Motociclista impenna e muore in uno scontro: e' omicidio colposo

Motociclista impenna e muore in uno scontro: e' omicidio colposo Condannato chi

Condannato chi, svoltando a sinistra, travolse e uccise un motociclista imprudente: non basta il concorso di colpa per escludere l'omicidio colposo

27 Settembre 2012 - 05:09

La Corte di Cassazione, sez. IV penale, con la sentenza n.33614 del 3 settembre 2012, rigetta il ricorso di un automobilista che ha tentato fino all'ultimo di evitare la condanna per omicidio colposo, già pronunciata dalla Corte d'Appello di Lecce, in riforma del verdetto di Assoluzione del Tribunale di Brindisi. L'automobilista non aveva dato la precedenza, svoltando a sinistra, il motociclista, che andava troppo forte, aveva impennato poco prima dell'incrocio e forse non indossava il casco, era stato ritenuto corresponsabile dell'incidente, dove purtroppo aveva perso la vita. Per quanto l'esito tragico fosse il risultato di mancanze di entrambi, la Cassazione non può fare a meno di confermare il Giudizio della Corte d'Appello: chi non dà la precedenza, non può andare esente da colpa, e quindi, se c'è il morto, è colpevole di omicidio colposo, ex art. 589, co I e II, c.p..

UNA DOPPIA IMPRUDENZA – La ricostruzione dei fatti, peraltro non sindacabile nel merito in sede di legittimità, viene comunque riconosciuta dagli Ermellini, che ripercorrono l'episodio sottolineando tutti gli aspetti principali. Un automobilista svolta a sinistra tagliando di sbieco la carreggiata opposta, non avvedendosi dell'arrivo di un motociclista, che a una velocità eccessiva (in realtà non troppo, 60 km/h) e dopo aver impennato, impegnava l'incrocio favorito dalla precedenza senza poter evitare l'impatto con l'auto, e decedendo nell'urto. Il casco, rinvenuto a molta distanza dal punto d'impatto, non è provato che fosse regolarmente indossato. La tesi difensiva dell'automobilista ha poggiato sull'eccesso di velocità del motociclista, sulla guida imprudente e sulla mancata adozione della protezione del casco ad impedire le conseguenze letali dell'evento. Il Tribunale accoglie queste tesi, ma in secondo grado e in Cassazione l'automobilista viene riconosciuto colpevole di omicidio colposo.

PER L'OMICIDIO COLPOSO BASTA IL CONCORSO DI COLPA – Per poter evitare la condanna per omicidio colposo l'automobilista avrebbe dovuto dimostrare di non aver avuto alcuna responsabilità nell'incidente. Ovvero che la condotta dell'altro conducente era stata talmente imprudente da aver cagionato da sola l'evento. In verità la colpa del motociclista che pure aveva impegnato l'incrocio con diritto di precedenza, è stata ampiamente riconosciuta, sino a ritenere quello responsabile al 50% dell'incidente. Tuttavia, se questo cambia di molto le cose nella determinazione degli aspetti civili e risarcitori dell'incidente, poco incide sugli aspetti penali, dove se la colpa di un conducente è connessa al decesso di un altro utente della strada, non può che scaturire la condanna per omicidio colposo, a prescindere dalle concorrenti colpe altrui.

LA “PRECEDENZA DI FATTO” NON ESONERA DA COLPE – Per evitare la condanna, la difesa dell'automobilista fa ricorso al famoso concetto della c.d. “precedenza di fatto”, che tanto piace a tutti gli automobilisti che, onerati dal dare precedenza, non riescono a liberare l'incrocio in tempo. Secondo un'opinione incredibilmente diffusa infatti, se in un incrocio con il dare precedenza l'onerato dall'obbligo impegna per primo l'incrocio, è colpa di chi sopraggiunge se si verifica l'impatto. In realtà non è assolutamente così, la giurisprudenza ha più volte chiarito che la precedenza di fatto, che consisterebbe in quelle situazioni in cui un conducente sfavorito dall'obbligo di precedenza impegna per primo l'incrocio, valutando che le circostanze del traffico gli consentono di transitare senza turbare la marcia altrui, non può comportare un'inversione dell'ordine di precedenza. Di solito, se si verifica un incidente, la colpa ricade su chi aveva valutato male la situazione di traffico e aveva la precedenza da rispettare. E comunque, anche se ha una qualche ragione, come in questo caso, difficilmente l'onerato da precedenza può liberarsi totalmente di una colpa concorrente, che in caso di morte dell'altro conducente, porta alla condanna per omicidio colposo.

di Antonio Benevento

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