Multa per il cellulare in auto? Inutile dire che eri fermo in coda

Multa per il cellulare in auto? Inutile dire che eri fermo in coda La Cassazione ribadisce: ciò che i Pubblici Ufficiali dichiarano di aver visto non è oggetto di contestazione

La Cassazione ribadisce: ciò che i Pubblici Ufficiali dichiarano di aver visto non è oggetto di contestazione, se non con la querela di falso

6 Marzo 2012 - 10:03

I Giudici di Legittimità, con la sentenza della sesta sezione civile, n.3336, del 2 marzo 2012, smentiscono Tribunale e Corte d'Appello di Firenze, che avevano dato ragione a un automobilista multato per aver guidato parlando al cellulare. Quest'ultimo aveva dichiarato di aver parlato al cellulare mentre si trovava fermo in coda a causa di un tamponamento multiplo, ed era riuscito a provarlo nei primi due gradi di giudizio. I Giudici di Piazza Cavour riprendono però una nota sentenza a Sezioni Unite del 2009 (Cass. SS.UU. 17355/09) per confermare che ogni dichiarazione di pubblico ufficiale basata sulla sua diretta percezione non può essere contestata normalmente ma solo attraverso la rigorosa procedura di querela di falso.

VINCE PRIMI DUE GRADI DI GIUDIZIO – A confermare, se ce ne fosse bisogno, la tenacia dei trasgressori di fronte alle contestazioni che (forse) si ritengono ingiuste, nonché la grinta delle prefetture che non si arrendono di fronte alle sconfitte, abbiamo qui una battaglia che si snoda per ben tre gradi di giudizio. Il verbalizzato impugna la contravvenzione per aver parlato al cellulare mentre era alla guida, asserendo che al momento dell'utilizzo del telefonino si trovava fermo in coda. E vince. La prefettura impugna, e perde anche in secondo grado. In Cassazione però il trasgressore capitola: i verbali dei pubblici ufficiali sono dotati di una particolare forza probatoria, e per superarli bisogna proporre una rischiosa querela di falso (instaurare un procedimento indipendente per contestare l'autenticità del verbale o smentire quanto asserito dal pubblico ufficiale, con rischio di rigetto della richiesta e condanna alle spese).

CIO' CHE L'AGENTE VEDE, NON SI PUO' CONTESTARE – La difesa dell'automobilista si era giocata tutta sul fatto che il contenuto di un verbale della pubblica autorità avrebbe la forza dell'attestazione di pubblico ufficiale (come tale valido salvo querela di falso) solo per quelle parti che non implichino giudizi soggettivi, basati su percezioni sensoriali del tutto fallibili. Questa impostazione, non nuova in dottrina e giurisprudenza, aveva convinto sia il Giudice di Pace, che il Tribunale, ma non l'ha spuntata davanti agli Ermellini. In effetti la Corte di Cassazione aveva già chiarito, nella sua formazione più autorevole, a Sezioni Unite, che: “nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione relativa al pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza di pubblico ufficiale” (Cass. SS.UU. 17355 del 2009).
Per quelle circostanze che il verbalizzante dice di aver visto, ci vuole la querela di falso. Un grosso problema per il cittadino in buona fede.

di Antonio Benevento

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