Multe, capo Polizia locale intascava i soldi

Il Comandante della Polizia locale di Parona (Pavia) multava gli automobilisti che fermava. Ma poi intascava il denaro

27 novembre 2013 - 8:00

L'accusa è chiara: Maurizio De Padova, 52 anni, capo della Polizia locale di Parona (Comune a due passi da Vigevano, in provincia di Pavia) intascava i soldi delle multe. Per questo motivo, è stato arrestato, dopo essere stato colto in flagranza giovedì a mezzogiorno dai Carabinieri di Vigevano. Si era fatto dare 80 euro in contanti da un camionista olandese senza cintura di sicurezza allacciata, per poi appropriarsi, a quanto pare, dei soldi.

BEN 10.000 EURO IN AUTO – All'interno della sua auto privata, sono stati trovati circa 100 verbali regolari per un importo totale di 10.000 euro non versati all'ufficio di Polizia locale, oltre a vari verbali falsificati in bianco simili a quello utilizzato nell'episodio della multa al camionista olandese: inevitabile per lui l'accusa di concussione. E non basta, perché alcuni testimoni avrebbero riferito di avere dato soldi a De Padova affinché non redigesse un verbale.

PER IL MUTUO DELLA FIGLIA – Il Comandante della Polizia locale di Parona era tenuto d'occhio da un po': i Carabinieri si erano insospettiti perché De Padova fermava spesso auto e camion in zone di scarso passaggio, una procedura inconsueta. Anche in condizioni meteorologiche avverse, effettuava continui posti di blocco fermando ripetutamente gli automobilisti senza apparente motivo: una truffa bell'e buona per sottrarre soldi all'amministrazione comunale. A incastrare De Padova, è stata la telecamera di sicurezza sistemata sull'auto di servizio, una sorta di scatola nera dell'attività svolta; in più, ci sono state le successive conferme di quanto avvenuto da parte di alcuni automobilisti multati. L'uomo avrebbe ammesso tutto, spiegando di avere preso il denaro per pagare il mutuo della cucina della figlia, da poco sposatasi. Occhio però: adesso, le indagini proseguono per capire da quanto tempo quest'attività illecita proseguiva, e per accertare l'entità del bottino accumulato dal solerte e iperattivo comandante.

UN'IMMAGINE DA TUTELARE – A parte il caso di Parona, va ricordato che sono in ballo anche altri procedimenti ben più pesanti: citiamo, a titolo di esempio, Milano, dove si deve appurare se gli agenti vendessero falsi permessi per invalidi, e Segrate (Milano) dove c'è un processo lungo e complicato da cui dovrà emergere se c'era una banda che taroccava i semafori. Sempre a Milano, 13 dipendenti della Polizia municipale fra i 36 indagati per i quali viene chiesto il rinvio a giudizio. Per fare scomparire dal cervellone della Polizia le tracce di due verbali da 38 euro per divieto di sosta, due commissari aggiunti – anziché pretendere una vera e propria mazzetta – si sono “limitati” a chiedere una cena gratuita (per sé e famiglia) per il giorno di Pasqua del marzo del 2010, all'hotel Michelangelo. Perché in quest'albergo? Perché lì vi lavoravano i due irregolari della sosta. Oltre ai danni eventuali per i singoli Comuni, casi come questi danneggiano l'immagine dell'agente di Polizia locale, che invece (al di là di qualche mela marcia) svolge in modo corretto e rispettoso il proprio lavoro.

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