Morì annegato in un canale: niente guardrail, ma gestore assolto!

Morì annegato in un canale: niente guardrail, ma gestore assolto! Discutibile sentenza della Cassazione su un caso molto controverso

Discutibile sentenza della Cassazione su un caso molto controverso

11 Marzo 2014 - 08:03

Le variabili in gioco sono numerose, ma in estrema sintesi la Cassazione ha così deciso: pur in assenza di un guardrail, il gestore della strada non è responsabile per la morte di un automobilista, uscito di strada e annegato in un canale (sentenza 2692/2014) senza barriera di protezione. Il 9 settembre 2005, sulla strada provinciale che collega la via Copparo con l'abitato di Baura, l'incidente costò la vita al 22enne Marco Coletta. Il Tribunale di Ferrara, la Corte d'Appello di Bologna e ora la Corte di Cassazione hanno stabilito che la Provincia, in quanto ente proprietario della strada, non è responsabile per la morte del ragazzo nonostante sul luogo del sinistro mortale mancassero le normali misure di sicurezza, come 16 metri di guardrail, necessarie per evitare che l'auto uscisse di strada e finisse nel canale.

MOLTE POLEMICHE – Secondo la Cassazione (che ha emesso una sentenza articolata e complessa), la responsabilità del sinistro è solo di Marco, per guida non abbastanza prudente in relazione al tipo di strada. Per mostrare la contraddittoria sentenza espressa dalla sesta Sezione Civile della Cassazione che riconferma per la terza volta la condanna ai genitori di Marco al pagamento di tutte le spese legali e di giudizio a favore della controparte (Provincia), è stata indetta una conferenza a Copparo dal Comitato per la Sicurezza Stradale “Fernando Paglierini”, da sempre vicino alla causa. All'incontro hanno preso parte famigliari e amici della vittima, avvocati di parte, rappresentanti del comitato e delle associazioni di volontariato per la Prevenzione e la Sicurezza stradale attive in Italia, quali Pu.ri. e Aifvs di Rimini, Alla Conquista della Vita di Nardò e associazione Motociclisti Incolumi di Chianciano Terme.

UN PARALLELO INTERESSANTE – “Il gestore del territorio è responsabile nel caso di danni derivati dalla fauna selvatica e non di incidenti derivati dalla mancanza di dispositivi di sicurezza?” si chiede il presidente del comitato Paglierini Luigi Ciannilli, riferendosi alla terza sezione civile della Cassazione del 2010 secondo cui il risarcimento per gli automobilisti che compromettono il proprio veicolo investendo un animale selvatico è a carico di chi gestisce il territorio. “Tutto questo è vergognoso – si risponde da solo -. La famiglia, oltre a non aver avuto giustizia, è stata condannata a pagare tutte le spese legali che ammontano, per quanto riguarda la Cassazione, a 4mila e 400 euro. È come se avessero ammazzato Marco quattro volte”. E stando alla logica della Corte d'appello, denuncia il comitato, se Marco non fosse morto per annegamento, sarebbe forse deceduto andando a sbattere contro il guardrail. Perché – si chiede il comitato – è stato posizionato il guardrail subito dopo la morte di Marco se tutto dipendeva dal comportamento di guida del ragazzo, addirittura al di sotto dei limiti di velocità consentiti sull'arteria? La giustizia dovrebbe guardare a 360°, coinvolgendo anche chi ha omesso di proteggere la zona. Certo, poi si apre un'altra questione: le regole che impongono la messa in sicurezza della strada non sono molto precise, e quindi sono soggette a diverse interpretazioni. Va comunque detto che ci sono precedenti di diverso genere. A volte, la Cassazione condanna i gestori della strada per inadempienze di diverso genere; altre volte, i gestori vengono assolti.

Commenta con la tua opinione

X