Multe, ammissibile l'opposizione al verbale che costa all'automobilista ben sei punti patente

Tale impugnazione ha natura di rimedio generale esperibile contro tutte le sanzioni: escluderla per la decurtazione contrasterebbe con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, intaccando il sistema...

12 Novembre 2009 - 05:11

Tale impugnazione ha natura di rimedio generale esperibile contro tutte le sanzioni: escluderla per la decurtazione contrasterebbe con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, intaccando il sistema sanzionatorio del codice della strada

Chi passa con il rosso paga la multa, d'accordo. Ma contro la sanzione accessoria, che è costata all'automobilista ben sei punti patente, è ammessa l'opposizione. Questa impugnazione, infatti, ha natura di rimedio generale esperibile contro tutti i provvedimenti sanzionatori. Lo precisano le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 22235/09 (qui leggibile come documento correlato).
Il caso. Bocciato, contro le conclusioni del Pm, il ricorso di un uomo che impugnava il “no” all'opposizione proposta contro la sanzione irrogata dalla Polizia municipale, nella parte in cui vi era indicata come conseguenza dell'infrazione la decurtazione di sei punti dalla patente di guida.
Orientamento. Il taglio dei punti sulla patente – ricorda il massimo consesso nomofilattico – ha natura di sanzione amministrativa accessoria ed è pertanto soggetto al mezzo di impugnazione dell'opposizione in sede giurisdizionale, che nel sistema sanzionatorio del codice della strada ha carattere generale. Perciò l'esclusione della sua esperibilità in caso di sottrazione dei punti patente sarebbe priva di ogni ragionevole giustificazione e non compatibile con i principi sanciti dagli articoli 3 e 24 della Costituzione.
Illegittimità. Ancora: la Consulta – ricordano gli “ermellini” – ha “abolito” il taglio dei punti sulla patente, nel caso di mancata individuazione del conducente, per il proprietario del veicolo che non sia anche responsabile dell'infrazione (sentenza 27/2005, nell'arretrato del 25 gennaio 2005, illegittimità costituzionale dell'articolo 126bis Cds). Sbaglia il giudice di pace quando ritiene che anche relativamente alla decurtazione il verbale vada convalidato menzionando una circolare del ministero dell'Interno che, invece, aveva riconosciuto l'estensione degli effetti della sentenza dei giudici delle leggi a tutte le procedure in corso. Estensione derivante, peraltro, dal disposto dell'articolo 136 della nostra Carta fondamentale, che impedisce di applicare norme dichiarate costituzionalmente illegittime.

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