Milano – Patente, già bruciati due milioni di punti

Ma solo il 3% dei milanesi torna a scuola per recuperarli.

4 ottobre 2010 - 17:00

Ma solo il 3% dei milanesi torna a scuola per recuperarli.

Sempre più indisciplinati. Passano col rosso, guidano ubriachi o al telefono. I limiti di velocità sono un optional. E il tassametro della patente a punti corre all'indietro: nel 2009, a Milano ne sono stati bruciati più di due milioni. Difficile calcolare quanti siano stati persi da automobilisti residenti in città e quanti dai pendolari provenienti dall'hinterland: l'unico dato certo è che la metropoli è assediata giornalmente da una media di dodici milioni di veicoli. E che le quasi quattrocento autoscuole autorizzate sfornano ogni anno 215mila neopatentati. Tanti quanti l'intera Svizzera.

Le infrazioni si sprecano, e in pochi conservano a lungo i venti punti della patente. Peccato che la maggior parte dei conducenti si guardi bene dal recuperarli: su 2,27 milioni se ne riacquistano appena 68mila. Una percentuale del 3%, in linea peraltro con il resto del territorio nazionale. Lo scarso appeal dei corsi di recupero va di pari passo con la legge. Basta fare un esempio: prima del 2005, cioè due anni dopo l'introduzione della patente a punti, chi fosse caduto (senza essere sanzionato immediatamente) in una delle infrazioni che comportano una riduzione aveva sessanta giorni per comunicare l'identità del conducente, che ovviamente può essere diversa da quella del proprietario del veicolo; in caso contrario, i punti sarebbero stati scalati all'intestatario.

Poi, una sentenza della Corte Costituzionale ha bollato come illegittimo questo modus operandi. E allora, cambio di rotta: sempre due mesi di tempo per farsi vivi, poi multa al proprietario, non più punti tolti. «Questo incentiva molti a pagare la sanzione piuttosto che frequentare i corsi» chiosa Vincenzo Scotto di Carlo, segretario provinciale di Unasca, che sta per Unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistica. Gli altri scelgono solo di non recuperare. E le lezioni sono in crollo: nel 2006 si erano tenuti 850 corsi, nei primi otto mesi del 2010 siamo ancora a 390.

 

«La stragrande maggioranza dei multati preferisce versare la sanzione amministrativa ed evitare di passare qualche ora sul codice della strada». Nonostante le contravvenzioni siano molto più salate: si va da 263 a 1.050 euro. Per dodici ore in autoscuola bastano 150 euro, però costa tempo e impegno: le nuove norme, entrate in vigore quest'estate, prevedono un esame finale con quiz sulla conoscenza della segnaletica e sulle norme relative alle infrazioni di ogni singolo conducente. In sei anni, ne sono passati quasi diecimila in autoscuola per riprendersi quello che il T-red o un ghisa hanno tolto in pochi istanti. Si perdono punti per guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti o per violazione dei limiti di velocità. «C'è stato un preoccupante calo di attenzione su alcune tipologie di infrazioni – continua Scotto -. Nessuno multa più quelli che parlano al cellulare o chi non utilizza la cintura».

Non parliamo poi dei seggiolini per i minori: in pochi li montano in macchina, eppure sarebbero obbligatori fino ai 14 anni, salvo che l'adolescente non abbia un'altezza tale da farsi passare la cintura sulla clavicola. «In Italia i bambini perdono la vita negli incidenti, ma nessuno si occupa di questo». Il giro di vite è arrivato due mesi fa, con il nuovo codice. La patente a punti è citata all'articolo 126 bis, modificato in più parti: innanzitutto, a febbraio sarà pubblicato un decreto che stabilirà le nuove modalità d'esame per tornare a 20 punti. E ancora, con tre decurtazioni da 5 in un anno, il punteggio totale verrà automaticamente azzerato, con revisione della patente. Tolleranza zero per i neopatentati, ma anche un incentivo a rispettare le regole: un punto in più per ogni anno solare trascorso senza violare la legge. Vedremo se la severità porterà una riduzione delle infrazioni. Quantomeno, potrebbe incrementare il numero dei conducenti pentiti, disposti a passare una sera a studiare i divieti di sosta piuttosto che davanti alla tv.

fonte – ilgiorno.it

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