Pace «perché non indicano chiaramente, con nome e cognome, chi è il responsabile del procedimento di riscossione». Cioè il funzionario che lo segue. Il terremoto nasce non dal “colpo di sole” di un azzeccagarbugli ma da un'ordinanza della Corte Costituzionale: la numero 377 del 9 novembre scorso, presidente Franco Bile, relatore Sabino Cassese. Solo ora se ne comincia a percepire l'esplosività. Ma le parole dei giudici supremi sono inequivocabili: «…l'obbligo di indicare il responsabile, lungi dall'essere un inutile adempimento, ha lo scopo di assicurare il diritto alla difesa e la trasparenza della attività amministrativa».

L'ordinanza consultabile su internet via Google prospetta un'arma quasi invincibile contro le “multe pazze”. Resta sempre valido un principio: se tutto è in regola, non resta che pagare. Ma ora i cittadini che riceveranno una Cartella Esattoriale senza i requisiti prescritti dalla Corte potranno fare ricorso con un'enorme possibilità di vederlo accolto: le sentenze dei supremi giudici italiani hanno di fatto valore di legge. Il discorso vale, potenzialmente, anche per milioni di vecchie Cartelle. Può darsi che ne siano nati, nel frattempo, procedimenti esecutivi, ipoteche e Fermi Auto. Se era illegittimo il documento da cui tutto ha avuto origine, è chiaro che il cittadino, con la cosiddetta opposizione all'esecuzione, ha la possibilità di contestare la richiesta di denaro.

Alcune associazioni di consumatori, di fronte alla portata (potenzialmente enorme) dell'ordinanza, stanno valutando la possibilità di una causa collettiva (la cosiddetta class action propugnata dall'ultima Finanziaria) per far annullare milioni di cartelle e quindi di multe. L'amministrazione, ovviamente, non starà a guardare. Ci sono in gioco crediti per centinaia di milioni di euro a favore delle varie amministrazioni dello Stato. La sentenza dei supremi giudici, valida per tutto il Paese, non si occupa specificamente di multe. I principi vengono “dettati” per tutte le Cartelle e nelle Cartelle può esserci qualunque cosa: tasse sul reddito, Ici, Tari, contributi evasi: le sanzioni al Codice della Strada, in fondo, sono una parte minore del totale.

L'onda sismica che potrebbe estirpare alla radice il caos delle “multe pazze” parte nientepopodimeno che dal Veneto. Un cittadino di Chiampo, Giuseppe Faedc, ricevuta una Cartella senza il nome del responsabile del procedimento, si è rivolto alla Commissione Tributaria Regionale di Venezia. Il suo avvocato ha ricordato, in udienza, che la Legge N. 212 del 2000, lo Statuto dei Diritti del Contribuente, imponeva (articolo 7, comma 2) l'indicazione. Nome e cognome, insomma: la sola dicitura Gerit, per stare all'esempio di Roma, non basta. L'ente che aveva emesso la Cartella, il Comune di Chiampo, ha prospettato una ipotetica questione di legittimità costituzionale della norma e i giudici di Venezia hanno interpellato la Corte Costituzionale.

Volevano un parere supremo, insomma, e la Corte l'”oracolo” del nostro sistema giuridico lo ha emesso. «La questione di legittimità costituzionale hanno concluso i giudici è manifestamente infondata». «Ogni provvedimento amministrativo si legge nell'ordinanza richiede atti di notificazione e di pubblicità… L'obbligo di indicare il responsabile ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa, la piena informazione del cittadino e la garanzia della difesa, che sono altrettanti aspetti del principio di imparzialità della pubblica amministrazione predicato dall'articolo 97 della Costituzione».

La decisione, adottata nel Palazzo della Consulta, davanti al Quirinale, è del 5 novembre. L'ordinanza è stata depositata quattro giorni dopo. La pubblicazione integrale è di pochi giorni fa. Da quel momento stuoli di avvocati sono al lavoro. Tanti cittadini tartassati dalle “multe pazze” intravedono a prescindere dagli altri motivi di ricorso la possibilità di vincere la loro battaglia. I legali delle amministrazioni, a cominciare da quelli del Comune di Roma, affilano le armi. Il Campidoglio rischia di veder svanire centinaia di milioni di euro. Ci vorrà “fantasia” giuridica per disinnescare la bomba dei giudici supremi.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=16366&sez=HOME_INITALIA

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