Milano: mistero sulla donna investita dal bus

L'autista di un bus Atm è indagato per l'investimento nel quale, lunedì pomeriggio a San Donato Milanese, è stata uccisa una donna

7 novembre 2013 - 6:00

Il fatto terribile risale a lunedì pomeriggio. A San Donato Milanese, Renata Vago, 65 anni, sposata, mentre attraversa la strada sulle strisce pedonali, viene travolta e uccisa da un veicolo. Per questo, l'autista di un autobus dell'Atm (Azienda trasporti milanesi) è stato fermato e indagato: il mezzo avrebbe investito la donna durante l'orario di servizio (e non mentre rientrava in deposito come si era ipotizzato in un primo momento): il condizionale è d'obbligo, perché sulla vicenda permane il mistero. Come è filtrato da fonti investigative, l'autista non si sarebbe accorto dell'incidente tanto che l'anziana, incastrata nelle ruote posteriori, è stata trascinata per 50 metri.

SOLO I PRIMI RISCONTRI – Secondo gli investigatori, a investire e uccidere una donna che attraversava sulle strisce a San Donato Milanese, lunedì (alle 17.20, col buio e la pioggia), potrebbe essere stato un autista dell'Atm, l'azienda di trasporti milanese: è quanto emerge da quelli che sono solo i primi riscontri degli investigatori della Polizia locale, il cui lavoro è adesso molto delicato. Non ci sono testimoni diretti, niente telecamere, nessuno ha visto né sentito nulla. Perdipiù, i soccorritori hanno trovato il corpo della donna decapitato e quasi irriconoscibile per via del trascinamento sull'asfalto lungo decine di metri: la vittima è stata agganciata dal mezzo e trascinata per una cinquantina di metri sull'asfalto, il corpo è stato martoriato. Così, è stato analizzato il transito dei mezzi pesanti (i maggiori indiziati sin dal primo momento) nel tratto di via Emilia che incrocia via Moranti. Se è vero che le telecamere di sorveglianza non hanno ripreso l'incidente, hanno tuttavia fornito utili elementi alla Polizia locale per individuare il bus in questione, che al momento dell'impatto era in servizio e (probabilmente) con circa 20 passeggeri a bordo. In tutto questo, cosa avrebbero sentito le persone a bordo del mezzo pesante? Un sobbalzo, magari scambiato per un dosso: nessuno si è accorto della tragedia. Ma (tutto può essere) forse al momento dell'impatto con il bus, la donna era già cadavere perché investita da un altro mezzo, o magari già ferita in modo grave.

IPOTESI ANGOLO CIECO – La povera signora potrebbe essere finita nell'angolo cieco che si crea quando l'autobus svolta a destra e la visibilità dell'autista è molto ridotta. Un po' come accadde nel caso della morte della 42enne Barbara Papetti, investita nel luglio scorso da un autobus Atm della linea 51 all'altezza del civico 204 di via Padova, all'angolo con via Arici. Il comandante della polizia locale di San Donato, Fabio Allais, ha detto di non avere ancora ascoltato ufficialmente i passeggeri, e che si sta lavorando per ricostruire con esattezza la dinamica. In ogni caso l'autista è stato indagato per omicidio colposo e omissione di soccorso e l'autobus è stato sequestrato dall'autorità giudiziaria.

LA DIFESA DEL DIPENDENTE – Ma l'Atm non ci sta. Ovviamente, sta collaborando attivamente fin da questa notte con le autorità delegate alle indagini al fine di chiarire la vicenda della morte della donna. Attenzione: per l'Atm, il bus posto sotto sequestro è stato lungamente ispezionato dagli inquirenti e non risulta essere stato interessato da urti rilevanti: “Il dipendente che risulta oggetto delle indagini ha una lunga esperienza lavorativa e uno stato di servizio senza ombre. In ogni caso, il dipendente, che è rimasto regolarmente in servizio fino alle ore 21.00, non può essere definito pirata della strada, un epiteto infamante che non merita, soprattutto sulla scorta di quanto fin qui accertato”. L'Atm, oltre a esprimere il proprio cordoglio per la famiglia della signora (e la vicinanza al proprio autista), auspica che al più presto possa essere riconosciuta la esatta dinamica dell'accaduto, “senza che nel frattempo si attribuiscano con troppa leggerezza responsabilità gravissime, che al momento non emergono”.

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