Metà liquidazione in busta paga: un bene per l'auto?

Trasferire subito il 50% del TFR nelle buste paga dei lavoratori e lasciare l'altra metà alle imprese: è un'ipotesi allo studio

25 settembre 2014 - 10:00

Come uscire dalla crisi? Come rilanciare i consumi? Trasferire subito il 50% del TFR nelle buste paga dei lavoratori e lasciare l'altra metà alle imprese: è un'ipotesi allo studio del Governo, come scrive il Sole 24 Ore. Almeno per un anno, più probabilmente per due o tre cominciando dai dipendenti del settore privato. più la stabilizzazione degli 80 euro e la riduzione dell'Irap, e magari un robusto sostegno ai salari percepiti dai lavoratori dipendenti. Metà della quota del TFR “maturando” accantonata mensilmente dal datore di lavoro potrebbe essere erogata direttamente al lavoratore, in unica soluzione annuale, e non più al termine della sua vita lavorativa. La scelta spetterebbe comunque al dipendente.

SECONDA IPOTESI – Non finisce qui. Il dossier su cui si starebbe lavorando per la messa a punto della legge di stabilità, che il Governo punta a varare il prossimo 10 ottobre, prevederebbe anche la possibilità per le imprese di mantenere una fetta pari al 50% delle liquidazioni. Ma il nodo delle compensazioni alle aziende non sarebbe stato ancora sciolto. Sul tappeto ci sarebbero anche alcune opzioni alternative. Tra le quali la possibilità di mantenere il meccanismo fiscale agevolato attualmente previsto per il trasferimento del TFR ai fondi pensione. Per evitare problemi di liquidità non sarebbe poi esclusa a priori la possibilità di prevedere un accesso al credito agevolato per il flusso di TFR da trasferire in busta paga o, in alternativa, un dispositivo ad hoc con il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti.

UTILE PER IL SETTORE AUTO? – In assenza di incentivi, con un mercato auto che in Italia è in costante affanno da anni (qualche boccata d'ossigeno arriva dalle società di noleggio, ma le famiglie tendono a rimandare l'acquisto della macchina nuova a tempi migliori), forse trasferire subito il 50% del TFR nelle buste paga potrebbe dare un minimo di slancio. Allo stesso tempo lo Stato potrebbe recuperare maggiori risorse con l'aumento dei consumi a cui sarebbero legati maggiori incassi dell'Iva. E le stesse maggiori entrate Iva potrebbero andare a compensare eventuali perdite di gettito. L'ipotesi allo studio dei tecnici del Governo Renzi non è una novità assoluta. A proporla negli ultimi anni, seppure in forme diverse, sono stati l'ex ministro dell'Economia nel Governo Berlusconi, Giulio Tremonti, la Lega Nord nel 2011 e nel marzo scorso, direttamente al premier Matteo Renzi, il leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini. Anche Corrado Passera ha inserito nel programma del movimento Italia Unica il trasferimento del Tfr maturando direttamente in busta paga. Il Sole ricorda che a intervenire sulle liquidazioni dei lavoratori è stato nel 2007 l'allora esecutivo Prodi, con il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, consentendo ai dipendenti privati delle imprese con più di 50 dipendenti di destinare, tutto o in parte, il Tfr ai fondi di previdenza complementare. Una manovra per sostenere il secondo pilastro della previdenza e, allo stesso tempo, anche l'Inps. Infatti la parte di Tfr lasciata nelle aziende ora viene accantonata dal datore di lavoro in un fondo del Tesoro gestito direttamente dall'Istituto nazionale di previdenza. Diversa la disciplina per le imprese fino a 50 dipendenti che trattengono integralmente il Tfr dei lavoratori e che oggi rappresenta una preziosa fonte di finanziamento per la loro attività. Ovviamente, andrà anche valutato come gli italiani userebbero il TFR: lo lasceranno nel cassetto? Lo useranno davvero per spendere in beni di consumo, oppure lo useranno per saldare qualche pendenza arretrata? I problemi da analizzare sono numerosi: è un'idea con parecchie incognite.

I DUBBI DELLE AZIENDE – Per il quotidiano milanese, nella maggioranza c'è anche chi, come Raffaello Vignali, responsabile Sviluppo economico del Nuovo Centrodestra, ha precisato che la misura aumenterebbe il reddito disponibile delle famiglie, tra cui anche quelle escluse dal bonus di 80 euro. Ma sarà comunque necessario tutelare le medie aziende sul fronte del TFR utilizzato oggi come forma di finanziamento della propria attività. L'ipotesi di inserire la metà del TFR in busta paga, anche se per un periodo di tempo determinato, crea più di una perplessità nel mondo imprenditoriale: “È una situazione complessa. Bisogna vedere quale drenaggio in termini di liquidità ci sarà sulle imprese”, ha commentato Confindustria. In un momento di scarsità di credito, denunciata dalle aziende, specie le più piccole, un intervento del genere rischierebbe di prosciugare ancora di più le risorse a disposizione, creerebbe parecchi problemi di liquidità alle imprese, ha ribadito il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci: “Il TFR è considerato un debito in bilancio, ma di fatto è liquidità a disposizione. In un momento come questo, un intervento del genere toglierebbe una fonte di finanziamento alle imprese”. Quindi “è un intervento che va valutato in tutti i suoi aspetti”, ha aggiunto la Panucci. Dal Senato, c'è l'ok di Mauro Maria Marino (PD), presidente della commissione Finanze: “Se non mettiamo in moto il meccanismo della crescita anche con proposte innovative e un po' radicali non riusciremo a dare quello scossone necessario per rilanciare la domanda interna”.

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