Mercato europeo dell'auto: crollo del 5% nel 2012

Quest'anno, il mercato europeo dell'auto perderà almeno il 5% sull'anno scorso: lo prevede Standard & Poor's

3 aprile 2012 - 8:30

Dall'agenzia di rating internazionale Standard & Poor's arriva una previsione nera: il mercato europeo dell'auto perderà almeno il 5% sul 2011. Con l'Italia che – come si evince anche dai drammatici dati di marzo – contribuirà non poco alla pesante flessione.

FRA IERI E DOMANI – Nel 2011, degli otto Costruttori basati in Europa, tre (Fiat, Aston Martin e Peugeot) hanno registrato risultati sotto le attese di Standard & Poor's, mentre gli altri cinque (BMW, Daimler, Jaguar Land Rover e Volkswagen) sono andati meglio del previsto. Ora, dicono gli analisti dell'agenzia, “pensiamo che, in linea con le previsioni di crescita del mercato mondiale dell'auto, le Case europee continueranno a viaggiare a velocità diverse, come confermato dai risultati preliminari di vendita delle società e dal calo del mercato dell'auto europeo nel primo bimestre di quest'anno”. Nel 2012, le vendite di auto in Italia, sostiene l'agenzia di rating internazionale, dovrebbero registrare un calo del 5%. Mentre in Spagna. In Francia e in Gran Bretagna il calo dovrebbe essere del 7%. In Germania solo del 2%.

PIANO DI RILANCIO – La Commissione europea corre ai ripari, e ha intenzione di intervenire, come ha anticipato il commissario all'Industria Antonio Tajani: il 6 giugno, si terrà un incontro all'interno del gruppo “Car 21” con rappresentanti delle Case automobilistiche, delle istituzioni e dei sindacati. Anche se ogni Costruttore la vede un po' diversamente: se per Marchionne (Fiat) occorre esplorare nuovi mercati in Usa, Cina e India per impedire la chiusura delle fabbriche, anziché spingere con gli incentivi, per i tedeschi di Volkswagen il problema è la bassa produttività, mentre il numero uno di Ford Europa, Stephen Odell, spiega che l'Unione europea dovrebbe smetterla di opporsi alla chiusura di stabilimenti.

QUALE SOLUZIONE? – Le posizioni di Francia, Germania e Italia sono diverse, e sarà difficile trovare un accordo; tuttavia, l'Unione europea potrebbe intervenire con un alleggerimento dei costi per mantenere gli impianti nel Vecchio Continente, evitando la delocalizzazione e l'aumento dei disoccupati.

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